Paul McCartney Kisses on the Bottom 2012

Pubblicato: gennaio 18, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Lo scorso novembre dovevo essere tra quei fortunati presenti al concerto del Macca a Bologna; motivi personali purtroppo mi hanno impedito di rispondere all’appello ed allora mi sono dovuto accontentare del puntuale resoconto di un fidato amico. Ormai avrete già letto le recensioni di quella memorabile serata ma mi preme rammentare l’inappuntabilità e la scioltezza con cui si è svolto l’intero show.

Sir Paul,novello sposo all’alba del suo settantesimo compleanno, ha regalato tutta la sua professionalità e la voglia di raccontare ancora le sue canzoni. Con lo stesso spirito ha affrontato la pubblicazione di questo ultimo lavoro, Kisses on the Bottom, dal titolo un pò “inusuale” ( è un verso tratto dalla prima canzone del disco). In realtà di nuovo ci sono soltanto due brani dei quali parlerò a parte; quindi una dozzina di cover di canzoni jazz, che vanno approssimativamente dagli anni ’30 ai ’50. Durante recenti interviste Paul McCartney ha dichiarato che questi erano brani che amava da ragazzo e che piacevano molto anche a Lennon, in taluni casi sono stati addirittura fonte di ispirazione. 

L’ultimo album datava ormai 2007 (Memory Almost Full) e pertanto forse era lecito attendersi un vero e proprio full-lenght ma bisogna considerare che un personaggio del suo calibro oramai, giustamente, si dedica musicalmente solo a ciò che più gli piace. Non deve certo dimostrare alcunchè e pertanto la scelta va compresa. Bisogna quindi lasciarsi trasportare dalle note suadenti di queste vecchie composizioni, alcune veri e propri standard dell’epoca, con la stessa semplicità con la quale il baronetto le propone. Tra le varie firme dell’epoca troviamo addirittura Irving Berlin.

Così niente da fare (o quasi) per chi attende pezzi del pop/rock di classe sopraffina del Nostro, ci sono chitarre elettriche pulite e a piccole dosi, la batteria viene accarezzata dalle spazzole, calde note di contrabbasso; i suoni sono volutamente retrò e le atmosfere molto rilassate ed avvolgenti.

La produzione del grande Tommy LiPuma, gli arrangiamenti ricchi e a tratti ridondanti di archi confezionano un disco per certi versi sorprendente, che trasporta McCartney indietro nel tempo a rileggere con voce soffusa l’età della sua adolescenza. Diana Krall ed il suo gruppo accompagnano con classe e discrezione Paul in questo piacevole viaggio a ritroso. Un album che va assaporato in queste fredde serate invernali come un vecchio cognac, perfetto per la meditazione ed il remembering. A patto di accettare anche questa dimensione, se vogliamo inusuale, dell’ ex Beatles.

Non è facile indicare qualche pezzo in particolare perchè all’ascolto è come se fossero legati tra loro da un filo invisibile che, dipanandosi lentamente, li svela uno ad uno. Sicuramente una certa predisposizione verso sonorità swing e jazzy può aiutare a calarsi nel mood di cui è pervaso il disco. Voglio comunque provare ad indicare in ordine sparso Always, una ballata struggente che richiama alla mente vecchi film americani in bianco e nero; da brividi l’interpretazione di Paul e tutto il contesto sonoro nel quale  Diana Krall ed la sua band contribuiscono non poco ad orientare il sound.

Sulla stessa magica falsariga si trova Bye Bye Blackbird, che se non ricordo male fu affrontata anche da Ringo Starr nel suo primo album solista.

Lente note inconfondibili di una chitarra elettrica, quella di Eric Clapton, introducono Get Yourself Another Fool, splendido blues che rotola lentamente e viene fissato da un cammeo solo di “manolenta” con due o tre svisate da pelle d’oca.

I’m Gonna Sit Right Down and Write Myself a Letter , traccia introduttiva, una delle più swing e che traduce perfettamente lo spirito e l’epoca cui vuole riferirsi.

E poi..ci sono i due pezzi nuovi firmati da PMC. Il primo si intitola My Valentine e vede nuovamente l’apporto di Clapton, l’altro è Only Our Hearts  nel quale è presente Stevie Wonder con la sua nostalgica armonica.

My Valentine si avvale del lavoro di Slowhand all’acustica ed è un gran bel sentire; una lenta ed appassionata ballad interpretata con la consueta maestria da Paul. Brano attuale, anche per sonorità, che però si compenetra alla perfezione con le altre canzoni. Merito del lavoro di produzione, non avrebbe avuto senso uno stacco temporale troppo netto. Il brano risalta ma allo stesso momento riesce a diluirsi. Tuttociò vale anche per Only Our Hearts; i temi potranno essere anche i soliti ma quando si dispone di una classe di questo livello è possibile ancora stupire.  Ulteriore gioiello l’intervento di Wonder con l’ armonica, un breve svolazzo di puro gusto che funge da contrappunto.

Ci sarà tempo e modo per un nuovo album, una raccolta di canzoni tutte nuove, prima o poi avverrà; per questa volta godiamoci un Macca inedito, ispirato e divertito, pur con un velo di malinconia.

Max

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Commenti
  1. Minestra di Riso scrive:

    Confesso di non essere una fans del caro Paul MC…. Forse per via del fatto che l’ho sempre catalogato nella mia mente come un “principino sul pisello” per via di quanto nel tempo lo abbiano idolatrato… come l’icona dei Beatles, quando invece i Beatles erano Lennon :) almeno per me! però avendo fra i film preferiti “La casa sul lago del tempo” ed essendoci nella colonna sonora “This Never Happened Before” – di Paul McCartney…ammetto che qualche numero a suo vantaggio se lo è guadagnato in questo tempo
    Vista la tua recenzione e il modo sempre impeccabile con cui trasmetti le tue sensazioni, visto che molti brani che ha ripreso fanno parte di cantanti che anche a me piacciono, voglio proprio scoprire come se l’è cavata stavolta. Stevie Wonder con la sua nostalgica armonica….è la ciliegina sulla torta per me e la spinta…per ascoltare Paul(nessuno mi tocchi Stivie) :) Un grazie!

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