Arena The Seventh Degree of Separation 2011

Pubblicato: novembre 8, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Un tempo sarebbe stato impensabile per un musicista essere parte di due o più band contemporaneamente; oggi è diventato un fenomeno al quale si assiste abbastanza di frequente, valga per tutti l’esempio di Mike Portnoy. Il mondo della musica è notevolmente mutato, la “globalizzazione” lo ha pervaso sia dal punto di vista della produzione che della fruizione. Non si sottrae a questa regola nemmeno l’ottimo Clive Nolan, tastierista dei Pendragon, che dal 1995 porta avanti parallelamente il progetto degli Arena.

The Seventh Degree of Separation è la loro ultima fatica, che fa seguito a distanza di ben sei anni a Pepper’s Ghost. Nolan si divide la leadership con il sempre presente Mick Pointer, batterista originario dei Marillion, quelli di Script per intenderci. Il vocalist nel frattempo è di nuovo cambiato: Rob Sowden ha lasciato il posto a Paul Manzi mentre al basso si registra il ritorno del bravo John Jowitt. Completa la formazione il chitarrista John Mitchell. Diversi cambi di line up hanno contraddistinto la storia della band quindi, ove si eccettui per Nolan e Pointer, unici sempre presenti. Con questo hanno pubblicato a oggi sette album ma se nei primi era evidente la matrice Marillion-Pendragon che li collocava con decisione in ambito new prog con Pepper’s Ghost la deriva metal era andata sensibilmente aumentando, con risultati in chiaroscuro : un qualcosa lasciato sospeso a mezza via, carico di luci e qualche ombra. Perchè a mio parere la commistione tra i due generi può dare (e ha dato) risultati anche sensazionali ma la difficoltà sta nel riuscire a bilanciare efficacemente i due elementi cercando di non ripetersi all’infinito e questo, spesso, non è facile.

Tornano dunque con questo lavoro composto da ben tredici pezzi per una durata totale di circa cinquantatre minuti. Un disco che a livello di intensità comincia piano per crescere gradualmente; i primi tre brani risultano piacevoli ma nulla più, quasi il gruppo si sentisse un pò arrugginito dopo gli anni di silenzio. Da sottolineare ad ogni modo la prova vocale di Manzi, potente e presente sopratutto in The Great Escape, che comunque denota un certo tiro. Una partenza un pò sottotono che in effetti non fa presagire molto di buono (incomprensibile l’episodio di One Last Au Revoir almeno per metà) ma fortunatamente arriva con il suo andamento epicoThe Ghost Walks a risollevare le sorti del Cd che a mio avviso avrebbe dovuto cominciare da qui. Thief of Souls denota ancora le qualità del nuovo cantante che si inerpica su di un fraseggio al piano di Nolan, poi sostenuto da tutta la band.

Close Your Eyes è una breve ballata prog composta con gusto, molto cadenzata, dove spicca l’ottimo lavoro della ritmica.

Echoes of the Fall , meno di tre minuti, è il brano che più di tutti piega verso sonorità metal con risultati non troppo lusinghieri. Certi temi paiono solo abbozzati e pertanto rimane un pò lì, funge forse da filler e nulla più.

Di altra pasta sicuramente è fatta Bed of Nails dove finalmente troviamo un bell’intervento della chitarra di Mitchell; traccia corale nella quale si esprime tutta la drammaticità del gruppo.

What If ? rappresenta il momento migliore del canto di Manzi che da spazio alla sua apprezzabile estensione vocale in una song calda e appassionata, contrassegnata ancora da dei bei fraseggi di chitarra.

 

 

Trebuchet e Catching the Bullet sono la dimostrazione di connubio riuscito tra prog e metal, fatto di sonorità più dure e ruvide. Motorizzate dal lavoro incessante della ditta Jowitt/Pointer, dove si creano varchi per splendidi assoli di chitarra, sopratutto in Catching the Bullet. Sullo sfondo le magiche tastiere di Nolan disegnano arabeschi e delineano le trame su cui si snodano i brani.

Bella la chiusura con The Tinder Box che in alcuni passaggi mi ha fatto ripensare agli Uriah Heep dei tempi che furono,  quando cantava David Byron.

Nel vasto panorama del genere gli Arena al momento sono un pò a sè stanti, nel senso che sono ben lontani da sonorità tipo Symphony X o Stratovarius (versante metal) ma neanche più così ortodossi verso il prog della seconda ondata (Marillion, Pendragon, IQ) , anche se a questi logicamente più si avvicinano.

L’ingresso della nuova “voice” è sicuramente una nota lieta, a mio parere si cala molto bene nel ruolo. Il gruppo non mostra cedimenti, gira bene come ensemble rodato nonostante i frequenti cambiamenti e peraltro è formato da ottimi musicisti. Il suono è ben prodotto ed equilibrato.

Resta però come un senso di incompiutezza, di qualcosa che avrebbe potuto essere meglio sviluppato e che invece a tratti è rimasto in embrione. Un buon disco che però temo si possa perdere tra molti altri.

Max

 

Tracklist:

  1. The Great Escape
  2. Rapture
  3. One Last Au Revoir
  4. The Ghost Walks
  5. Thief Of Souls
  6. Close Your Eyes
  7. Echoes Of The Fall
  8. Bed Of Nails
  9. What If?
  10. Trebuchet
  11. Burning Down
  12. Catching The Bullet
  13. The Tinder Box
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commenti
  1. Barattolè. ha detto:

    ciao!! Mi azzardo umilmente a dirti cosa ne penso io con le mie di sensazioni…
    Questo album è un viaggio oscuro e talvolta surreale in i posti che si potrebbero invece evitare. Anche in questa fase, la potenza e l’atmosfera della musica splende dentro ogni traccia… metal, progressive rock .. ballate… Insomma 🙂 un connubio… quasi perfetto. deve piacere e deve piacere questa nuona fomazione! sono in circolo da fine ottobre 2011 o sbaglio? . in Italia per ora non se ne parla di venire…. sperem!!!! sempre piacevole incontrarti!

  2. Barattolè. ha detto:

    Ti ho messo sul mio facebook… senza permesso… (scusa( ma mi piace molto come ti muovi tra la musica… se credi mi trovi qui.

    https://www.facebook.com/vetrano2 alla prox. cate.

  3. riccardo ha detto:

    Disco ottimo che rimescola il loro primo sound ad un suono più moderno coadiuvato anche dall’ottimo lavoro del nuovo singer,ce ne fossero di dischi come questi in un panorama musicale così desolante.Unica nota negativa la durata del disco un pò poca potevano incrementare con qualche strumentale.

    • Max ha detto:

      Sicuramente un gran bel disco, curato e con bei suoni. Ripetuti ascolti lo fanno apprezzare maggiormente; da parte mia però rimane come un senso di incompiutezza, ho l’impressione che non ne abbiano tirato fuori tutto il potenziale. Probabilmente invecchio e divento troppo pignolo….

      • fish ha detto:

        per barattole’….mi spiace aver letto solo ora il tuo commento sugli arena se non hai gia’ saputo
        sono stati il 13 nov.2011 a sommacampagna verona…….sul loro sito c’e’ anche la foto dell’organizzatore dell’evento….se interessa tra 1 mese circa ci saranno gli IQ con subterranea tour…..vedere il sito organizzatore …..club il giardino lugagnano vr.

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