Megadeth Thirteen 2011

Pubblicato: ottobre 27, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Uno dei nomi cardine del thrash-metal è proprio quello dei Megadeth che tornano con Thirteen, tredicesimo album composto da altrettanti pezzi, che vede tra l’altro il graditissimo comeback del bassista storico e originario Dave Ellefson. La macchina da guerra della band californiana è al solito “completata” dall’ immancabile mascotte Vic Rattlehead, che questa volta in copertina campeggia di spalle.

Personaggio controverso, alle volte discutibile, dal carattere certamente non malleabile; Dave Mustaine rappresenta però un’icona del chitarrista metal e continua a farlo con tanta dedizione, tecnica e grinta. Il suo songwriting non è mutato nel tempo, tematiche spigolose affrontate sempre con piglio polemico e di protesta, di chi forse è in guerra con il mondo. La musica va di pari passo con costruzioni abbastanza immediate ma di rara efficacia, sospinte da una potenza e velocità fuori dal comune. La tecnica sullo strumento certo non è in discussione e ad ogni disco ne regala saggi stellari. Mustaine è realmente uno dei migliori esempi di bandleader: chitarrista incredibile, voce trascinante, compositore, un concentrato di forze magari difficile da tenere a bada ma devastante !  Il resto del gruppo, musicalmente parlando, è paragonabile ad un blocco di granito con la ritmica Ellefson – Drover (batteria) dotata di una solidità e feeling raramente riscontrabili almeno in questo ambito. In grado forse più di altri di variare tempo e riuscire a mantenere intatto il tiro del brano, sempre e comunque, facendo ricorso anche ad un pò di fantasia.

Chris Broderick alla chitarra ritmica e seconda voce è un partner perfetto per DM, in grado di sostenerlo a fondo e alla bisogna anche di prenderne il posto. L’intesa con il resto del gruppo ormai cementata va a beneficio del sound sempre pieno e massivo.

Analizzando con molto piacere questo Thirteen tengo a ricordare la mia premessa di partenza e cioè quella di cercare di limitarmi il più possibile al commento del Cd in questione perchè trovo sarebbe inutile andare a riparlare di Rust in Peace (ne cito uno) che recita 1990.

E dunque….per i puristi-maniaci del metal (speed,thrash,alternative) questo può essere un lavoro con alcuni se e diversi ma, nel senso che le cavalcate infernali a 300 all’ora ci sono, non mancano ma, appunto, non ci sono solo quelle: c’è anche dell’altro. Ciò probabilmente scatenerà discussioni e magari anche critiche feroci, chi scrive invece pensa sia uno dei punti di forza del disco.

Si badi bene, gli elementi che contaddistinguono il suono dei Megadeth ci sono tutti, nessuno escluso, con allunghi a velocità folli, drumming e linee di basso possenti e cattive, voce killer di Mustaine, un wall of sound tra i più mostruosi che ci siano in giro. La rabbia c’è ancora, a quintali. Ogni tanto però danno una lieve strizzata d’occhio a qualche venatura hard-rock (lievemente) più melodica, piazzano un paio di mid-ballads pure se in stile e dunque, se vogliamo, escono un pò dal seminato.

Dopo ventisei anni di storia e tredici album, personalmente, non la trovo una cosa disdicevole, anzi, ma lascio ovviamente ad ognuno il proprio giudizio.

Apre le danze un trittico formato da Sudden Death, Public Enemy No.1 e Whose Life (Is It Anyways?) le quali credo possano fare felici i supporters storici, più fedeli. Manifesto di ciò che il gruppo è stato e vuole ancora oggi rappresentare: scariche di adrenalina, scale eseguite a velocità siderali, incessante e senza tregua la sezione ritmica.

We the People è una traccia un pò di passaggio, non minore ma neanche particolarmente significativa, una sorta di “bridge” che conduce a Guns, Drugs & Money, pezzo bestiale, denso di tutta la cattiveria e la forza che sanno ancora produrre i Megadeth. Da ascoltare tutto d’un fiato, bellissima !

Never Dead prosegue sulla stessa falsariga con un ritmo ancora più serrato e veloce, un incubo che non lascia respiro.

