Steven Wilson – Grace For Drowning 2011

Pubblicato: ottobre 12, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Inutile girarci intorno, uno dei migliori album del 2011, almeno fino ad ora !!

Seconda prova solista del genio dei Porcupine Tree, Grace For Drowning,  interamente scritto, mixato e prodotto da Wilson cui certo l’energia sembra non mancare mai.

Tra l’altro in questo anno ha rimesso mano in studio a gloriosi album dei King Crimson, se ne è uscito con il terzo lavoro dei Blackfield e, dulcis in fundo, ha provveduto al mixaggio del nuovo degli Opeth, Heritage….

Ma la cosa che più mi colpisce, fin dal primo ascolto, è che al nostro non fanno difetto nemmeno le idee; questo doppio cd, rispetto al bel precedente di Insurgentes, rappresenta un’ulteriore sterzata che ha  lasciato il sottoscritto piacevolmente sorpreso. Non ho ravvisato alcuna incursione nel metal (gradita, intendiamoci) a differenza delle più recenti produzioni con i Porcospini.

Leggendo le note dell’album ed i credits saltano agli occhi nomi altisonanti come quelli di Steve Hackett, Pat Mastellotto, Tony Levin, Nick Beggs, Trey Gunn, Jordan Rudess, Theo Travis.

Un lungo elenco che può apparire anche noioso o, peggio, pretenzioso. Ascoltando l’album ci si accorge molto presto che così non è. La possibilità di chiamare a raccolta nomi del Gotha del rock non è di tutti ma se si  dispone di un ottimo budget diventa più alla portata. La capacità di rendere tutti questi musicisti giustamente funzionali allo scopo invece è di pochi.

Ed ancora una volta SW ha fatto centro, aggiungendo “ad abundantiam” gli archi della London Session Orchestra!

Come al solito io annoto qualche riga basandomi sul Cd classico, formato in questo caso da due unità che sono distinte per nome:  Deform to Form a Star il primo e Like Dust I Have Cleared from My Eye il secondo.

Della lussuosa special edition fanno parte un terzo CD, bluray-dvd e un grosso librone. Come sia il dvd e quale il contenuto del libro lo ignoro.

Non amo particolarmente le recensioni track by track perché talvolta diventano un po’ farraginose ma temo che in questo caso mi rimanga difficile farne a meno. Posso cominciare dicendo che non riesco a trovare un brano del quale dire apertamente che non mi piace. Tutto l’insieme del doppio album, molto variegato nelle sue pieghe, ha un impatto notevole ed inconfondibile anche perché a mio giudizio rimanda chiaramente ai King Crimson! Si badi bene, non ad un banale “copia e incolla” traslato nel tempo; emergono evidenti e riusciti riferimenti ad uno dei gruppi più monumentali che la storia ricordi e ai quali Wilson si è sempre ispirato. Questa prerogativa la trovo un pregio e non un difetto, d’altronde lui è decisamente più giovane anagraficamente e se non altro ha scelto dei maestri di assoluto valore. La riuscita del lavoro sta nell’ abilità di trasformare l’origine, l’imprinting, nelle sonorità attuali tipiche del suo stile e dei giorni nostri. Sembra facile ma così non è!!

Ecco che allora riuscire a coinvolgere a tutto tondo i musicisti che ha chiamato a sé ( non scelti a caso) da un’ulteriore impulso all’opera.

Il primo Cd si apre con un sognante brano  acustico, al piano suona Jordan Rudess, fugace apertura verso quello che sarà l’inizio di questo viaggio musicale, Sectarian, esplosivo brano che rimanda subito a Fripp & Co facendomi sobbalzare.  Pare di essere scraventato indietro nel tempo, mentre l’aria viene lacerata dal sax di T. Travis; mentre ascolto ho letteralmente la pelle d’oca! La girandola di emozioni e sensazioni è realmente impressionante, segno che la musica arriva alla grande. Rimango sospeso senza sapere cosa potrà accadere di lì a poco. In realtà è come essere su un ottovolante, su e giù senza tregua, per approdare su Deform to Form a Star, uno degli episodi più intensi dell’album, splendido pezzo  in stile Wilson-prog che mi fa volare con la mente, se possibile, ancora più lontano. Il cantato di SW è da brividi mentre in sottofondo Levin cuce e tesse armonie con la consueta eleganza. No Part of Me si mostra in un certo senso quasi come una continuazione di Deform  sino a che, poco dopo la metà, entra in azione Mastellotto col suo drumming incessante che colora il brano, di nuovo, verso sonorità …cremisi.

