frontLos Angeles, California, 2007; viene pubblicato l’album di debutto dei Days Between Stations dal titolo omonimo. Si potrebbe pensare ad uno dei tanti e passeggeri nuovi gruppi allo sbaraglio che suonano new prog ed in effetti, almeno da noi passa un pò sotto silenzio.

In realtà il disco non è affatto banale, se mai sin troppo ricco di spunti assemblati un pò alla meglio tra loro ma è fatto sicuramente di sostanza; di certo quel che colpisce maggiormente è la storia un pò raffazzonata dei due protagonisti, Sepand Samzadeh e Oscar Fuentes Bills . 

Il primo, chitarrista e (talvolta) tastierista iraniano trasferitosi successivamente negli Stati Uniti, è un poli strumentista con l’idea di fare musica e mettere su una propria formazione; pubblica un annuncio e si imbatte in Fuentes, pianista e tastierista, con il quale da vita fattivamente al proprio sogno.

Dapprima una collaborazione a distanza con Bruce Soord dei Pineapple Thief, poi, lentamente la maturazione ed il Cd di esordio. Leggi il seguito di questo post »

frontCome in una favola senza fine si materializza dunque per la seconda volta il ritorno dei Renaissance, storica band progressive rock inglese che ha da sempre connotato il proprio sound con vari accenti folk rock. Dunque, dopo il primo come back datato 2001 che aveva prodotto Tuscany, tornano a fare parlare di sé con il loro nuovo album dal titolo italianissimo Grandine Il Vento, inciso negli States ed edito per Symphonic Rock Recordings.

Ripercorrere qui la loro storia sarebbe inutile ripetizione; ricordo solo, a beneficio dei più giovani, che i 4 album prodotti dal  ’72 al ’75 (Prologue, Ashes Are Burning, Turn of the Cards, Scheherazade and Other Stories)  non possono mancare in una seria e completa collezione prog !

Una band da sempre in movimento, che a livello di interpreti ha mutato pelle un’infinità di volte con un alternarsi di musicisti impressionante; tra questi due di loro, la cantante dalla voce celestiale Annie Haslam ed il chitarrista e compositore Michael Dunford, sono ancora qui, presenti quasi dall’ inizio con tutta la loro storia ed esperienza. Leggi il seguito di questo post »

frontSono trascorsi 5 anni dalla burrascosa dipartita di Timo Tolkki dagli Stratovarius ed in verità da allora il velocissimo chitarrista finlandese ha un pò smarrito la bussola. Un album solista, tre con il progetto Revolution Renaissance ed uno a nome dell’ensemble Symfonia purtroppo non hanno lasciato tracce estremamente significative.

In questi casi dunque la migliore cosa è tirare una riga sul passato e cercare di ripartire, magari con entusiasmo e idee più mirate; nasce così dunque il nuovo album a  firma Timo Tolkki’s Avalon, intitolato The Land of New Hope (A Metal Opera); scritto e prodotto dallo stesso Tolkki, viene edito per Frontier Records.

Una vera opera metal, un concept in funzione del quale è stato messo un cast di musicisti e voci di prim’ordine e che, nelle intenzioni del chitarrista, dovrebbe essere il primo tassello (a ritroso) di una trilogia. Leggi il seguito di questo post »

frontUn coagulo di musicisti con estrazioni diverse, provenienti da molteplici esperienze, al cui interno è presente pure un cognome ben noto; questo molto in breve il profilo dei Sound Of Contact, quartetto anglo-americano di chiara matrice new prog qui al debutto ufficiale intitolato Dimensionaut, edito per Inside Out.

Come dicevo in questo lavoro viene messa molta carne al fuoco proprio per i differenti percorsi dei musicisti e l’operazione, così inquadrata, si presta a qualche rischio perchè non è semplice amalgamare input tra loro anche distanti.

