frontUna storia tragica, assurda ma reale è alla base del nuovo album di Steven Wilson in uscita in questi giorni per KscopeHand. Cannot. Erase. è infatti un concept basato sulla drammatica vicenda di Joyce Carol Vincent, una giovane donna inglese trovata cadavere nel suo appartamento a tre anni dal decesso senza che, incredibilmente, la famiglia o un amico avessero mai chiesto di lei.

Logicamente tutto questo ha il suo peso nei testi e nella narrazione musicale, sensazioni di malinconia, solitudine, degrado e abbandono sgorgano a profusione dalle tracce composte da Wilson e quello che ne viene fuori musicalmente è un lavoro piuttosto particolare: ineccepibile da un punto di vista tecnico, di scelta dei suoni, segnato da alcuni stacchi vertiginosi ma… Leggi il seguito di questo post »

frontTra gli esponenti di spicco della colonna tedesca neo prog un posto rilevante va sicuramente riservato ai Sylvan che tornano in scena con il loro nono lavoro, intitolato Home e pubblicato per Gentle Art of Music.

Poco meno di tre anni fa era uscito l’ambizioso doppio Sceneries, convincente ed in alcuni momenti entusiasmante, utile a riprendere quota con decisione dopo un paio di prove in chiaro-scuro; non poca dunque la curiosità nell’approcciare questo nuovo album che vede un ulteriore cambio alla chitarra, con Jonathan Beck che ha sostituito Jan Petersen.

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frontUn ardito esperimento per i giorni nostri, quello messo in piedi dal duo francese Alco Frisbass che presenta il primo album, eponimo: unire in modo congruo e sensato tra loro matrici fusion, afflati del sound di Canterbury e qualche graffio in stile RIO. Una scommessa importante, resa ancora più al limite dal fatto che si tratta di un lavoro interamente strumentale, nel quale elettronica, strappi della chitarra, echi di violino e suoni programmati, si confondono tra loro supportati da ritmiche ben pronunciate. Leggi il seguito di questo post »

frontTanti anni fa, precisamente nel 2001, venne pubblicato il primo album dei Glacier dal titolo Monument che ricordo ancora per la cover. Si trattava dell’ennesima band neo prog inglese, incanalata nel filone di IQMarillionAbel Ganz; un disco tutto sommato piacevole e poco più. Da allora più niente, li ho persi di vista e confesso di essermeli totalmente dimenticati.

Con mia grande sorpresa e dopo un lasso di tempo enorme, sono tornati alla ribalta con Ashes For The Monarch, un buon lavoro che riprende le tematiche sonore proposte all’esordio, sviluppandole ulteriormente ed aggiungendo delle pennellate alla Gilmour per quanto riguarda il suono della chitarra. Leggi il seguito di questo post »

frontNovità, conferme, qualche perplessità; tutto è concentrato all’interno di The Grand Experiment, il nuovo album che Neal Morse pubblica in questo caso come Neal Morse Band per Radiant Records.

La novità principale risiede nell’allargamento a cinque della band, a questo punto presumo ufficiale; al musicista e compositore americano, oltre ai fidati Mike Portnoy Randy George, si sono affiancati in pianta stabile i due collaboratori Bill Hubauer (fiati, chitarra e tastiere) ed il fulminante chitarrista e cantante Eric Gillette. Una scelta effettuata probabilmente a vantaggio di una maggiore coesione e stabilità. Leggi il seguito di questo post »

 

10418172_10205067160710191_4951167555504589246_nSono note le disavventure che nello scorso novembre avevano costretto, per problemi di salute, l’ex frontman dei Marillion a posticipare al 2015 l’ultima parte europea del Feast of Consequences tour. Anche per questo si era fatta più viva la curiosità di risentire Fish dal vivo, non solo per apprezzare la resa dal vivo di un album (A Feast of Consequences) indubbiamente cresciuto alla distanza nelle preferenze di chi vi scrive, ma anche per testare (con un interesse, devo confessarlo, all’inizio quasi morboso) la tenuta di una delle più belle ed intense voci che il progressive ed il rock in generale abbia mai esibito. Leggi il seguito di questo post »

frontAvviso ai naviganti; ecco una band ed un album che, pur non essendo affatto rivoluzionari, portano almeno con sé il germe di qualcosa diverso, alternativo. The Post Human Condition è infatti il secondo lavoro degli americani No More Pain, quattro ragazzi provenienti dal New Jersey che tornano alla carica dopo l’esordio di due anni fa.

Il tratto distintivo del quartetto sta nel miscelare un orientamento chiaramente progressive con inflessioni alternative rock, in certi passaggi in odore quasi grunge; detta così può sembrare strana, incomprensibile ma bastano un paio di ascolti perchè il quadro si faccia più chiaro. Leggi il seguito di questo post »