Machine Head Unto the Locust 2011

Pubblicato: novembre 20, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Nell’attuale panorama del thrash metal molti sono i gruppi che picchiano duro ovviamente ma forse i Machine Head vanno oltre. La band di Oakland si conferma una volta di più con questo Unto the Locust, settimo capitolo della propria discografia che esce su etichetta Roadrunner. Il quartetto ha dimostrato negli anni di essere in grado di mettere letteralmente a ferro e fuoco ogni live set cui ha preso parte e ha il merito di riuscire a trasferire per intero questa forza su disco. Robb Flynn (voce e chitarra) e Adam Duce al basso sono gli elementi presenti nella formazione sin dagli esordi; a chiudere il cerchio troviamo il batterista Dave Mc Clain ed il chitarrista Phil Demmel, ultimo arrivato in ordine di tempo ma già con il gruppo dal 2002. E’ abbastanza facile trovare riferimenti nel genere, primi tra tutti i Metallica ai quali evidentemente i Machine Head possono essere accostati ma trovo in loro ancora una vitalità quasi intatta, oltreche potenza e velocità davvero inaudite. E ancora, vorrei sottolineare che come già in passato riescono a dare prova anche di buona tecnica, piazzando qua e la passaggi un pò a sorpresa nei quali riescono a farsi apprezzare non solo per la celerità delle esecuzioni.

In ogni caso il nuovo album ha la forza di un diretto in faccia, tirato da un peso massimo. Sono presenti tutti gli ingredienti cari ai fans del thrash ma, ribadisco, a differenza di altri gruppi anche più celebrati, sprigionano un’ energia unica e all’ascolto paiono ancora freschi, non ripetitivi. Anche ciò va loro ascritto come un grande merito perchè se c’è un grosso rischio insito in questo tipo di metal è proprio questo; sapervi tenere testa è davvero gran cosa.

Prodotto da Robb Flynn si divide in sette tracce delle quali la più lunga è la prima, circa otto minuti e mezzo. I californiani rispetto al recente passato hanno optato per una durata minore dei brani a vantaggio dell’impatto e della vitalità, evitando che il dilatarsi eccessivo portasse alla noia. Flynn è autore anche di tutte le song, quando solo e quando coadiuvato da Demmel o Mc Clain.

Come dicevo il primo pezzo si intitola I Am Hell (Sonata in C#) : aperto dal coro “Sangre Sani” in un atmosfera raccolta e religiosa che viene spezzata dalla batteria di Mc Clain prima e dalla voce di Flynn poi che dichiara : “I am Hell”. Di qui parte una furiosa cavalcata thrash che lascia senza fiato. Un impeto starordinario anima la band nel pezzo d’esordio e questo si manterrà lungo lo snodarsi del disco, più o meno sino alla fine. Preziosi inserti di chitarra punteggiano la trama che al solito è mozzafiato, groove basso/batteria tirata a palla di cannone. Improvvisamente un ‘arpeggio di chitarra acustica pone fine al delirio per poi lasciare posto alla parte finale, corale e molto più cadenzata.

Si riparte a pieno regime con la successiva Be Still and Know in cui sono molto belli i cori realizzati da Duce e Demmel, su un potente riff di chitarra. Improvvise accelerazioni a ritmi vertiginosi, il cantato “growl” che a tratti la fa da padrone, colorando di ombre oscure un pezzo altrimenti quasi “solare”.

Locust è il pezzo scelto come singolo e non a caso direi, visto che dispone di un tiro micidiale; è un pò l’esposizione del catalogo della band, contiene proprio tutte le peculiarità del genere e di come loro lo vivono e lo interpretano. Pochi istanti in cui riprendere fiato, un brano suonato e vissuto in apnea dall’inizio alla fine.

 

 

Stesso discorso vale per This is the End nella quale ancora una volta emergono dei bei cori che stanno a testimoniare comunque la cura posta nella costruzione delle tracce.

Un inizio abbastanza “alternative” per la seguente Darkness Within, pezzo sorprendente e in apparenza un pò avulso dal contesto generale, nel quale invece si trova forse il più bell’assolo di chitarra dell’intero lavoro. Temporaneamente accantonata la velocità i Machine Head costruiscono un brano metal a tutti gli effetti, quasi una mid ballad se è possibile definirla tale, dando prova anche di avere dalla loro fantasia e voglia di uscire ogni tanto dagli schemi.

 

 

Pearls Before the Swine è come uno schiaffo che riconduce immediatamente sui terreni prediletti dai MH, serratissimo, senza soste. Veramente impressionante il lavoro delle due chitarre che duettano e talvolta duellano con la coppia ritmica Duce e Mc Clain.

Tocca a Who we Are il compito di terminare il Cd e lo fa nel migliore dei modi, quasi un inno al thrash metal e alla sua forza; pezzo forse più coinvolgente del lavoro, infarcito da assoli di chitarra sparati come proiettili. Una bellissima parte cantata in coro, seguita da un rullante marziale che sfuma nel suono di archi spegne lentamente le luci su questo disco.

Freschezza, passione, partecipazione, tutti elementi che zampillano spontanei all’ascolto del nuovo dei Machine Head. La tecnica non latita ma c’è anche l’intelligenza di non abusarne, riuscendo a condensare i brani in una durata accettabile, mantenendo alto pertanto il livello di attenzione. Da rimarcare anche il coraggio, è il caso di Darkness Within, di imboccare una strada diversa con ottimi risultati. Il “growl” è molto presente ma non costantemente, in tutto l’album; bene così perchè alla lunga lo trovo monotono.

Max

 

Tracklist:

01 – “I Am Hell (Sonata in C#)”

“I) Sangre Sani”

“II) I Am Hell”

“III) Ashes To The Sky”

02 – “Be Still And Know”

03 – “Locust”

04 – “This Is The End”

05 – “Darkness Within”

06 – “Pearls Before The Swine”

07 – “Who We Are”

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