Ozric Tentacles Paper Monkeys 2011

Pubblicato: novembre 29, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Ozric Tentacles, ovvero quando è possibile riuscire ad essere piacevolmente ripetitivi. Dagli esordi che datano ormai 1984 la band inglese ha mutato quasi impercettibilmente il proprio impianto sonoro che, volendo cercare una definizione abbastanza appropriata, li colloca in ambito space rock. Molte le influenze di nomi illustri nel loro sound: tra queste sicuramente Gong ( Steve Hillage è anche apparso su loro Cd), Hawkwind, Pink Floyd, Tangerine Dream e persino Frank Zappa per la capacità di innestare con abilità anche elementi di fusion. Durante la loro evoluzione hanno via via saputo introdurre anche momenti reggae e new age in un caleidoscopio acustico sempre ben calibrato e di effetto. Da sempre il loro repertorio è prettamente strumentale, fatto di brani anche piuttosto lunghi ma in qualche modo sempre interessanti. Ultimamente hanno aggiunto alla loro proposta pure qualche frammento trance electronic che, seppur un pò sorprendente, non lascia delusi.

Storicamente la formazione ha visto il susseguirsi di cambi e sostituzioni, un vero gruppo aperto. Ad oggi l’ottimo Ed Wynne è rimasto il solo membro originario di questa strana accolita di musicisti, eccentrici e forse ai margini del mainstream ma di indubbio valore. Wynne è anche l’autore della maggior parte dei pezzi e la sua costante presenza ha garantito agli OT la possibilità di proseguire il proprio cammino che altrimenti sarebbe stato fortemente in dubbio.

Rimangono proverbiali i live set della band, sopratutto per il loro modo di approcciare l’esibizione e per le sensazioni che sa regalare la loro musica al pubblico; in ogni caso si tratta di concerti molto diversi da gran parte degli altri.

Ecco dunque il nuovo Paper Monkeys; va detto subito che questo capitolo poco aggiunge al passato ma nulla toglie. Questa simpatica e fantastica ripetitività della quale gli Ozric si nutrono ha il potere di non annoiare, differentemente da quello che succede per altri gruppi. La loro musica è composta da talmente tanti elementi fusi e miscelati tra loro che riesce sempre a risultare piacevole anche se già sentita. Inoltre va detto che il valore dei musicisti, al di là del loro scanzonato modo di porsi, è considerevole; difficilmente si riuscirebbe a portare a termine in modo soddisfacente questo tipo di progetto se così non fosse.

Come detto Ed Wynne chitarra e synth, Brandi Wynne al basso, Ollie Seagle alla batteria e Silas Wynne synth, questi ultimi due nuovi entrati. Confezionano un lavoro composto da nove tracce per la durata di un’ora che non si discosta troppo dalla produzione precedente.

Voglio segnalare sopratutto cinque brani, sono quelli che mi paiono i più degni di nota.

In primis Lemon Kush dove la band sprigiona tutta la sua fantasia e capacità di mixare tra loro tempi e generi diversi. Musica elettronica, fusion e stacchi cari al prog ne fanno un pezzo estremamente serrato e godibile. L’impressione che possono destare certe sonorità trance non è di fastidio ma di azzardo riuscito. Su tutto certe frasi di chitarra “zappiane” sono come la ciliegina sulla torta !

Lost in the Sky mi sembra uno degli episodi più indovinati, carico di effetto ed ancora una volta con  splendide parti di chitarra molto vicine al vecchio Frank. Di nuovo insistono piacevolmente atmosfere in ambito trance che si sposano perfettamente con gli altri elementi del brano.

La title track è decisamente più in ambiente space rock; traccia dalle sonorità più dure e ruvide delle precedenti, rimanda a vecchi titoli del gruppo. Episodio tipico della band, vero marchio di fabbrica nel quale nuovamente va segnalato il gran lavoro di Ed Wynne alla chitarra. Ipnotico e continuo il drumming, accompagnato da linee di basso piuttosto marcate e decise.

La successiva Plowm abbraccia ancora più di altre suoni trance con parti quasi drum&bass; grandissime architetture dei synths sulle quali chitarra da un lato e ritmica dall’altro erigono la struttura del brano, comunque gradevole e mai scontato. Sicuramente gli Ozric spingono molto più che in passato sulla ritmica e questo forse può rappresentare nel loro caso un piccolo cambiamento.

Will of the Wisps, oltre dieci minuti, è il pezzo più lungo del Cd ed è come un manifesto della produzione odierna della band inglese. Ipnotico e lisergico come di consueto ma trainato da un ritmo pulsante ed inarrestabile che talora comprende anche venature funky.

Sono lontani i tempi di Erpland e Jurassic Shift ma questo sta a dimostrare anche che bene o male, pur mantenendo quasi inalterato il canovaccio, degli elementi di novità sono stati introdotti. Non va dimenticato il fatto che ci si trovi davanti ad una band solo strumentale, non ci sono parti di canto e questo senza dubbio indirizza giocoforza il sound.

Dunque forse bravi ma ripetitivi e questo, nel caso degli Ozric Tentacles, oltrechè un limite è anche una peculiarità.

Max

Track list:

1. Attack Of The Vapours

2. Lemon Kush

3. Flying Machines

4. Knurl

5. Lost In The Sky

6. Paper Monkeys

7. Plowm

8. Will Of The Wisps

9. Air City

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