Lou Reed & Metallica Lulu 2011

Pubblicato: ottobre 22, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Nella sua lunghissima carriera Lou Reed ci ha abituato a sorprese e colpi di scena, variazioni repentine e violente, spesso purtroppo lasciando piuttosto delusi. Pochi artisti come lui possono contare nella propria discografia episodi incomprensibili come quello quasi straziante  di Metal Machine Music (1975), il noioso e un pò pretenzioso The Raven (2003) oppure il tutto sommato inutile richiamo new age di Hudson River Wind Meditations (2007). Certamente il musicista di Brooklyn rimane un nome importantissimo nella storia del rock ma, sovente, dalle scelte discutibili.

 I Metallica sono una band che per parte loro non ha mancato nel corso degli anni di spiazzare i propri fans con scelte abbastanza contaddittorie, in  netta controtendenza con quanto fatto nella prima parte del proprio cammino, diciamo almeno per quanto riguarda i primi cinque album. Sfornando in seguito dischi di matrice molto più blanda rispetto al marchio di fabbrica speed trash metal si sono attirati le ire funeste degli appassionati, salvo poi invertire la rotta con Death Magnetic (2008).

Epoche musicali diverse, generi diversi, personalità probabilmente diverse: cos’è allora che ha originato questo progetto bizzarro, oltretutto costituito da ben due Cd ? Resta indubbio che negli Stati Uniti questo genere di collaborazioni, anche se così “estreme”, sia una prassi ben più usuale che in Europa, probabilmente anche perchè frutto di una mentalità decisamente più open. Le cronache narrano di un incontro casuale dal quale sia nata un’empatia musicale; resta il fatto che hanno dato vita ad un lavoro decisamente corposo e sorprendente. Il risultato ? Provo ad analizzarlo.

Dieci brani in tutto compongono l’album, sei sul primo Cd e quattro sul secondo; i testi sono tutti ad opera di Lou Reed che suona anche chitarra ritmica e tastiere. La musica è firmata da Reed e tutti i Metallica. Sono presenti anche interventi di archi, particolarmente sul secondo disco.

Brandeburg Gate è il brano di apertura, un riff cadenzato sul quale svetta la voce declamante di Lou, contrappuntata dai cori di James Hetfield; i Metallica accompagnano il cantato di Reed con poche variazioni, ove si eccettui almeno in parte per la ritmica.

A seguire The View in cui lo schema si ripete, Lou guida con la sua voce il gruppo che risponde con un suono decisamente più aggressivo e riconoscibile, in modo particolare quando prende il comando “vocal” Hetfield. Trujillo e Ulrich picchiano duro come sanno fare e finalmente anche Kirk Hammett esce dal torpore. Bel pezzo !

Pumping Blood è uno scontro frontale, un clamoroso impatto tra due mondi che collidono con tutte le rispettive forze ed energie. Finalmente si ritrova un Lou Reed coinvolgente, in grado di offrire emozioni come da tempo non accadeva. La band sprigiona potenza ad altissima velocità.

Un tempo para-normale (ma non per il gruppo di Los Angeles) pervade Mistress Dread dove se possibile lo scontro si enfatizza ancor più; LR canta in modo disperato, anche volutamente distorto; i Metallica paiono quasi disinteressarsene e procedere imperturbabili per la loro strada, senza soluzione di continuità. Un pezzo che ad ogni modo lascia alla fine prostrati, senza energie.

A fare riprendere un pò fiato ci pensa però Iced Honey, traccia decisamente più tranquilla che addirittura richiama parzialmente il Lou Reed dei tempi d’oro. Come in Brandenburger Gate i Metallica rimangono un pò al suo servizio, accompagnandolo in modo efficace ma rinunciando a imprimere un segno indelebile della loro presenza.

Chiude il primo Cd la lunga Cheat on Me, più di undici minuti. A dire il vero la song si trascina eccessivamente continuando a girare in tondo, quasi in un ipnotico loop cadenzato dalla voce indolente di Reed. Soltanto negli ultimi due minuti la monotonia è in parte spezzata dall’ incalzare più massivo del gruppo ma,in definitiva, il pezzo risulta un pò piatto.

Pausa rigenerante e si riparte forte con Frustration, riff molto oscuro e vigoroso quello prodotto da Hammet e compagni sul quale, ancora una volta, Lou alterna il suo cantato sofferto e strascicato a parti quasi recitate. Sicuramente la senzazione che origina il titolo è resa alla perfezione. Inoltre va doverosamente segnalata la prova del duo basso-batteria in perfetto Metallica style.

Con un atmosfera molto vagamente “waitsiana” si snoda lentamente Little Dog, testo amarissimo e crudo di Reed, supportato in sottofondo da una chitarra acustica e una elettrica distorta e carica di effetti.

Dragon riparte in qualche modo dal medesimo punto ma vira ben presto verso un orizzonte diverso, molto più serrato, dove i Metallica si liberano da un ruolo marginale per orientare con piglio deciso lo svolgersi del tema; nuovamente Lou Reed pare come  ricevere una scossa di adrenalina dalla potenza della band californiana e la track, pur non essendo un capolavoro di originalità, ne beneficia sicuramente.

La chiusura dell’album è affidata alla lunghissima (circa 20 minuti) Junior Dad caratterizzata ancora da un testo toccante e se vogliamo disperato. Una viola in sottofondo accompagna la ballad che risulta carica di emotività e ben costruita fino a poco oltre la metà. Di qui un’inspiegabile e lunghissima coda che nulla aggiunge a quanto di buono il brano avesse già mostrato.

Mai come in questo caso è difficile sintetizzare con un giudizio quanto ascoltato; a mio parere dallo strano connubio è Lou Reed che  riceve i maggiori vantaggi, rivitalizzato dalla potenza del gruppo e capace comunque di orientarne la funzionalità a suo piacere. Per i Metallica forse il discorso è proprio inverso e cioè molto bravi ad adattarsi e a supportare il singer newyorkese ma forse alla fine rimasti un pò troppo nelle retrovie.

I momenti migliori a mio avviso infatti sono racchiusi in quegli episodi in cui Reed e Metallica paiono fronteggiarsi anzichè venirsi incontro. 

Quasi un’ora e mezza per un lavoro che se più breve risulterebbe senza dubbio molto più agile; certo non è sufficiente un ascolto per metabolizzarlo, si colgono degli spunti interessanti ma un filo di perplessità rimane anche se, va detto, non lascia indifferenti.

Max

 

Tracklist:

‘Brandenburg Gate’
‘The View’
‘Pumping Blood’
‘Mistress Dread’
‘Iced Honey’
‘Cheat On Me’
‘Frustration’
‘Little Dog’
‘Dragon’
‘Junior Dad’

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