PFM In Classic Teatro Verdi Firenze 25 Ottobre 2011

Pubblicato: ottobre 26, 2011 in Recensione Live Shows
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Premetto che oramai non ricordo più quante volte ho visto suonare la PFM, tante comunque ed ogni volta sono rimasto impressionato dalla carica e dalla voglia che riescono a trasmettere dal palco. Nella loro lunga carriera hanno attraversato varie fasi e forse, unici nel panorama nazionale, sono sempre stati in grado di battere nuove strade per rimanere vivi ed attuali, talvolta anche rischiando.

L’occasione di ieri sera era ghiotta e al tempo stesso insidiosa; nel passato già altre band (una a caso, i Deep Purple) avevano tentato la commistione tra il rock e la musica classica ma se in studio i risultati erano stati almeno accettabili, dal vivo gli esiti si erano rivelati scadenti.

Presentare sullo stesso palco una band ed un’orchestra non è operazione votata per antonomasia al successo.

Tutt’altra risposta è arrivata invece da Di Cioccio & Co. Mai avrei pensato fosse possibile riuscire a coniugare i due mondi con tale gusto e misura, riuscendo a bilanciare equamente le parti senza che una prevaricasse l’altra. Questo è frutto di tutte le componenti: il lavoro fine e prezioso dell’ Orchestra della Toscana, diretta magistralmente dal maestro Bruno Santori che ha mostrato tra l’altro un piglio quasi “rocker” nella sua direzione, conducendo l’ensemble ad una totale e perfetta contaminazione di generi.

La PFM ci ha messo del suo, anzi, molto di più, grazie alla passione musicale che sprigionano i suoi membri. Ripeto, il dato fondamentale che risalta è proprio la voglia, il desiderio si suonare, di coinvolgere il pubblico che stupisce in musicisti grandissimi ma certo non più ragazzini. Un esempio per i tanti gruppi emergenti !

Come da programma distribuito all’ingresso il concerto era diviso in due parti, la prima prevedeva esclusivamente repertorio classico, scelto dalla PFM a mio avviso con estrema saggezza. La seconda parte invece composta da pezzi del gruppo per concludere poi, come su Live in U.S.A. con il Guglielmo Tell di Rossini.

Fin dalle prime battute dell’ Ouverture da Il Flauto Magico di Mozart ho compreso sarebbe stata una serata indimenticabile,  anche per il particolare dell’abbigliamento dei tre, tutti in giacca grigia, una vera chicca !

Mussida allineava sul palco cinque chitarre, alternando le quali tesseva arpeggi e melodie da brivido. Patrick Djivas con il suo basso bianco Biarnel ha sfoderato una prestazione monstre, cucendo e persino variando sul tema con una tecnica e precisione spaventose.  Franz dal canto suo ha confermato che quando c’è da sudare e faticare per il rock è sempre in prima fila, sia  trovandosi dietro le pelli con la consueta perizia, sia quando prende le vesti del frontman per cantare e sprigionare tutta la sua creatività.

Il IV movimento-adagietto della Sinfonia n.5 di Gustav Mahler è stato struggente, per me un vero trionfo della riuscita unione sul palco. Un’ interpretazione profonda e sentita ha fatto sì che il silenzio in sala divenisse palpabile, tutte le corde dei sentimenti sono state impercettibilmente sfiorate da una musica che pareva provenire da un’unica fonte sonora e non due distinte.

Devo assolutamente citare anche la Danza dei Cavalieri da Romeo e Giulietta di Prokofiev, manifesto sonoro di una potenza e drammaticità quasi visiva, nel quale ancora una volta il “miracolo” tra le due formazioni è avvenuto.

Promenade the Puzzle, Dove…Quando, Maestro della Voce, Impressioni di Settembre e Celebration: questi i brani del repertorio del gruppo suonati, se vogliamo, a parti inverse. Anche qua il risultato è stato godibilissimo con il Maestro Santori a dirigere visivamente anche la band. Una menzione particolare la voglio riservare a Dove…Quando, cantata e se vogliamo recitata in modo viscerale da Di Cioccio che per un attimo mi ha fatto balenare davanti anche le immagini di Pagani e Premoli, complice forse l’arrangiamento delicato e profondo dell’ Orchestra.

Un solo bis, graditissimo, la ripetizione dell’ ouverture da Il Flauto Magico.

E poi eccoli tutti la sudati fradici al centro del palco con il maestro Santori, con Lucio Fabbri ( che violino !!).

Questi “giovanotti” che ancora una volta hanno saputo sfidare con successo i propri limiti, le proprie conoscenze, le proprie capacità per regalare una serata a dir poco indimenticabile. Grazie ragazzi.

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