Nel fervore generale di un anno che diviene man mano musicalmente topico, proprio sul suono della sirena debuttano i Traffic con Mr.Fantasy.

Inciso presso gli Olympic Studios con la produzione di Jimmy MIller e pubblicato per l’etichetta Islands Records, il disco mette in luce le virtù eclettiche e trasversali di un quartetto ben strutturato tecnicamente, provvisto di fantasia e della capacità di comporre brani con almeno tre elementi su quattro.

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Dalla Summer of Love londinese emerge una band piuttosto anomala per il periodo, connotata da un orientamento classicheggiante oltre che da immancabili zampilli psichedelici: sono i Procol Harum guidati dal cantante e pianista Gary Brooker.

Inciso presso gli Olynpic Studios, il disco dal titolo eponimo viene pubblicato come spesso accade in più edizioni ma la più succulenta rimane quella per il mercato americano dove è contenuta la meravigliosa A Whiter Shade of Pale, uscita qualche mese prima come singolo e composta dallo stesso Brooker, dall’organista Matthew Fisher e dal paroliere ufficiale del gruppo, Keith Reid, con una formazione ancora in embrione, comprendente Ray Royer (chitarra) e Bill Eyden (batteria). Leggi il seguito di questo post »

Sul finire dell’inverno I Colosseum fanno il loro debutto discografico. Those Who Are About to Die Salute You impressiona positivamente gli appassionati, soprattutto per il felice connubio tra blues, jazz ed un pop (poi progressive) di avanguardia.

Sono cinque i membri del gruppo ed ognuno con spiccate qualità tecniche: Jon Hiseman (batteria) e Dick Heckstall-Smith (sax), entrambi ex Graham Bond Organisation e poi nei Bluesbreakers di Mayall dove ha militato pure Tony Reeves (basso). Completano la formazione Dave Greenslade (organo e piano) ed il chitarrista e cantante James Litherland. Leggi il seguito di questo post »

R.I.P.

“Più che mai le singole e personali sensibilità di ogni appassionato divengono fondamentali nella valutazione di Disconnected. Per parte mia, ripeto, sono estremamente combattuto tra l’istintivo ed avvolgente abbraccio verso alcune sonorità cui sento appartenere da sempre (l’ascoltatore) e la spiacevole constatazione che la band sta purtroppo replicando un modello, col rischio di incagliarsi (il commentatore).”

Così, esattamente quattro anni fa, terminavo la recensione di Disconnected e proprio di li sento la necessità di ripartire per parlare di A Day at the Beach, il nuovo album dei Airbag in uscita per Karisma Records. Leggi il seguito di questo post »