A soli due mesi di distanza dalla pubblicazione dell’album dei Dream Theater, è in uscita in questi giorni Wired for Madness, nuovo lavoro solista del tastierista Jordan Rudess. Una tempistica quindi abbastanza curiosa, figlia forse del tempo che viviamo e pertanto della considerevole mole di musica che ci viene proposta a getto continuo.

Riprendendo uno schema interrotto con The Road Home (2007), è di nuovo presente una folta schiera di ospiti: oltre ai due sodali James LaBrie e John Petrucci, si contano infatti Guthrie GovanVinnie Moore e Joe Bonamassa alla chitarra, Marco Minnemann e Rod Morgenstein (Dixie Dregs) alla batteria.

Un ritorno all’antico dunque, lasciando da parte lavori per solo piano o realizzati invece con l’ausilio di un’orchestra. Leggi il seguito di questo post »

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Quando si parla di neo-prog è quasi automatico richiamare con il pensiero l’Inghilterra. Ed è proprio da Londra che giunge The Far Meadow, una band formata da cinque elementi a guida vocale femminile che tra i numerosi input di riferimento, a mio vedere, si può accostare istintivamente ai Renaissance. Ovviamente questo è un parallelo che va interpretato traslandolo nel tempo, quindi attuato sulla base di sonorità più vicine al nostro tempo, filtrate ulteriormente attraverso il sound risalente agli ’80s prima e, per qualche riflesso, ai Magenta poi.

Foreign Land, pubblicato per Bad Elephant Music, è la terza e nuova fatica del gruppo che, accanto ai fondatori Eliot Minn (tastiere e piano) e Paul Bringloe (batteria), vede completarsi la formazione con Denis Warren (chitarre), Keith Buckman (basso) e la voce solista di Marguerita AlexandrouLeggi il seguito di questo post »

Abbondantemente preannunciata, è di questi giorni l’uscita di 1000 Hands – Chapter One, nuovo lavoro di Jon Anderson che rompe un silenzio solista durato nove anni. Va ricordato come l’ex cantante degli Yes, dalla voce angelica ed inimitabile, sia stato tra i più fattivi sostenitori delle collaborazioni a distanza utilizzando la tecnologia moderna e 1000 Hands, sotto questo punto di vista, ne è un trattato.

Molti dei brani in scaletta provengono da un passato ormai lontano ( tra l’altro c’è ancora l’apporto di Chris Squire) e sono stati successivamente rielaborati e sviluppati; l’elenco degli ospiti di prestigio è interminabile e, dunque, improponibile per intero. Pertanto, oltre ai compagni della storica band, in ordine sparso appaiono Jean-Luc PontyChick CoreaIan AndersonCarmine AppiceJonathan Cain (Journey), la sezione fiati dei Tower Of Power e tanti, tanti altri. Leggi il seguito di questo post »

Estate 1992. Il grunge e la scena di Seattle imperversano ormai da tre anni grazie ai seminali Nirvana e poi a band come SoundgardenPearl JamStone Temple Pilots Alice In Chains.

Questi ultimi sono reduci dal più che confortante esordio di un anno prima, Facelift, e alla fine di settembre pubblicano Dirt, un album che si rivelerà un pilastro del genere.

Molto più inclini a guardare verso l’heavy metal che al punk, capaci di scrivere pagine memorabili a livello di peso testuale che si esprimono per mezzo di feroci cavalcate oppure cupe ed oscure ballad, filtrate attraverso le vicissitudini estreme e personali del chitarrista Jerry Cantrell o del cantante Layne Staley Leggi il seguito di questo post »

Presa finalmente una doverosa pausa, tornano in azione gli statunitensi Periphery con un nuovo lavoro, Periphery IV: Hail Stan. Come avevamo avuto già modo di constatare, la band americana è andata via via inserendo nel tessuto djent che struttura i brani feroci inserzioni death e mantenendo di quando in quando tecnici passaggi prog metal.

Una delle due menti del gruppo, il bassista e produttore Adam “Nolly” Getgood, è qui ancora al suo posto ma terminate le registrazioni ha abbandonato il gruppo per dedicarsi ad una più fitta attività come producer.

Da sottolineare pure come il sestetto abbia lasciato le insegne Sumerian Records per debuttare con la propria etichetta 3DOT Recordings. Leggi il seguito di questo post »

A seguire il valido Transcendence (2016), Devin Townsend pubblica per Inside Out un nuovo ed ennesimo capitolo della sua musica, dal titolo Empath.

Il poderoso album del musicista canadese annovera, al solito, una lunga lista di ospiti tra i quali cito Anneke van GiersbergenChad Kroeger (voce dei Nickelback), Steve VaiAnup Sastry e Morgan Ågren dei Kaipa alla batteria, oltre al Coro delle Elektra Women’s; da citare anche Michael Keneally cui è affidata la direzione delle parti orchestrali e del Coro.

Ancora una volta l’estroverso musicista canadese decide di esplorare i sentimenti che affollano la mente umana, in un quadro mutevole, cangiante, che rispecchia a pieno la sua personalità. Leggi il seguito di questo post »

Chi come il sottoscritto apprezza la contaminazione, l’incrocio di sonorità diverse, il sovrapporsi e lo scambiarsi di intuizioni differenti, non potrà rimanere indifferente al terzo e nuovo album degli eclettici e preparati Mad Fellaz, intitolato semplicemente III e prodotto dall’ex bassista de Le OrmeFabio Trentini.

King Crimson, Gentle Giant, certo sound di Canterbury, il Banco ma pure ÄnglagårdAnekdoten Porcupine Tree: questo il crogiuolo musicale che origina e compone la proposta dei Mad Fellaz.

La giovane band veneta si ripresenta dopo tre anni con una formazione in parte rinnovata ma con intatto entusiasmo ed approccio; Luca Brighi (voce) e Ruggero Burigo (chitarra e sitar) sono i nuovi entrati in luogo dei fuoriusciti Anna Farronato Jason Nealy. Leggi il seguito di questo post »