Arriva una delle release più attese di quest’ anno, a quattro anni di distanza tornano i Nightwish con Imaginaerum, ultimo episodio del gruppo finlandese guidato dal tastierista Tuomas Holopainen che firma tutti i pezzi dell’ album e ne cura la produzione.

Alfieri di un symphonic power metal strettamente legato alla cinematografia e al mondo “fantasy” in particolare, hanno al loro attivo sette album in molti dei quali è spesso presente un’orchestra ed un coro ad enfatizzare i toni e le melodie immaginifiche della band. Molti elementi di gothic e power metal vengono spesso fusi con atmosfere da vera e propria colonna sonora. Senza dimenticare gli sconfinamenti operistici della voce di Tarja Turunen, forse anche eccessivamente lirica, in seguito sostituita dall’attuale vocalist Anette Olzon. Meno svolazzi ma decisamente più concreta e rock.

Oltre ai già citati Holopainen ed Olzon la formazione prevede Marco Hietala al basso, Jukka Nevalainen alla batteria e Emppu Vuorinen alle chitarre.

Imaginaerum nasce come un progetto piuttosto ambizioso, direi in linea con ciò che propone l’ascolto. Parallelamente è prevista l’uscita nelle sale del film omonimo, così da marcare ancora maggiormente il legame esistente tra la loro musica ed il mondo delle immagini. La storia, brevemente, narra di un vecchio musicista che ha perso la memoria, non ricorda più niente della sua vita adulta, nemmeno la figlia; in punto di morte ricorda solo della sua gioventù…

A questo punto verrebbe da dire che la fantasia e l’inventiva di Holopainen non hanno limiti, purtroppo invece non è del tutto così. Perchè se è vero che il disco è estremamente evocativo, impregnato di riferimenti, spesso sinfonico ed epico è anche vero che dà netta la sensazione di avere un preciso limite, quello di essere troppo “al servizio” della fantasia e delle immagini.

Arrangiamenti pomposi portano all’ascolto realmente a fantasticare, è reale l’impressione di essere seduti in una sala cinematografica più che davanti ad un lettore CD. Questo inevitabilmente però va a detrimento della band, rarissimi ad esempio gli assoli di chitarra; non siamo neanche più nell’ambito di un concept, qua i Nightwish vanno oltre ma a mio parere rischiando un pò di perdersi. L’ album ha una durata eccessiva, un’ora e un quarto che risulta dilatata oltre misura.

Una ninna nanna cantata in finlandese, Taikatalvi, fa da opening e nonostante la sua brevità, densa di arrangiamenti com’è recita la parte di un piccolo assaggio di quel che verrà poi.

Il quadro si modifica completamente con Storytime, brano uscito anche come singolo. La bella voce della Olzon prende il comando delle operazioni in un brano che ha tiro e che sorprende con improvvisi cambi di ritmo.  A mio parere è un pò scontato, il gruppo accompagna la cantante con energia ma su tutto aleggia la pesantezza dell’orchestra e di arrangiamenti molto fastosi, quasi invadenti. Sullo sfondo i consueti cori epici.

Ghost River è un pezzo decisamente più duro, spigoloso. Finalmente il gruppo pare liberarsi dalle catene e da sfogo alla propria espressività; il lirismo del canto di Anette Olzon non è fine a sè stesso ma intervallato e variato da diverse timbriche che lo fanno apprezzare. Certo è che cori e archi non mancano mai e anche in questo caso, ogni tanto, tornano a farsi sentire.

Una ballata oscura e romantica Slow, Love, Slow, giocata su una base tra il jazz e il blues grazie ai fraseggi del piano e della batteria suonata con le spazzole. Grande prova interpretativa della cantante svedese, dotata in questa occasione di un timbro molto caldo. Il brano contiene uno dei rari assoli di chitarra presenti sul disco. Convincente !

I Want my Tears Back scuote dal caldo abbraccio della traccia precedente e di nuovo il gruppo sembra ritrovare il proprio spazio, chitarra dura, lavoro secco e deciso alle pelli di Nevalainen; un pezzo che per qualche frammento rimanda al suono degli Evanescence. L’ ingresso poi di una cornamusa ne modifica parzialmente gli equilibri per poi riprendere il tema iniziale.

Scaretale è la cronaca di incubi infantili, estremamente cinematografica e recitata. Un inciso che trova posto perfettamente in una soundtrack ma che qua, francamente, lascia abbastanza sbigottito.

Stesso concetto si può applicare per la successiva Arabesque, brano strumentale dai riflessi orientali che può avere qui una funzione di filler e poco più.

Piena di colpi di scena ed a sorpresa invece è Turn Loose the Mermaids, antica ballata cantata con sentimento e suggestione da Anette; un delicato arpeggio di piano le fa da contorno e la accompagna quando sul più bello si fa strada un atmosfera da western italiano, con tanto di rullante in sottofondo. Il pezzo si riscatta nella parte conclusiva ma quell’intermezzo, per me, resta un mistero.

Rest Calm è uno dei brani più pesanti e possenti dell’intero lavoro dove finalmente i Nightwish sfoderano un pò di quella potenza che, almeno sin qua, pareva persa, dimenticata. Ancora trova spazio un assolo di chitarra, la ritmica può sbizzarrirsi con più libertà. La voce della Olzon ha la possibilità di emergere con tutta la sua dinamica.

The Crow, the Owl and the Dove è un’ altra ballata, dolce, nella quale la cantante è affiancata alla voce dal bassista Marco Hietala (co-autore del brano). L’impasto vocale è ottimo, il pezzo abbastanza semplice nella sua costruzione ma molto piacevole, lineare.

Si torna al cinema con Last Ride of the Day, potente e sinfonico al massimo livello. Di nuovo però i Nightwish sembrano riprendere in mano le fila del discorso, grande impatto e fuoco di suoni. Tra i vari crescendo vocali si inseriscono i consueti interventi dell’orchestra, ormai imprescindibili.

Sullo sfumare del brano precedente compare maestosamente Song of Myself, traccia di oltre tredici minuti che contiene anche un brano recitato su di un poema di Walt Whitman. Vuole essere la trave portante del lavoro, l’architrave sulla quale poggia tutta la costruzione e in parte assolve bene a questa funzione. La mia impressione è però che la song paghi dazio alle “esigenze” delle telecamere; è vero che non è il primo episodio di tale portata nella loro discografia ma questa mi pare dilungarsi un pò troppo. Un peccato perchè l’impianto è senz’altro valido.

La title track ha l’onore di completare il disco; di nuovo ritornano i temi orchestrali apparsi precedentemente, dapprima malinconici poi sinfonici e fantastici, in un compendio musicale di quanto proposto per tutta la durata del disco.

Lentamente scorrono i titoli di coda e i vari credits. Ascolto la musica e immagino un film, ascolto la musica e mi trovo un pò sballottato tra spunti molto diversi tra loro, apparentemente senza un filo logico. Imaginaerum mi ha lasciato perplesso e incredulo, lo trovo difficile da decifrare sopratutto perchè non riesco a capire se è il nuovo Cd dei Nightwish cui Holopainen ha voluto dare un seguito con una pellicola oppure se ne è, a tutti gli effetti, la colonna sonora.

 

Tracklist:

1. Taikatalvi
2. Storytime
3. Ghost River
4. Slow, Love, Slow
5. I Want My Tears Back
6. Scaretale
7. Arabesque
8. Turn Loose The Mermaids
9. Rest Calm
10. The Crow, The Owl And The Dove
11. Last Ride Of The Day
12. Song Of Myself
13. Imaginaerum

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