Evanescence Evanescence 2011

Pubblicato: ottobre 24, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Un titolo molto semplice, l’omonimo Evanescence, per il terzo atteso album del gruppo della brava cantante e pianista Amy Lee.

Ci sono voluti ben cinque anni dal precedente The Open Door che li aveva consacrati definitivamente sulla ribalta internazionale. Poi è accaduto un pò di tutto, si sono verificati alcuni avvicendamenti (anche polemici) all’interno della formazione che comunque può contare ancora sull’ incisivo chitarrista Terry Balsamo. Pure a livello di produzione l’operazione è risultata abbastanza articolata, affidata in un primo tempo al noto Steve Lillywhite il quale è stato in seguito rilevato da Nick Raskulinecz (Rush, Alice in Chains, Foo Fighters tra gli altri). Una genesi alquanto tribolata dunque che si è molto dilatata nel tempo, forse eccessivamente.

Nel lungo lasso di tempo intercorso tra i due lavori si sono svolte diversi esibizioni della band e svariate dichiarazioni della Lee hanno teso sempre a rassicurare i fans promettendo materiale nuovo e di fattura un pò diversa dal precedente.

L’album è qua e, a smentire o fugare ogni dubbio, va detto subito che poco o nulla è mutato nel sound. La maggior parte della critica ha cercato nel tempo di etichettare il gruppo dell’ Arkansas: gothic metal, alternative metal, symphonic metal e via proseguendo. Non so fino a che punto sia necessario appiccicare per forza un’ etichetta ad una band, probabilmente solo per comodità. Certo se si presta attenzione anche ai testi e ai temi principalmente trattati è indubbio che un’appartenenza al cosidetto gothic metal paia evidente, così possiamo dire che gli Evanescence hanno concepito il loro terzo lavoro di gothic metal.

Muovendosi in questo ambito che di per sè considero un pochino ristretto non era facile “inventarsi” qualcosa di nuovo o strabiliante e infatti così è stato. Sono presenti, intatti, tutti gli stilemi che hanno fatto conoscere gli Evanescence: la presenza vocale ed interpretativa di Amy Lee, molto brava anche al piano, una venatura di malinconia e tristezza che accompagna ogni pezzo, anche quelli più trascinanti. Il suono compatto ed efficace della band, sempre in grado di supportare ed evidenziare al meglio le qualità vocali della Lee, ora con una presenza di cesello e contorno, ora invece con un impianto sonoro potente ed aggressivo, talora anche volutamente “sporco”.

La totalità delle tracce, ben 12 (16 nella deluxe edition in mio possesso), sono scritte al solito dalla cantante con il contributo dei compagni per la parte sonora; si tratta di brani relativamente brevi, come di consueto, ben calibrati. Estensione vocale, presenza, lirismo: un concentrato di doti non indifferente che sono totalmente nel bagaglio professionale della Lee, che ha oramai impresso la sua voce come un marchio indelebile sul gruppo. Considerando che è appena trentenne sono sicuro che sentiremo parlare di lei ancora per molto; colpisce la capacità di passare in scioltezza dalle atmosfere più romatiche, intime e maliconiche a quelle più oscure, cupe, impetuose, riuscendo sempre a trasferire con il suo canto le emozioni che scaturiscono dai suoni. Una prerogativa che non è di tutti !!

La band , pure se parzialmente rinnovata rispetto al precedente lavoro, gira come un orologio. Balsamo effettua un lavoro instancabile alla chitarra, impreziosendo alla bisogna i pezzi con assoli di gusto e misurati. Viene ben assistito dalla seconda chitarra di Troy McLawhorn, vero e fondamentale  trait d’union con la sezione ritmica composta da Tim McCord al basso e il martellante Will Hunt alla batteria. Una citazione particolare voglio riservarla proprio agli ultimi due che caratterizzano il sound con il loro vigore, una garanzia per eventuali live-set cui magari potremo assistere in Italia.

Da sottolineare anche gli arrangiamenti degli archi, altra presenza costante nella musica degli Evanescence; merito sicuramente di una produzione di classe ed accurata.

Passando in rassegna le tracce ho francamente difficoltà ad indicarne qualcuna in particolare perchè il livello si mantiene medio-alto costantemente sin quasi alla fine. L’iniziale What You Want , primo singolo estratto, racchiude tutti i migliori ingredienti del gruppo risultando trascinante. Molto bello l’assolo della chitarra in Made of Stone, brano di grande energia. C’è tutta la grinta e la drammaticità di Amy Lee in The Change, ben assecondata da un sound a tratti epico.

My Heart is Broken è il paradigma di un fosco e cupo romanticismo proveniente da brumosi e freddi paesaggi del nord, con un canto di dolore disperato e travolgente.

Chitarre affilate e taglienti, il piano a segnare un contro-tempo, questo è il tema di Erase This, condensato di grinta ed emozioni scandito dal pesante fuoco di artiglieria della sezione ritmica, metallo rovente !

Muta tutto completamente con Lost in Paradise, dove Amy Lee da una prova delle sue capacità che definirei commovente per un pezzo (il più lungo dell’album) impregnato di tenerezza.

Nella seconda metà troviamo ancora episodi rimarchevoli come Oceans e sopratutto Never Go Back ma inesorabilmente compare un pò di ripetitività, una certa schematicità nella costruzione delle canzoni che finisce per ingenerare un senso di monotonia.

Peccato perchè in definitiva si tratta di un buon lavoro, gradevole e di sicuro impatto emozionale; purtroppo però l’ambiente musicale nel quale si sviluppa pone dei limiti difficili da travalicare, lasciando forse un’ impressione di staticità che francamente non immagino se sia superabile.

Tracklist:

  1. What you want
  2. Made of stone
  3. The Change
  4. My heart is broken
  5. The Other Side
  6. Erase This
  7. Lost in paradise
  8. Sick
  9. End of the dream
  10. Oceans
  11. Never Go Back
  12. Swimming Home
  13. A new way to bleed
  14. Secret Door
  15. Disappear
  16. Say You Will

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