New World Order è una canzone scritta da tutta la band nel 1991 e mai incisa prima; episodio un pò a sè stante dal resto del lavoro ma comunque vi si integra senza difficoltà.

Grande uso di flanger introduce le chitarre di Fast Lane dove forse nei riff si scorge quella stilla di hard-rock che può spiazzare. Non si tratta di un suono Zep o Sabbath, è bene essere chiari: forse la linea melodica è soltanto un pò meno estrema, tutto qua. Quanto sopra vale anche per la successiva Black Swan, rilasciata già come singolo; qui certo una concessione ad una maggiore “leggerezza” pare più evidente ma non per questo gira peggio, tutt’altro. L’assolo di Dave è invece molto curato e fantasioso, pur non ricorrendo a tutta la riserva di velocità di cui dispone.

Di altra pasta è fatta Wrecker, altro proiettile sparato dai Megadeth che contiene un assolo di Mustaine spaventoso mentre la chitarra di Broderick, insieme ai due della ritmica, erige una muraglia di suoni pazzesca.

Arriva quindi la bellissima mid-ballad, Millennium of The Blind, dove la voce di Mustaine costruisce e raggiunge il “drama” con toni bassi e strascicati.

Ancora un marchio di fabbrica con Deadly Nightshade, dal riff cattivo e potente, nella quale nuovamente il leader offre una grande prova alla chitarra.

Non poteva che concludere 13, seconda e suggestiva mid-ballad, colma di tutte le sonorità tipiche del gruppo e con un fraseggio forse eco di Ritchie Blackmore.

Fedeli a loro stessi, pur con qualche piccolissima e piacevole divagazione, i Megadeth propongono un bel disco, coinvolgente, che si ascolta e riascolta con piacere. Dopo tanto tempo e mille traversie trovo siano rimasti ancora ad un ottimo livello e di questo dobbiamo essere loro grati.

Max

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commenti
  1. PeaceSells ha detto:

    Bella recensione…solo un appunto THRASH metal,grazie.
    Trash=spazzatura
    Ah e Vic RATTLEHEAD

  2. Max ha detto:

    Grazie per la segnalazione, ho corretto.

  3. iMM ha detto:

    Ottima e onesta recensione, al primo ascolto e da fun di prima data ho buttato mer*a a palate ma…. a ripensarci è a riascoltarlo almeno un paio di volte devo dire che anche se non si parla di capolavori alla RIP è un bel ritorno ci sono ovviamente dei distinguo che susciteranno in ognuno sfumature diverse, per come la penso grandi artisti di questo calibro o si spingono a sfornare come marchio di fabbrica lo stile ripetitivo dei propri dischi (vedi ACDC che per quanto mi piacciono obiettivamente sono sempre su quel clichè da una vita) o cercano di andare oltre (si dice crescere artisticamente), osare tentare incanalare le proprie capacità creative-tecniche anche in altre strade. Beh i Megadeth (anzi Dave) ci rpovano e ci mettono passione, non ci riescono al max e cascano sul morbido cioè sul loro sound ..in questo caso offrendo un buon disco, un buon ritorno, non immediato ma come quei tipici dischi che al secondo ascolto cambi idea-pregiudizio.

    • Max ha detto:

      Innanzitutto ti ringrazio per il commento che tra l’altro fornisce vari spunti di riflessione. Non è mai facile per una band dalle connotazioni spiccate “inventarsi” qualcosa di nuovo o di diverso ma devo ribadire che a mio parere i Megadeth in questo caso hanno fatto un buon lavoro. E’ pur vero che quando qualche artista osa seriamente, vedi la collaborazione L.Reed – Metallica, spesso viene stroncato in maniera inesorabile. L’opposto è rappresentato invece da quelli che, come gli AC/DC, decidono di non uscire dal proprio territorio (ma diamo loro atto che sono davvero bravi a fare ciò che fanno !!).
      La via di mezzo, se vogliamo, l’hanno intrapresa proprio Mustaine e soci con Thirteen. Più lo ascolti e più lo apprezzi.

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