A seguire Postcard, unico elemento del lavoro che potrei definire “canzone”, sprigiona un’atmosfera più leggera ma non per questo meno interessante;  sicuramente la melodia cantata da Wilson è più facile ed immediata ma rimane in ogni caso una costruzione accurata e ben rifinita del brano.

Tralascio volutamente Raider Prelude proprio per ciò che è, un preludio a quel che accadrà nel secondo Cd; da sentire comunque.

Chiude il primo Cd Remainder the Black Dog, con oltre 9 minuti il pezzo più lungo: un  paranoico caleidoscopio di note introdotto da un giro ipnotico di piano che viene squarciato dalla chitarra di Steve Hackett. Ma è musica circolare e dunque Hackett viene risucchiato a sua volta dalla ritmica basso-batteria prima e dal piano ipnotico poi.

Il secondo Cd si inaugura con lo splendido bozzetto acustico, protagonista Steve Hackett, intitolato Belle de Jour; i suoni riposanti ed eterei dei vecchi Genesis sono estremamente opportuni prima di andare ad affrontare quel che segue.  Con il suo incedere inesorabile scandito dalle pelli di Pat Mastellotto e la presenza importante e significativa degli archi della London Session Orchestra scorre Index, forse il momento più oscuro, dark, dell’intero progetto.

Oscurità che si dilata e prende forma nella successiva Track One, svelando in qualche modo le paure, le angosce, i dubbi che si alimentano durante l’ascolto; siamo dunque in mezzo alle tenebre quando in sottofondo risuonano le note di piano che aprono Raider II, incredibile suite di 23 minuti. Ora pare davvero di essere proiettato indietro nel tempo, i fiati di Travis punteggiano un andamento musicale e una ritmica che inevitabilmente catapulta, in maniera totale, in uno dei sacri album dei King Crimson. Rudess disegna da par suo arabeschi al piano ed anche la voce di Wilson sembra essere uscita da un vinile dei primi anni 70.

Il ritmo è a tratti suadente, in altri momenti alienante, non c’è continuità o logica apparente nello snodarsi della suite che in realtà ha un suo preciso schema, un suo inquadramento. Non lascia respiro, è in certo modo la “summa” di tutto quanto ascoltato prima. Quelle che sembrano quasi delle pause, delle atmosfere “sospese”, sono in realtà solo dei passaggi,dei brevi affacci sul precipizio, prima di ricalarcisi a peso morto.

Dopo una maratona simile, per chiudere, la voce di SW sulle prime note di Like Dust I Have Cleared from My Eye, dolce e sognante ballata, tipica di un Wilson vecchia maniera che ancora riesce ad emozionare come pochi.

La cavalcata è terminata, è stato un viaggio musicale splendido, pregnante, di quelli che riempiono gli occhi ed il cuore a patto di lasciarsi trasportare, proprio come tanto tempo fa.

Max

Tracklist:

CD1: Deform To Form A Star
1. Grace For Drowning (2.00)
2. Sectarian (8.00)
3. Deform to Form a Star (8.00)
4. No Part of Me (5.45)
5. Postcard (4.30)
6. Raider Prelude (2.30)
7. Remainder the Black Dog (9.15)

CD2: Like Dust I Have Cleared From my Eye
1. Belle de Jour (3.00)
2. Index (4.45)
3. Track One (4.15)
4. Raider II (23.15)
5. Like Dust I Have Cleared From My Eye (8.00)

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commenti
  1. VdGG ha detto:

    Disco, tour e relativo dvd strepitosi

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