Red Hot Chili Peppers – I’m With You 2011

Pubblicato: ottobre 14, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Ci sono voluti ben 5 lunghi anni dal frizzante ed esplosivo doppio Stadium Arcadium per ritrovare finalmente i RHCP con un nuovo lavoro. Ecco dunque I’m With You, prodotto come al solito dal barbuto Rick Rubin; per la seconda volta e forse definitivamente John Frusciante ha abbandonato la band, sostituito alla chitarra dall’amico Josh Klinghoffer.

Poche note essenziali per inquadrare cosa è accaduto nel frattempo e dunque come è nato il nuovo album, preceduto dal singolo The Adventures of Rain Dance Maggie. Ben 14 tracce compongono il cd per una durata complessiva che sfiora l’ora esatta, confermando la copiosità della produzione del gruppo di Los Angeles.

A dire il vero, a parer mio, un po’ più di sintesi avrebbe giovato ma…così è. Negli anni di carriera i “peperoncini” hanno marchiato a fuoco il mondo musicale con il loro sound che ha unito funk, metal, alternative, punk in una commistione sempre ben riuscita e divenuta inconfondibile. Invidiabile groove basso-batteria confezionata dalla cementata intesa tra lo sdentato Flea e Chad Smith, una chitarra “cattiva” al punto giusto, la voce di Kiedis molto calibrata ed una carica emotiva fortissima che riescono a sprigionare sia in studio che sul palco.

Tutto questo viene confermato ancora una volta da I’m with You che credo non lascerà delusi i fans storici e più accaniti. Si parte con Monarchy of Roses, brano d’apertura che stende un ponte ideale con Stadium Arcadium; il sound pieno e corposo è rimasto inalterato, i “giri” tipici del gruppo ci sono tutti con il duo Flea-Smith che parte subito a mille, martellando da par suo.

Muta completamente l’atmosfera con Brendan’s Death Song, ballata dedicata alla scomparsa del giornalista punk-rock Brendan Mullen. Dopo una prima parte acustica il pezzo evolve verso lidi più usuali al gruppo ma resta comunque particolare.

Passo a volo radente su Ethiopia e Annie Wants a Baby, due songs tipiche del gruppo nelle quali si fondono a meraviglia ritmo e un pizzico di malinconia e mi imbatto in Look Around, traccia spettacolare per l’energia, il ritmo, l’impatto. Contiene in poco più di tre minuti il concentrato, il meglio della forza dei RHCP ! Il lavoro della premiata ditta Flea-Smith è mirabolante, degno della migliore tradizione. Kiedis canta con la consueta intensità e la chitarra di Klinghoffer, forse meno graffiante del predecessore, ricama e cuce dietro le quinte con molto gusto. Questo penso sia un pezzo adatto a fare esplodere stadi e palasport, dal vivo si presta ad elaborazioni e dilatazioni come pochi altri.

Subito dopo troviamo The Adventures of Rain Dance Maggie, singolo che ha preceduto l’uscita del Cd. Anche questo reca impresso il marchio della band, non vi sono dubbi. A volere andare un po’ in profondità trovo però pecchi un po’ di scontatezza. Intendiamoci, “gira tondo” dall’inizio alla fine, senza cedimenti ma nel complesso lo trovo un po’ ripetitivo ed eccessivamente lungo.

Segnalo rapidamente che su Did I Let You Know si trova anche una piccola parte di tromba suonata da Flea molto godibile.

Veramente Red Hot è la seguente Goodbye Hooray nella quale forse per la prima volta dall’inizio dell’album la chitarra di Josh K. si fa sentire con più decisione, sia in fase solista che in quella di rifinitura e tessitura del brano. Un pezzo trascinante che, come Look Around, immagino abbia una gran resa in concerto.

Police Station è forse il gioiello dell’intero lavoro; per carità, niente di sconvolgente o di così alternativo ma rimanda a pieno l’immagine di un gruppo in salute musicale (fisica non lo so trattandosi di loro) che ha ancora una gran voglia di suonare e di esserci. Emana energia e mi pare come un grido, una sorta di “ siamo ancora qui e intendiamo continuare” teso a spazzare via i molti dubbi che avevano preso forma negli ultimi anni.

Nello stile ballad, pur se è una ballad rielaborata e intesa alla maniera dei Peppers, mi piace e non poco Even You, Brutus ?, un rap che viene miscelato con una ballata con un tempo abbastanza regolare ed un refrain che aumenta la densità del brano ad ogni giro.

Chiudono il disco due brani forse minori, sia come impatto che come resa; ad ogni modo i pezzi importanti ci sono ma considerandone una certa ripetitività (non me ne vogliano gli aficionados) avrei preferito una maggiore brevità.

E dunque ? 5 anni fa ci avevano lasciato con un doppio bellissimo, potente, trascinante. Sono tornati dopo tanto tempo con un album che si fa ascoltare volentieri e per il quale spendo sicuramente un giudizio positivo. L’impianto sonoro della band resta di prim’ ordine, la sezione ritmica è tuttora una funambolica mitragliatrice così come la voce di Kiedis sembra reggere al trascorrere degli anni e dei bagordi, sia per intensità che per capacità di coinvolgere. Solo l’apporto di Klinghoffer, a mio parere, resta da inquadrare pù a fondo perché di certo la chitarra di Frusciante era più protagonista. Bisognerà capire se si tratta di una scelta o è solo frutto delle circostanze.

Bentornati Peppers !!

Max

01. Monarchy of Roses
02. Factory of Faith
03. Brendan’s Death Song
04. Ethiopia
05. Annie Wants a Baby
06. Look Around
07. The Adventures of Rain Dance Maggie
08. Did I Let You Know
09. Goodbye Hooray
10. Happiness Loves Company
11. Police Station
12. Even You Brutus?
13. Meet Me at the Corner
14. Dance, Dance, Dance

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