Peter Gabriel New Blood 2011

Pubblicato: ottobre 17, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Il grande Peter ci ha preso gusto e dopo Scratch My Back ci riprova con questo New Blood che esce naturalmente su etichetta Real World Records. Stavolta non si tratta di cover di altri artisti ma di brani del suo repertorio ri-arrangiati. Anche in questa occasione il ruolo è  affidato a John Metcalfe che  dunque si assume la regia dell’operazione la quale vede tassativamente bandite chitarre e batteria. Il suono è affidato a orchestra e cori, esattamente come nel lavoro precedente.

In scaletta troviamo ben 14 brani che ripercorrono idealmente la carriera di Peter Gabriel; il Cd nella deluxe edition è accompagnato da un secondo disco dove ritroviamo quasi il medesimo materiale in versione strumentale, ad eccezione di quattro pezzi.

E’ possibile che tra gli appassionati la scelta delle tracce divenga materia di discussione, molte sarebbero state le possibilità; personalmente avrei molto gradito la presenza di Here Comes the Flood  tratta dal primo album. Ad ogni modo il materiale selezionato e presente è comunque di prima scelta, ancor’oggi tracks vive ed emozionanti come solo le sa rendere la voce di Gabriel.

A proposito: pur non essendo più un giovincello il 61 enne del Surrey dispone ancora di tanto gas ! I toni bassi sono quelli che io più amo e  li regala ancora pieni, profondi, talvolta oscuri. Sulle tonalità più alte tuttora riesce ad arrivare bene, magari non più perfettamente, a vette difficilmente raggiungibili.

The Rythm of the Heat apre l’opera e la scelta mi pare vincente, forse uno dei migliori passaggi. L’orchestra, i cori, donano ancora più mistero ed oscurità al brano interpretato con entusiasmo dal singer.

Downside Up è cantata con la figlia Melanie e risulta carica di pathos, le due voci si completano l’un l’altra su una stesa di archi molto evocativa.

In San Jacinto colpisce particolarmente l’introduzione al piano che stravolge in qualche modo gli schemi prestabiliti. Gabriel è davvero lirico in un cantato da brividi, da pelle d’oca, come solo lui e pochi altri sanno risultare.

Intruder così orchestrato e ri-arrangiato diventa un vero e proprio incubo, un pugno nello stomaco per la cupezza dell’atmosfera che vi regna, con un PG che offre di sè un’ottima prestazione di canto ed interpretazione emotiva.

A seguire la sempre bella ed intensa Wallflower, traccia che forse meglio di altre si presta a questo tipo di “maquillage”; Peter ancora una volta ci mette del suo per rendere meraviglioso l’ascolto, tutto sommato non discontandosi troppo dalla versione primigenia.

Spumeggiante, andante con brio la versione di In Your Eyes nella quale gli archi fanno la parte del leone; magari eccessivamente dilatata, quando la canzone, di per sè, era già un pò ripetitiva.

Mercy Street arriva come un momento catartico, a spazzare via qualsiasi accenno ritmico; si tratta di un quadro di rara bellezza e commozione, campanelle in sottofondo, la voce impregnata di pathos ed una cascata di immagini e ricordi, la definirei un’invocazione (…Dreaming of mercy In your daddy’s arms again…)

A scuoterci nuovamente ci pensa Red Rain, stupendo pezzo che francamente  faticavo ad immaginarmi privato della ritmica basso-batteria. Ed invece con mio grande stupore  la resa complessiva è semplicemente da paura ! Non soltanto per un motivo puramente…numerico, riferito all’ orchestra ma anche per la capacità di Metcalfe di comporre un arrangiamento che ne mantenesse perfettamente l’impianto sonoro.

Darkness conserva per tutta la durata un andamento altalenante, compreso tra parti estremamente intimiste di Gabriel ed altre in cui la forza dell’orchestra diviene vorticosa, in un gioco di chiaro-scuri necessario a rappresentare la battaglia contro l’ oscurità. Devo rinnovare una menzione per gli archi poichè vengono sapientemente utilizzati.

E’ Ane Brun a duettare con l’autore in Don’t Give Up e qua francamente il gioco si fa troppo impari perchè la cantante, a mio parere, viene totalmente sovrastata. Si cercava evidentemente una voce dal timbro che potesse ricordare Kate Bush ma in questo caso non sono molto convinto.

Con Digging in the Dirt si affronta a mio parere un altro ostacolo difficile, considerate le modalità di esecuzione ; l’ho ascoltata più volte ed in tutta sincerità sono rimasto un filo perplesso. A mio modo di vedere non è una traccia che si presta molto a questo tipo di rivisitazione, manca proprio di quell’aspetto tipicamente “cattivo” che la connota.

The Nest that Sailed the Sky , tratta da Ovo, è un commovente cammeo di pace e dolcezza, esclusivamente sonoro.

Il cinguettio di uccellini in lontananza , lo scrosciare di acqua fresca di un torrente compongono la bucolica ed impressionistica A Quit Moment prima del gran finale rappresentato da una vecchia conoscenza, Solsbury Hill. Scelta un pò spiazzante per concludere un album così particolare ma tant’è, Gabriel ha voluto ancora stupire con una trovata delle sue. La song, per sua natura, si lascia plasmare dall’orchestra con facilità mentre Peter pare cantare con un afflato un pò più spensierato, più leggero.

Se con Scratch My Back si era allonatanato dalla strada maestra per addentrarsi in un territorio ignoto, Peter Gabriel con New Blood pare riavvicinarsi al suo vissuto musicale, scegliendo questa volta sue canzoni. Ne risulta un disco molto interessante perchè pieno di belle sorprese alle orecchie degli appassionati, solo un paio di episodi mi paiono meno convincenti.

Dopodichè viene da chiedersi che cosa bolle in pentola; sono già passati nove anni dalla pubblicazione di Up e dunque non resta che sperare presto in un nuovo lavoro. Si sentono anche spifferi relativi a qualcosa con i Genesis ma conoscendo i suoi tempi lunghi è difficile fare previsioni.

Max

Tracklist:

  1. The Rhythm Of The Heat
  2. Downside Up (featuring Melanie Gabriel)
  3. San Jacinto
  4. Intruder
  5. Wallflower
  6. In Your Eyes
  7. Mercy Street
  8. Red Rain
  9. Darkness
  10. Don’t Give Up (featuring Ane Brun)
  11. Digging In The Dirt
  12. The Nest That Sailed the Sky
  13. A Quiet Moment
  14. Solsbury Hill
commenti
  1. thekiller6 scrive:

    Ok abbiamo parlato dello stesso disco, seppur in modo diverso, lo abbiamo “vissuto” con la stessa emozione… ma devo complimentarmi del tuo articolo, scritto molto bene…. verrò a trovarti più spesso🙂

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