R.I.P.

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Ci eravamo lasciati con la promessa di qualche rapida incursione e l’occasione me la offre su un piatto d’argento To The Bone, il nuovo lavoro di Steven Wilson.

L’album segna il cambio di etichetta per il musicista inglese, approdato ora sotto i vessilli della Caroline International, un ramo della prestigiosa Universal e registra la co-produzione di Paul Stacey.

Ma, sopratutto, rappresenta un’inversione di rotta, un cambio di traiettoria estremamente radicale, credo di potere dire mai visto prima nel suo pur proteiforme percorso musicale. Seppure preceduto da annunci, interviste e da alcuni singoli estratti, il CD nella sua interezza è decisamente spiazzante, in alcuni passaggi lontanissimo da quelle che sono le coordinate più note di SW.

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Ages Of Rock va in letargo…

Pubblicato: luglio 3, 2017 in Uncategorized

Ho fatto trascorrere un pò di tempo prima di decidermi a scrivere queste righe, nel tentativo di trovare una soluzione che purtroppo non sono riuscito ad individuare.

Capitano a volte nella vita dei cambiamenti, dei moti quasi rivoluzionari e vorticosi che non sempre è possibile (o giusto) arrestare o deviare a piacimento. E’ quanto ho vissuto nell’ultimo anno ed in particolare nell’ultimo periodo. Leggi il seguito di questo post »

If I had been God…Il primo verso di Deja Vu è probabilmente la più macroscopica autocitazione contenuta in Is This the Life We Really Want ? , album che segna il ritorno sulla scena di Roger Waters, geniale anima oscura di una delle più grandi band della storia.

Ci sono voluti 12 anni (Ça Ira è del 2005per tornare a parlare di un nuovo lavoro del musicista inglese e ce ne separano ben venticinque da quello che rimane considerato il suo capolavoro, Amused to Death. Sotto l’attenta regia del produttore Nigel Godrich, da sempre a fianco dei RadioheadWaters pubblica un lavoro intimista, spigoloso ed angolare nei testi come sua abitudine, un disperato (ed ultimo ?) tentativo di scuotere le coscienze, di risvegliare dal torpore le masse, di denunciare in modo molto diretto e senza fronzoli l’abisso di atrocità e di indifferenza nel quale l’umanità intera sta precipitando. Leggi il seguito di questo post »

Una voce, una presenza.

R.I.P. Chris.

Solo un anno fa ero qua a descrivere le qualità ed i pregi di Folklore ed ecco che i Big Big Train tornano alle stampe con Grimspound, decima pubblicazione del loro percorso discografico.

Mixato e masterizzato da Rob AubreyGrimspound è in un certo senso la prosecuzione ed il completamento del disco precedente ed in qualche modo ne ricalca le linee guida, la densità e la tensione e persino la durata. Un lavoro molto compatto, omogeneo, che sottolinea ancor più che in passato lo stile ormai assolutamente personale e caratteristico della band guidata dall’impeccabile David Longdon.

Ed ancora, anche questo è un lavoro che si svela man mano, illuminando dettagli sempre più nitidi e ricercati a cornice di trame mai banali. Leggi il seguito di questo post »

C’erano una volta A Whiter Shade of Pale ConquistadorHomburg ed A Salty Dog. E’ stato tanto tanto tempo fa, il mondo della musica stava cambiando ed i Procol Harum erano tra i pionieri di questi mutamenti. Una carriera duratura che ha registrato scioglimenti e reunion e, tutto sommato, non moltissimi album all’attivo.

Oggi, dopo ben 14 anni di silenzio discografico, i nostri tornano con l’ultima fatica intitolata Novum, un lavoro agile e totalmente nel solco della band tuttora capitanata da un Gary Brooker carismatico ed inossidabile. Novum, tra l’altro, ha la peculiarità di essere il primo disco della band inglese che vede l’assenza di Keith Reid nella stesura dei testi, sostituito dall’apporto di Pete Brown. Leggi il seguito di questo post »