Parte col botto il nuovo anno ! Il 2019 infatti si apre con un album di assoluta rilevanza, Nowhere, Now Here, un gioco di parole con cui i Mono suggellano il ritorno sulla scena a poco più di due anni dall’ottimo Requiem For Hell.

La band nipponica celebra quindi al meglio la decima uscita del proprio catalogo con un lavoro che, se possibile, restituisce ancora una freschezza inusuale a dispetto del tempo; il post rock proposto si rivela nuovamente carico di suggestioni ed intuizioni felici grazie al sapiente lavoro in regia di Steve Albini e allo spessore ormai insito nel quartetto, peraltro in parte rinnovato. Leggi il seguito di questo post »

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Al netto di improbabili sorprese dell’ultimo minuto, ecco la Playlist 2018 (come sempre in rigoroso ordine alfabetico e non di classifica). Leggi il seguito di questo post »

Un esordio interessante e per certi versi esplosivo (A Drop of Light), una band dal nome intrigante (All Traps On Earth) i cui protagonisti sono in realtà delle vecchie conoscenze della scena progressive.

Il progetto infatti fa capo al bassista degli ÄnglagårdJohan Brand, in quartetto con Thomas Johnson (piano e tastiere, anch’egli membro della formazione svedese), Erik Hammarström (batteria, già presente su di un live) e la figlia Miranda al canto.

Ricco di accenti innescati dalla band originaria, ma anche con percepibili rimandi ai King Crimson e alla frangia più “estrema” della scena di Canterbury, A Drop of Light è un lavoro che non può passare inosservato. Essenzialmente strumentale, sciorina una frequente stratificazione di temi, talvolta esacerbandoli pur in modo raffinato. Leggi il seguito di questo post »

L’inesauribile Roine Stolt, da sempre anima dei Flower Kings, pilastro di altre formazioni e protagonista di numerose e importanti collaborazioni, riprende il suo cammino solista interrotto ormai tredici anni fa con una modalità particolare, posta probabilmente a mezza via tra il lavoro con la band e quello in proprio.

Manifesto Of An Alchemist, questo il titolo del nuovo lavoro, è intestato infatti ad un moniker curioso, Roine Stolt’s The Flower King; il chitarrista svedese si avvale di un nutrito gruppo di collaboratori tra i quali i due “fiori” Jonas Reingold (basso) e Hasse Froberg (voce), Marco Minnemann (batteria), Rob Townsend (fiati), oltre ad ospitate di peso quali quelle di Nad Sylvan (voce) e Max Lorentz (voce e Hammond). Leggi il seguito di questo post »

La traiettoria di Cristiano Roversi con i Moongarden negli ultimi anni è stata sorprendente. A Vulgar Display of Prog Voyeur sono infatti due lavori che hanno modificato considerevolmente le coordinate sonore della band in quella ricerca e quella contaminazione che, a mio parere, risiedono nell’essenza dell’attitudine progressive.

Dunque, quattro anni dopo l’uscita del fresco ed alternativo Voyeur e con la medesima formazione, il gruppo torna sulla scena con la pubblicazione del nuovo album dal titolo Align Myself To The Universe.

Volendo fare una considerazione meramente numerica si può notare come questo sia l’ottavo titolo in 24 anni di attività: una band che quindi preferisce centellinare le proprie proposte in un mercato probabilmente già saturo. Leggi il seguito di questo post »

Seduto dietro il suo Hammond e circondato dalle numerose e fide keyboards Andy Tillison si ripresenta ai nastri di partenza alla guida dei Tangent proponendo Proxy, decimo lavoro in studio della band anglo-svedese.

Il nuovo album, edito per Inside Out, segue ad un anno di distanza la pubblicazione di The Slow Rust of Forgotten Machinery (da ricordare l’ottima The Sad Story of Lead and Astatine) e vede dunque confermata l’estrema prolificità del gruppo; quanto alla line up vanno registrati l’ennesimo nuovo ingresso alla batteria (Steve Roberts) e l’ospitata di Göran Edman per le backing vocals; per il resto confermatissimi Jonas Reingold al basso, Theo Travis ai fiati e Luke Machin alle chitarre. Leggi il seguito di questo post »

Venuto meno il contratto col quale erano legati a Kscope, gli scozzesi North Atlantic Oscillation tornano a raccontare di sé con il quarto e nuovo album intitolato Grind Show.

Il duo di Edimburgo procede nel suo percorso assolutamente crossover attraversando intuizioni electronicambientpost prog e incursioni nel pop rock di livello ricercato; una mistura, una ricetta che confesso non è riuscita ad entusiasmarmi in precedenza (salvo il secondo capitolo che ho trovato più organico) e fatica, in linea generale, ad impressionarmi anche adesso.

In poche parole, a mio parere Grind Show è colmo di buone intenzioni che Sam Healy è riuscito solo in parte a concretizzare. Leggi il seguito di questo post »