Yes – Fly from Here 2011

Pubblicato: ottobre 15, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Erano ormai dieci anni, Magnification data 2001, che degli Yes non avevamo più riscontro con un lavoro d’insieme. Un lasso di tempo lunghissimo durante il quale i singoli membri si sono alternati in alcune prove singole e collaborazioni varie. Poi, poco più di un anno fa, i primi approcci di riavvicinamento come prassi della storica band inglese e la decisione di ripartire con un tour. La storia è nota: le precarie condizioni di salute impedirono a Jon Anderson di aggregarsi e i vecchi compagni, davvero in malo modo, non ci pensarono su un momento e tirarono dritto per la propria strada. Un comportamento non certo da prendere a modello, inficiato oltretutto dalle perenni defezioni e re-inserimenti che affliggono il gruppo sin dagli inizi.

Rick Wakeman aveva da tempo salutato la compagnia sostituito da Oliver, talentuoso figlio di cotanto padre. Rimanevano Howe, Squire e Alan White della line-up storica. Per la difficile sostituzione di Anderson la scelta è caduta su Benoit David, cantante canadese della più nota cover-band degli Yes. Intanto, durante la registrazione dell’album Oliver Wakeman è stato allontanato e rimpiazzato da Geoff Downes, presente su Drama. Il tastierista non è arrivato da solo ma proprio con Trevor Horn, cui è affidata la produzione del disco e alcuni parti alle tastiere e ai cori. La maggior parte delle composizioni sono a firma Horn – Downes.

Alla fine di tutto questo guazzabuglio l’ italianissima Frontier Records (Napoli) ha dato alle stampe questo Fly from Here, ultima fatica della band.

Da alcune dichiarazioni dei protagonisti si evince che buona parte del materiale prodotto risale ai tempi di Drama, scartato dalla scaletta definitiva.

Si tratta di un lavoro abbastanza breve per gli standard odierni, 48 minuti, che ruota per lo più intorno alla suite Fly from Here la quale è divisa in sei tracce: dopo l’iniziale Overture la voce di David introduce We Can Fly, brano che in qualche modo funge da trave portante per l’impalcatura della suite. Le sonorità, i cori (grande Squire!), l’ambientazione, tutto riconduce immediatamente agli Yes anni ‘80, quasi a certificare la produzione del duo ex-Buggles. Gli immancabili svolazzi di Howe alla chitarra punteggiano il brano che si snoda su un tema arioso, ben interpretato da Benoit David. L’impasto vocale del gruppo rimane di prim’ordine, mentre giova ricordare che qui alle tastiere, come in occasione di WeCan Fly (reprise) e Hour of Need, troviamo ancora Oliver Wakeman.

Il pezzo successivo, Sad Night at the Airfield, costituisce la seconda parte della suite e rimane per me uno degli episodi meglio riusciti del Cd. Una ballata struggente cantata con bel piglio da David, arrangiata in modo splendido ; fanno da contrappunto al canto un arpeggio di Howe ed un ricco tappeto di tastiere, inframezzati dall’intervento della ritmica Squire-White.

Verso la metà del brano è proprio Chris con il suo basso che lentamente prende in mano le redini e conduce via via il pezzo ad una parte conclusiva di matrice Yes al 100%, con uno Steve Howe in gran spolvero.

Madman at the Screens si presenta come una song dall’andamento classico del gruppo, con l’organo a scandire il ritmo ed i vari passaggi. Bumpy Ride è in realta un breve e forse inutile stacco prima della reprise di We can Fly, con la quale termina l’omonima suite.

The Man You Always Wanted me to Be è un bella song per la quale Chris Squire ha scritto il testo e canta con il suo timbro inconfondibile; non ci troviamo di fronte ad un capolavoro ma il pezzo, impreziosito dagli interventi alla chitarra di Howe, risulta molto gradevole e comunque rimanda al suono storico della band in questo tipo di track. Ancora una volta spendo una menzione particolare per le parti cantate in coro.

