frontPer intraprendere cambiamenti radicali ci vogliono idee chiare, un progetto ben definito e, sopratutto quando si è considerati tra le band più influenti dell’intero panorama , ci vuole molto coraggio. Ecco, proprio questo non fa difetto a Mikael Åkerfeldt e agli Opeth, i quali tre anni fa con Heritage avevano impresso una brusca svolta al proprio sound.

Di li bisogna assolutamente ripartire perché, nonostante le dichiarazioni forti e quasi estreme del band leader, pochi credo avrebbero avuto il fegato di rimescolare le carte così in profondità; sarebbe stato molto più semplice (e forse redditizio) continuare a veleggiare sul “placido” mare del prog death metal, raccogliendo meritate lodi, attestazioni, consensi ed un prestigio sempre crescente, ormai divenuto universale. Leggi il seguito di questo post »

frontUna segnalazione, non una vera e propria recensione, un breve commento indirizzato a sottolineare l’uscita del diciassettesimo e nuovo album dei Judas Priest dal titolo Redeemer of Souls

Non potevo fare a meno di evidenziare l’uscita in questione perché comunque la si pensi ci troviamo di fronte ad una delle leggende di tutto l’ heavy metal, ad una delle voci che ne hanno fatto la storia (Rob Halford), ad una serie di album pubblicati (sino a Painkiller) che hanno elevato la band di Birmingham ai vertici del movimento.

Niente e nessuno è eterno a questo mondo, il tempo e gli anni passano, le mode cambiano, le voci perdono potenza, le idee possono diventare ripetitive e venire a mancare di originalità; l’ardore ed il sacro fuoco degli anni ruggenti (e della gioventù) fatalmente si stemperano e dunque si innesca inevitabilmente un processo di declino, lento o rapido a secondo delle circostanze e delle band. Leggi il seguito di questo post »

R.I.P.
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frontSempre più spesso nuove e stimolanti proposte rischiano di svanire nel nulla, sopratutto in Italia (purtroppo) dove a mio parere le nuove realtà faticano terribilmente a farsi conoscere. E’ per questo che voglio spendere qualche parola per i Distorted Harmony, band israeliana dedita ad un prog metal non estremamente innovativo ma, a mio parere, molto efficace e tecnico.

Il quintetto di Tel Aviv ha debuttato due anni fa con l’ottimo Utopia, un lavoro che mostrava notevoli potenzialità e che non era sfuggito all’attenzione dell’attenta stampa inglese; brani corposi come Blue Kono Yume possedevano tutti i requisiti per suscitare interesse.

Dream Theater naturalmente ma pure Meshuggah Periphery le sonorità di riferimento, con alcuni velati accenti fusion; questi gli ingredienti alla base del loro sound e devo dire che questo secondo disco conferma assolutamente quanto di buono offerto con il precedente. Leggi il seguito di questo post »

frontDa sempre gli scozzesi Abel Ganz hanno fatto della particolarità il loro vessillo e, seppure con alterne fortune, hanno mantenuto fedelmente negli anni questa caratteristica.

I loro album (pochi per la verità) non hanno mai raggiunto picchi di popolarità o gradimento stellari ma di certo non si possono definire anonimi: possono piacere o al contrario deludere profondamente però non sono mai stati banali.

La storia stessa della band è piuttosto atipica se si pensa che dal debutto (1984) tra cambi di formazione, scioglimenti e reunion il gruppo di Glasgow ha pubblicato solo sei album, contando anche l’ultimo (eponimo) pubblicato in questi giorni.

Il penultimo capitolo, Shooting Albatross, era uscito già sei anni fa, secondo la tempistica del gruppo e si era rivelato probabilmente il lavoro migliore e più coeso; quattro lunghi brani tra i quali una suite imponente avevano lasciato il segno. Leggi il seguito di questo post »

frontIl ventenne Rindert Lammers (tastiere) e Roy Post (batteria) sono rispettivamente la mente ed il braccio di un giovane e fresco quintetto olandese denominato Minor Giant. On the Road è il titolo del loro primo lavoro, realizzato in patria con la collaborazione dell’ingegnere del suono dei connazionali Knight Area e pubblicato dall’etichetta inglese  Festival Music (F2).

Non a caso vengono citati proprio i Knight Area perché, sopratutto dopo un primo e superficiale  ascolto, possono sembrare il riferimento più credibile; in realtà poi, approfondendo la conoscenza con le sonorità di questo nuovo quintetto, si scopre che non è solo così.

E’ fuori di dubbio siano presenti tensioni sinfoniche, evocative ed appartenenti ad un filone molto preciso, che ha origine in questo caso dal neo prog degli anni ’80 e che trova nuova spinta ed evoluzione in quello degli ultimi venti anni (Spock’s Beard, Transatlantic). Leggi il seguito di questo post »

frontPer illustrare brevemente Sagacity, ventunesimo e nuovo album dei canadesi Saga, potrei tranquillamente ripartire dalla recensione scritta giusto due anni fa per 20/20. Riavvolgendo il nastro dal ritorno del cantante Michael Sadler, la band si preoccupa infatti di consolidare quanto di buono fatto con la precedente uscita, proseguendo su quel cammino.

I contenuti hard rock, pop rock, A.O.R. risultano sempre più fusi a componenti progressive rock così da costruire un sound potente ma con barlumi romantici che credo si possa ormai riferire alla dizione heavy prog. Questa è sempre più la dimensione del gruppo che, probabilmente in contro tendenza, sta offrendo il meglio a carriera oramai ampiamente avviata.

L’avvento definitivo di Mike Thorne alla batteria in luogo di Brian Doerner pare avere conferito nuova energia e freschezza ritmica, una buona dose di carica. Leggi il seguito di questo post »