Se due anni fa con Scintilla Nosound a mio vedere non avevano eccessivamente…brillato, oggi va invece registrata la tangibile virata electronic che la band guidata da Giancarlo Erra propone con Allow Yourself, sesto titolo del catalogo.

Pubblicato al solito da Kscope il nuovo lavoro si propone di scavare nella profondità del proprio sentire per dare spazio a quella urgenza comunicativa che in questo caso, esula dagli stilemi più conosciuti, più canonici, approcciando sonorità e voci disperate in modo personale.

Volendo cercare riferimenti, al fine di inquadrare meglio il discorso, si può pensare all’incontro tra alcune suggestive e liquide atmosfere post rock e l’angosciante ricerca elettronica di certi Radiohead, un punto di fusione di certo particolare per Nosound. Leggi il seguito di questo post »

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Modulando tinte forti, riverberi electronic e afflati jazzy si ripresentano i cubani Anima Mundi con il sesto lavoro,  intitolato Insomnia. Il nuovo album del combo latino presenta infatti sensibili diversità rispetto al passato; in particolare vengono accantonati i tipici passaggi sinfonici che li avevano portati inizialmente alla ribalta in favore di una commistione di sonorità variate e composite e, tuttavia, ben assemblate tra loro.

Nel frattempo la line up ha vissuto l’ennesimo avvicendamento dietro al microfono, dove ora è appostato Aivis Prieto che ci guida in questo secondo capitolo di una trilogia cominciata due anni fa con I Me Myself. In quell’episodio si ravvisavano i primi segnali di cambiamento nel sound della band, ora questi sono divenuti più eloquenti. Leggi il seguito di questo post »

Una pausa di cinque anni abbondanti, una formazione ridotta a cinque elementi e per tre/quinti rinnovata, un nuovo album diviso in due parti che vedrà il suo completamento nel 2020. Con questi numeri ritorna il collettivo tedesco The Ocean, presentando la prima parte del nuovo lavoro dal titolo Phanerozoic I: Palaeozoic.

Con un’ospitata di lusso, la voce di Jonas Renkse dei Katatonia per un brano e mixing e mastering affidati alle preziose mani di Jens Bogren, prosegue dunque l’instancabile esplorazione in ambito preistorico intrapresa diversi addietro dalla band guidata dal chitarrista Robin Staps e, nonostante la formula sia più o meno invariata, le cose funzionano a dovere.

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Scritto e suonato (quasi per intero) da Mick Moss, co-prodotto da Daniel Cardoso (producer e batterista con gli Anathema), viene pubblicato Black Market Enlightenment, nuovo album di Antimatter.

Tre anni dopo la buona prova sciorinata con The Judas Table, prosegue dunque in solitaria il progetto del barbuto musicista londinese, attorniato come di abitudine da alcuni e fidati turnisti.

Il nuovo lavoro non manca di confermare la vena post metal e la tendenza ad un approccio dark/malinconico che ne rappresentano ormai l’effige; un vero e proprio senso di appartenenza, una chiave di lettura diretta ed efficace con cui trasformare la musica in una cascata di emozioni per un disco che, come di consueto, unisce atmosfere e potenza. Leggi il seguito di questo post »

Sulle orme delle Baccanti e di Dioniso, divinità del vino, dell’ebbrezza e dell’esaltazione nell’antica Grecia, dopo sei anni di silenzio tornano sulla scena i Dead Can Dance con il loro nono lavoro, Dyonisus.

L’album del duo anglo-australiano si divide in due atti, a loro volta frazionati rispettivamente in tre e quattro parti, per una durata piuttosto contenuta, 36 minuti.

Sonorità elleniche ma anche balcaniche e fino forse al medio oriente infarciscono una produzione rivolta questa volta con decisione al versante world music, tra scene campestri, pastorali e suggestive che prendono spunto dalla terra greca ma che, come per magia, attraversano interi continenti sino alle foreste pluviali, andando a tratteggiare così un quadro decisamente più ampio. Leggi il seguito di questo post »

Non è passata inosservata ai miei occhi la notizia di un nuovo concerto della band canadese in Italia (e a Firenze!), così come lo sarebbe stata invece la notizia dell’ennesima esibizione dell’ennesima cover band dei Genesis. Anche perché faccio fatica a considerarla una cover band. Qui siamo su un altro piano, che riesco a rappresentare solo con pensando a qualcosa come la filologia classica, la ricerca storica, l’investigazione profonda e quasi maniacale che sfocia in forme di vera e propria patologia identificativa. Leggi il seguito di questo post »

Uno strappo deciso, micidiale, un violento stacco verso l’alto…questo e altro scaturisce dall’attento e ripetuto ascolto di Vector, quinto e nuovo lavoro per gli Haken, mixato da Adam “Nolly” Getgood (già bassista dei Periphery) e pubblicato per Inside Out.

A mio vedere la band inglese è tra quelle che più hanno raggiunto consensi nell’ultimo quinquennio, in un percorso che, se non proprio nell’indirizzo musicale, non è poi così dissimile da quello dei Leprous.

Gli Haken hanno saputo mostrare varie sfaccettature della loro proposta, quando più incline ad un tecnico e raffinato prog metal, quando invece tendendo a rileggere in chiave attuale antichi sentori progressive e quando ancora facendo ricorso ad input electronic provenienti dagli anni ’80. Leggi il seguito di questo post »