Royal Hunt Show Me How To Live 2011

Pubblicato: dicembre 5, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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In un 2011 che ha visto molto attive le band del nord Europa non potevano mancare i  danesi Royal Hunt che rilasciano Show Me How to Live, undicesimo episodio della loro carriera, su etichetta Frontiers Records. Esponenti dichiarati di un progressive power metal dalle evidenti tinte sinfoniche confermano le loro doti e presentano una bella sorpresa, cioè il ritorno in formazione dell’eccellente cantante americano D.C. Cooper. Al fianco del band leader, il virtuoso tastierista Andrè Andersen, completano  la line up Andreas Passmark (svedese) al basso, Allan Sorensen alla batteria mentre alle chitarre c’è la novità di Jonas Larsen. La produzione è a cura del tastierista Andersen.

Il gruppo, sulla scena dal 1992, ha subito vari cambiamenti di organico nella sua storia ed è ritornato con questa formazione verso le sonorità più tipiche. Epici riff di chitarra, brani potenti nei quali però risaltano fortemente le melodie, ritmiche dure e pesanti, cori molto lirici, sono tutti ingredienti alla base del sound dei Royal Hunt che qui ripropongono con rinnovata energia. Sono passati degli anni dalle tournèe  di successo effettuate in Giappone (peraltro replicate la scorsa primavera), è trascorso tanto tempo anche dai fasti di Moving Targets e Paradox ma questo nuovo capitolo potrebbe suscitare senz’altro nuovi entusiasmi.

Disco abbastanza breve, solo 41 minuti, composto da sette tracce.

Infuria la battaglia tra nitriti di cavalli, urla e sferragliare di spade;  One More Day è il brano di apertura con funzioni quasi di ouverture del Cd. Il canto di Cooper si erge su di una struttura musicale possente e veloce, punteggiata dalle consuete fughe alle tastiere di Andersen. Sull’ incalzante ritmo della batteria del corpulento Sorensen si distingue anche un bell’assolo di chitarra del giovane Larsen. I cori, quasi operistici, conferiscono ulteriore suggestione e atmosfera al pezzo.

Nel caso della seguente Another Man Down, i cori della band invece sono l’unico elemento stonato della song perchè purtroppo (non è la prima volta nel caso dei Royal Hunt) assumono tinte “easy” che fanno pensare ai Bon Jovi o agli Europe, al più scanzonato A.O.R. Ed è un peccato perchè si tratta di un bel brano, sostenuto da un buon lavoro iniziale al basso, che si sviluppa poi sulle tinte di una bella power ballad con tanto di immancabile assolo di chitarra. Purtroppo il ripetersi del tema, alzando di un tono, crea un effetto un pò stucchevole.

An Empty Shell è la traccia più breve ma non per questo meno interessante. Dotata di un ritmo incalzante è in definitiva una veloce cavalcata condotta e dominata dalla potente ugola del singer, contrappuntata da un coro femminile. Da rimarcare il lavoro frastornante del duo basso-batteria che è autore di stacchi e “raffiche” impressionanti, il trionfo della doppia cassa !

Un romantico clavicembalo introduce Hard Rain’s Coming, brano molto power ma un pò scontato che almeno viene impreziosito da un ottimo e purtroppo breve assolo di chitarra. Nuovamente i cori risultano potenti e di effetto ma si portano dietro quella fastidiosa sensazione di cui dicevo prima.

Archi e poi la band tutta a seguire un riff abbastanza leggerino di Larsen danno il via ad Half Past Loneliness; il timbro di Cooper si attesta su un tema trascinante ed emotivo anche se,  di nuovo, sa di già sentito. Il brano gira bene, i Royal Hunt si esprimono sicuramente a buoni livelli ma l’ impressione è di un pò troppa leggerezza.

La title-track è la traccia più lunga, dieci minuti e mi sembra l’episodio forse più centrato di tutto il lavoro. La costruzione risulta senz’altro più elaborata delle precedenti ma riesce comunque a risultare immediata e trascinante. Il cantante offre una grande prova toccando registri invidiabili e Andersen riesce finalmente a spiegare tutto il suo talento compositivo, recitando una parte da assoluto protagonista dietro alle tastiere. C’è spazio anche per dei raffinati inserti di chitarra che vanno a tessere ricami e ceselli che sicuramente si faranno apprezzare.

Angel’s Gone è il brano che conclude il disco; fughe di “bachiana” memoria e tappeti di archi fungono da trampolino per il gran finale, dalla ritmica molto veloce e coinvolgente. Altra gran prova del gruppo ed, in particolare, del cantante americano. Un pezzo dal “respiro” molto lirico che chiude degnamente il Cd.

Devo sottolineare subito alcune note positive che sono il ritorno in gran spolvero di D.C. Cooper e l’ottimo esordio chitarristico di Larsen. Per gli altri membri della band solo gradite conferme.

Quanto alle impressioni sull’album devo dire che restano abbastanza contrastanti tra loro. Nel senso che se da un lato apprezzo il coinvolgimento e talvolta anche l’immediatezza del suono dei Royal Hunt, dall’ altro non posso fare a meno di notare quelle sonorità facili,  fin troppo melodiche che ricorrono sovente negli arrangiamenti vocali e di tanto in tanto anche strumentali.

Mi sembra che il gruppo danese non abbia il coraggio di osare un pò di più e questo alla fine diventa un boomerang, probabilmente sarebbe già sufficiente come detto mettere mano in modo diverso agli arrangiamenti. Fermo restando il ruolo determinante di Andersen, abbandonare una lieve percentuale di neo-classicismo gioverebbe loro.

Max

Tracklist:

1.  One More Day
2.  Another Man Down
3.  An Empty Shell
4.  Half Past Loneliness
5.  Hard Rain’s Coming
6.  Show Me How to Live
7.  Angel’s Gone

commenti
  1. Gaèlica Barattolino. scrive:

    pensa che ti leggo ora…
    la tua lustratissima o dovrei dire “illustratissima” recensione… che bello! come la penso e come sento questo gruppo Danese te l’ho spiegato sulla tua pagina face Max…
    qui posso dirti che ho sentito ogni tua emozione e ogni tua perplessità ben giustificata… Tu li hai visti un anno e mezzo fa dal vivo e io non posso immaginare cosa si prova… ma ho due biglietti per il grande The Boss a Milano il 7 giugno… una corsa contro il tempo ma ce l’ho fatta e avro’ emozioni uniche forse quanto te con loro.🙂 Te la ricordi la mia richiesta sui Fleet Foxes? Sono quasi convinta che sarà Magnificant… Prova. Io chiedo, male non fa e se stimola la curiosità beh…ne è valsa la pena! ciao! Gaèlica.

  2. Gaèlica Barattolino. scrive:

    https://www.facebook.com/pages/Biciclo-il-Riciclo/319074591453429

    mi sono buttata su un altro fronte
    anche per me questa si chiama musica…
    la “sento” dentro me e la tiro fuori… vai a vedermi… quando hai tempo…
    la passione quando è devozione la si mette in ogni cosa. ciao!

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