Steve Howe Time 2011

Pubblicato: dicembre 10, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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L’ ultimo periodo per gli Yes ed i vari membri è stato molto prolifico di uscite, in studio e live. Non è da meno Steve Howe che proprio a fine anno presenta il suo Time, ennesimo appuntamento per la carriera solista del virtuoso chitarrista londinese. Di fronte ad una discografia così imponente ed a una storia così importante trovo inutile aggiungere altre parole, di Howe e delle sue capacità tecniche e compositive è stato detto e scritto già tutto negli ultimi quarant’anni. Le sue doti incredibili hanno trovato pieno riscontro negli Yes, negli Asia ed in innumerevoli collaborazioni con grandi gruppi ed artisti. Un Musicista con la M maiuscola, che non si è mai cullato sugli allori ma ha continuato invece lo studio approfondito dello strumento portando addirittura nuove innovazioni e tecniche, autore di brani quasi impossibili da riprodurre fedelmente data la loro complessità, artista  pregiato e completo sia all’ elettrica che sull’ acustica e/o sulla classica. Uno dei chitarristi che rimarrà per sempre nel gotha dello strumento.

Tra i suoi album solisti ha spesso alternato prestazioni elettriche, provenienti come stampo dalla “casa madre”, ad altre totalmente acustiche, quasi sempre con ottimi risultati principalmente dal punto di vista tecnico. Un vero e proprio manuale per giovani chitarristi.

Time è un lavoro in buona parte acustico nel quale, per la prima volta, non è previsto l’uso della batteria o di percussioni. Ad accompagnare Steve, con la sua infinita collezione di chitarre, c’è una sezione di archi con i quali vengono prodotti degli arrangiamenti molto delicati. Giustamente, essendo un lavoro sè stante, si discosta dalla produzione Yes più classica, anche se in passato pure in questa non sono mancati famosi epidosi acustici del chitarrista londinese.

Dodici canzoni compongono il Cd che supera abbondatemente i 50 minuti e lo fa in modo egregio, senza annoiare. In copertina il suo logo disegnato dall’immancabile Roger Dean. Oltre a composizioni dell’ autore ci sono alcune rivisitazioni di musica classica, eseguite con la consueta maestria; non è da considerarsi certo un vezzo, è invece l’ennesimo riconoscimento e tributo a ciò da cui derivano le sonorità di Howe, dai suoi studi. La capacità di non caricaturare queste partiture diviene senza dubbio un punto di forza.

Bachianas Brasileiras n.5 (Aria) fa da battistrada, re-interpretazione del brano del musicista brasiliano Villa-Lobos; l’inconfondibile steel guitar (Fender) di SH traccia la malinconica melodia su di un tappeto di tastiere suonate da Paul K. Joyce ed archi, diventando la versione inglese moderna dell’interpretazione brasiliana di Bach.

In King’s Ransom il chitarrista imbraccia la sua fida Martin e da un altro saggio del suo enorme ed intatto talento, ancora una volta supportato dagli archi del Classic Ensemble. Certe aperture improvvise, gli arpeggi impossibili del pezzo, rimandano con la memoria ai tempi che furono.

Ancora un incursione nel mondo della musica classica con la Cantata No.140 (Wacher Auf) di J.S.Bach, una tra le più note e melodiche. La partitura viene riletta con gusto ed apparente semplicità dal chitarrista ma è in realtà tutt’altro che banale; l’arrangiamento fa da splendido complemento, sempre discreto e non invadente.

Il suono di un banjo conduce verso la seguente Orange, breve traccia che sa più di divertissement, con l’accompagnamento di un piano in stile ragtime.

Purification è uno splendido esempio di ciò che questo musicista è in ancora in grado di offrire; un tema dolcissimo variegato dall’uso combinato di una Gibson dal timbro molto caldo, venato di blues, con una dodici corde acustica Martin.

Altro vero e proprio gioiello, si tratta di Rose, canzone dedicata all’amore ed alla sua forza; il tema viene dolcemente raccontato da ricami ed arpeggi di rara intensità.

The Explorer per me è un capolavoro: Howe lavora su una 12 corde elettrica mentre le tastiere, coadiuvate da violini e violoncello, concorrono a dare forma ad una traccia che avrebbe fatto la sua bella figura in un album degli Yes. Numerose le idee e gli spunti per quella che, a mio parere, è una song suscettibile di ulteriori elaborazioni.

In Kindred Spirit è da segnalare l’ottima presenza alle tastiere del figlio minore Virgil che è anche l’autore della canzone. Da brividi la parte solo di Steve impegnato con una Gibson; anche in questo caso è netta la sensazione di un pezzo non dico abbozzato ma comunque incline a rivisitazioni e dilatazioni.

Terzo balzo all’indietro nel tempo con il Concerto Grosso in Dminor Op.3, No.11 di Vivaldi, forse il momento classico meno coinvolgente o che perlomeno risulta più freddo all’ascolto. Il lento avanzare dell’onda fatta di tastiere ed archi ben si sposa con la melodia, rimane un pò più ostica a mio parere proprio la chitarra.

The 3rd Of March riconduce alle sonorità più tipiche dello Howe solista, in questo episodio si cimenta anche al dobro con la usuale perizia. Sfiorando i sei minuti è la traccia più lunga dell’album.

Altro momento acustico è rappresentato da Steam Age, forse il più piatto dell’intero lavoro perchè a mio modo di vedere un pò privo di identità. Lo vedo più come un bozzetto con fine riempitivo, nonostante il bellissimo arpeggio iniziale.

Il viaggio nel magico mondo di Howe si chiude con Apollo, delicato e suggestivo momento dedicato alla chitarra classica, non privo però di improvvise impennate e ricadute che lo rendono vario ed avvincente.

Time nel complesso mi è piaciuto, è denso di idee e supportato come sempre da una tecnica magistrale. A volere essere onesti forse perde un pò di vivacità e si spegne nel finale ma credo farà la felicità degli appassionati, non si tratta affatto di un lavoro inutile o ripetuto. Steve suona ciò che gli piace, non per compiacere. Ad un musicista di 64 anni con una carriera mostruosa alle spalle, forse, non è lecito chiedere di più.

Max

Tracklist:
01 – Bachianas Brasileiras No. 5
02 – King’s Ransom
03 – Cantata No. 140 (Wachet Auf)
04 – Orange
05 – Purification
06 – Rose
07 – The Explorer
08 – Kindred Spirits
09 – Concerto Grosso in D Minor Op. 3, No. 11
10 – The 3rd Of March
11 – Steam Age
12 – Apollo

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