A costo di ripetermi voglio sottolineare le belle parti vocali del Cd, questo vale anche per Life on a Film Set; la costruzione del pezzo è come sempre splendida, curato l’arrangiamento, sa però un po’ di datato. Seguono, rapide, Hour of Need, nella quale David cerca di ispirarsi davvero da vicino a Jon Anderson e Solitaire, consueto brano acustico di Howe nel quale il chitarrista da sfoggio della sua immensa tecnica. Due pezzi strutturalmente giusti ma a mio parere avulsi dal resto, un po’ “messi lì” come riempitivo.

A riprendere un po’ le fila del discorso provvede la conclusiva Into the Storm, gran bella song in pieno stile Yes. Tutta la band al gran completo è coinvolta nello svolgimento del tema e della stesura del brano, accreditato ad ogni singolo elemento, David compreso. Non mancano gli usuali stacchi e le ripartenze, magari meno da capogiro di un tempo ma comunque sempre di alto livello. Uno splendente assolo di Steve Howe, seguito da cori in lontananza porta gradatamente il pezzo a sfumare.

Nel complesso un buon lavoro, oltretutto inaspettato perché dieci anni sono veramente tanti, pur nella carriera di un gruppo longevo come gli Yes. Il materiale effettivamente all’ascolto risulta un po’ datato, nonostante l’impeccabile lavoro di Trevor Horn in regia; fare confronti tra Anderson e David a mio parere diventa antipatico ed inutile. Jon è parte della storia Yes, Jon è Yes ma il front man canadese se la cava in modo più che dignitoso e sfodera anche una certa personalità che in un contesto simile può tornare utile. Il timbro sicuramente si accosta in più occasioni a quello dell’illustre predecessore ma, ripeto, ci sa mettere del suo.

La suite Fly from Here resta a mio avviso il momento più riuscito mentre la seconda parte, ove si eccettui per The Man You Always Wanted me to Be e la finale Into the Storm “batte un po’ in testa”. Probabilmente possono ancora fare meglio ma questo rimane un ottimo punto di ri-partenza.

Max

Tracklist:

Fly from Here – Overture – 1:53
Fly from Here – Part I: We Can Fly – 6:00
Fly from Here – Part II: Sad Night at the Airfield – 6:41
Fly from Here – Part III: Madman at the Screens – 5:16
Fly from Here – Part IV: Bumpy Ride – 2:15
Fly from Here – Part V: We Can Fly (Reprise) – 1:44
The Man You Always Wanted Me To Be – 5:07
Life on a Film Set – 5:01
Hour of Need – 3:07
Solitaire – 3:30
Into the Storm – 6:54

Lineup:

Benoît David: voce
Steve Howe: chitarra
Chris Squire: basso, voce
Alan White: batteria, percussioni
Geoff Downes: tastiera

Oliver Wakeman – tastiera in We Can FlyWe Can Fly (reprise) e Hour of Need

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commenti
  1. Giulio ha detto:

    Un disco sicuramente grandioso paragonato allo schifo che è la musica oggi, siamo già sotto lo zero, se andiamo avanti così si può solo peggiorare.. sono un fan assurdo degli Yes, ma a parer mio se lo potevano risparmiare tranquillamente questo Fly From Here, anche perchè il materiale non è degli Yes veri e propri tranne praticamente la seconda parte del cd, comunque sono davvero buone The Man You Always Wanted Me To Be e Into The Storm

    • Max ha detto:

      Credo vada preso per quello che è, un ritorno a distanza di 10 anni senza Anderson ( e Wakeman ) e con parte del materiale probabilmente datato. Ad una delle band che hanno scritto la storia penso si possa concedere; i capolavori restano altri, molto lontani, tuttavia Fly From Here non mi è affatto dispiaciuto. Personalmente ritengo abbiano fatto di peggio, penso a Open Your Eyes.

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