Pausa forzata.

Pubblicato: marzo 17, 2021 in Uncategorized

Purtroppo nella vita accadono eventi tristi ed inevitabili che spesso hanno anche il potere di condizionare e/o limitare fortemente lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Una grave malattia colpisce un membro della famiglia e così il tempo, le attenzioni, le cure ed il sostegno necessario hanno la precedenza; dunque sono costretto a sospendere (mi auguro temporaneamente) le recensioni di Ages of Rock.

Nelle ultime sere ho tentato di ascoltare alcune delle recenti uscite ( Strawbs, Cast, Lifesigns) ma il tempo a disposizione è davvero poco, la testa piena di pensieri ed un ascolto più o meno stanco non è sufficiente né utile per poter scrivere una recensione corretta.

Continuerò a pubblicare qualche novità sulla pagina FB e magari qui, se possibile, qualche commento.

Nella speranza di risentirci, ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito sin qui e teniamo duro, il rock supererà anche la pandemia!!

Un abbraccio.

Max

Le atmosfere dilatate, liquide o aeree, le sospensioni sul bordo di abissi profondi, soundscapes suggestivi ed evocativi dove perdersi con la mente. Queste da sempre sono le frecce acuminate nella faretra musicale di Richard Barbieri, algido e talvolta imperscrutabile tastierista/compositore ex Porcupine Tree e prima ancora Japan, il quale dopo un silenzio durato quattro anni (Planets + Persona) torna a pubblicare via Kscope un nuovo album, dal titolo Under a Spell.

Proseguendo il suo itinerario esplorativo, Barbieri sfodera un lavoro diverso dal precedente, meno variato e “malleabile” ma dove, per contro, sceglie di estremizzare alcune ambientazioni diluendole in una fase electronic quasi totalizzante. Leggi il seguito di questo post »

Un album dai riscontri non proprio unanimi ed entusiastici (il debutto con i Vuur), una crisi matrimoniale profonda e lacerante (poi rientrata) che ha lasciato comunque delle cicatrici, poi la pandemia ed il conseguente azzeramento dell’attività sul palco Gli ultimi anni per Anneke van Giersbergen sono stati piuttosto intensi e complicati e a testimoniarlo esce ora il nuovo lavoro solista intitolato The Darkest Skies Are the Brightest, pubblicato per InsideOut.

Si tratta quindi di un album molto personale, intimo e sentito, composto interamente dalla cantante di Eindhoven con il solo ausilio del chitarrista Gijs Coolen, vecchio amico e sodale.

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Parlando di post-rock uno dei primi nomi che viene in mente è spesso quello dei Mogwai, band storica ed influentissima di una corrente che ne ha successivamente declinato degni eredi.

Ogni uscita del quartetto di Glasgow è stata sempre accompagnata da un grande interesse e dunque non fa eccezione neppure As the Love Continues, prodotto nuovamente da Dave Fridmann e pubblicato proprio pochi giorni fa.

Prettamente strumentale (eccettuata una traccia o poco più), As the Love Continues vede i Mogwai uscire di nuovo dal perimetro consueto, lambendo intuizioni pop/rock oppure heavy-grunge senza però perdere di vista quella che è l’anima musicale della band. Leggi il seguito di questo post »

Kinsella bros. sono di nuovo al centro della scena con Ghost Tapes #10, un album che si inserisce senza difficoltà sulla falsariga del precedente (Epitaph), confermando che i God Is An Astronaut hanno optato per un inspessimento del sound, di certo in alcuni passaggi più aspro rispetto ad anni fa.

I paesaggi sonori descritti dal quartetto irlandese sono divenuti più ispidi, segnati talvolta da brusche accelerazioni che spesso vanno a soppiantare l’immaginario onirico di un tempo; questo ritengo sia il dato saliente dell’attuale percorso della band irlandese perché come spesso sottolineo, mai come in tutto quanto attiene a post-rock e dintorni, è il fluire delle emozioni e delle sensazioni, a fare da guida. Leggi il seguito di questo post »