Entrando nel dettaglio a presentare la formazione, essa è composta da Simon Collins (figlio di Phil) in veste di cantante e batterista, Dave Kerzner (tastiere e voce), Kelly Nordstrom (chitarra e basso) e Matt Dorsey (basso, chitarra).

E’ interessante notare dunque come i relativi tracciati musicali siano sin qui abbastanza distinti: mentre Collins parte ovviamente dalle orme paterne per poi infatti annoverare collaborazioni recenti con Steve Hackett, Dave Kerzner aggiunge a questo partecipazioni con Alan Parsons Keith Emerson. Leggi il seguito di questo post »

frontDopo il vero e proprio esordio col botto di due anni fa (One 2011), ecco il ritorno dei TesseracT che si ripresentano alla ribalta con il nuovo album intitolato Altered State per Century Media.

Raramente a mio avviso si è potuto riscontrare un debutto così convincente e dunque attendevo con estrema curiosità la seconda uscita, per verificare lo stato delle cose intorno al gruppo originario di Milton Keynes; nuova linfa per la scena prog metal inglese e ancor di più per quel movimento djent metal che va diffondendosi con sempre maggior convinzione.

Rispetto a One si è verificato un avvicendamento importante seguito alla fuoriuscita dalla giovane band del cantante Daniel Tompkins; il suo posto ora è occupato stabilmente dal nuovo singer Ashe O’Hara che come avremo modo di vedere si mostra pienamente all’altezza del compito.

Il suono del quintetto si conferma una perfetta fusione tra i dettami più canonici del prog metal e le varianti, spesso estreme, del djent; dunque un caso un pò atipico il loro che concorre ormai a farne un vero e proprio marchio di fabbrica. Leggi il seguito di questo post »

frontIncurante delle mode, crossover psichedelia che siano, il poli-strumentista inglese  Andrew Marshall prosegue imperterrito per il suo percorso sonoro attraverso il progetto denominato Willowglass. E’ disponibile infatti il terzo episodio della serie, intitolato The Dream Harbour che vede Marshall suonare ogni strumento ad eccezione di batteria e violino/flauto.

Le pelli sono affidate al drummer tedesco Hans Jörg Schmitz mentre di violino, flauto e seconda chitarra si occupa Steve Unruh, valente musicista americano; tutto il resto è suonato e curato dal mastermind britannico. Questa formazione va in scena in realtà per la prima volta perchè nei due album precedenti il solo Dave Brightman (batteria) accompagnava Marshall.

Dicevo all’inizio incurante delle mode perchè Willowglass portano avanti con gusto il loro tributo ad alcune delle più grandi band progressive degli anni ’70, su tutte Genesis, Jethro Tull, Camel e King Crimson; qualcuno potrà già storcere il naso, se non conosce i dischi precedenti, immaginando l’ennesima band derivativa al 100 %, magari priva di idee e che si limita a riproporre un modello che ha fatto la storia ma forse oggi superato. Leggi il seguito di questo post »

frontQuartetto proveniente dalla Norvegia, gli Arabs In Aspic presentano Pictures In a Dream, nuovo lavoro che porta il conto a 5 se si considerano le due identità, 3 tenendo presente solo l’ultima formazione (AIA e AIA2).

Un cammino musicale del tutto particolare, quello della band, che mancava all’appello dal 2010 (Strange Frame of Mind); improbabile riuscire nel consueto gioco di etichettare il loro sound perchè questo attraversa con disinvoltura elementi tipici del prog (l’uso di synth, mellotron) incrociandoli con altri caratteristici dell’ hard rock vecchio stampo.

Ci si trova dunque a mescolare tra loro richiami ai King Crimson con molti altri che rimandano senza dubbio a gruppi del passato come Uriah Heep, Deep Purple, senza dimenticare decise virate nella psichedelia cara ai vecchi Floyd.

Il risultato di tutto questo ad un primo ascolto può apparire anche discontinuo e sconclusionato ma in realtà non è assolutamente così, a patto di non fermarsi al primo step. Leggi il seguito di questo post »