Michael Schenker Temple of Rock 2011

Pubblicato: dicembre 17, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Avendo esordito con il blog a fine ottobre, questa release la recupero in ritardo visto che data settembre. Ce ne sono state sicuramente di migliori ma qua ho voluto fare un’eccezione. Dopo diversi anni e lavori un pò contaddittori, ecco la nuova fatica del “vecchio” leone tedesco Michael Schenker, già axe man degli Scorpions e degli Ufo, oltre che naturalmente del Michael Schenker Group. Erano già passati ben otto anni dall’ ultimo lavoro solista e dunque questo nuovo Temple of Rock è giunto un pò a sorpresa, preceduto dall’uscita di un singolo che ha comunque subito attirato l’attenzione dei fans. I noti problemi di alcoolismo e le dolorose vicende personali ne hanno sensibilmente inficiato una carriera che avrebbe potuto sicuramente essere più positiva e piena di soddisfazioni ma il talento del chitarrista è cristallino, rimanendo sempre in bilico tra il vecchio hard-rock e l’heavy metal e strizzando di tanto in tanto l’occhiolino a sonorità più radiofoniche.

Già la cover fa intuire molto del contenuto con il nostro che sbuca dalla sommità di una piramide imbracciando la sua Dean (una volta era la Gibson Flying V), immancabilmente mezza bianca e mezza nera. Il disco dura un’ora abbondante nella quale Schenker sfodera tutto il suo repertorio con rinnovato brio, si abbandona agli assoli più incredibili e cerca però anche di non perdere di vista quelle melodie più orecchiabili, più vicine alle FM dalle quali bene o male non si è mai completamente distaccato.

Una band collaudata accompagna Michael, ma il cast di ospiti è davvero di eccezione. Il gruppo è formato dai fidi Herman Rarebell (Scorpions) alla batteria, Pete Way al basso e Wayne Findlay alle tastiere (MSG) , infine Michael Voss voce e produttore. Dopodichè comincia un elenco interminabile di guest star, tra le quali ricordo il fratello Rudolph, l’immortale Leslie West (Mountain), Doogie White (Rainbow, Y.Malmsteen), Don Airey (Deep Purple), Simon Phillips (Toto),  Carmine Appice (! Vanilla Fudge!), Brian Tichy (Foreigner, Whitesnake). Come si vede un nutrito e scelto gruppo di ospiti i quali, alternativamente, contribuisco a formare un suono solido e pulito, inevitabile reminiscenza degli anni 80-90 ma che, comunque, possiede ancora un suo perchè.

Su tutto, manco a dirlo, svetta la chitarra incendiaria di Schenker.

La voce del Capitano Kirk funge da breve introduzione a How Long, vera opening del Cd. Pezzo energico ma dal suono abbastanza datato ed eccessivamente radio, nel quale tuttavia comincia la saga di assoli del chitarrista e, va detto, inizia veramente bene.

Pure Fallen Angel mantiene nel cantato un imprinting piuttosto melodico ma sono da evidenziare alcuni giri di chitarra dal timbro più tetro che caratterizzano il brano che risulta abbastanza trascinante.

La successiva Hanging On si mantiene sulla falsariga delle precedenti ma ha più mordente; va sottolineato che non ci troviamo davanti a niente di diverso dal prevedibile ma è ben eseguita; gran prova vocale di Voss ed ulteriore ottima prestazione di Schenker, che fa forse della semplicità la sua arma migliore. Tutta la band gira compatta.

Altro passo ha The End of an Era, traccia che potrei indicare come inconfondibile per questo artista. Cresce la velocità, i tempi si fanno più serrati e resta sempre alta l’attenzione verso refrain abbastanza orecchiabili. Voss canta con intensità, la ritmica avanza implacabile guidata in questo caso dalle pelli di Appice e c’è spazio anche per un breve assolo di Don Airey all’ Hammond.

Miss Claustrophobia è il brano uscito come singolo che ha preceduto la release del disco. In effetti la scelta è stata ponderata, nel senso che si tratta di una traccia  segnata da un riff piuttosto immediato ma allo stesso tempo accattivante che rimanda in gran parte alle produzioni Scorpions e MSG.

Una ballad hard rock  con venature blues, With You, non poteva certo mancare in questo album. Bella e morbida, con un gran lavoro d’intarsio e di cesello del chitarrista, magari manca un pò di forza che le avrebbe conferito ulteriore pathos.

La voce di Doogie White e la batteria di Brian Tichy si distinguono in Before the Devil Knows You’re Dead, uno dei migliori episodi del lavoro; inevitabilmente il sound si sposta sul versante Rainbow/Whitesnake/…Purple con effetti positivi. MS recita alla perfezione la sua parte, con riff graffianti e precisi in un brano che alla fine risulta molto corale.

 

 

Storming In è una traccia compatta ed energica, contrassegnata da una ritmica cupa ed instancabile; lampi e scintille compaiono fuori dalla Dean di Schenker, però alla fine pare mancare qualcosa, un volo di ali che faccia decollare definitivamente il pezzo.

Scene of Crime con il suo andamento altalenante, sospeso tra linee acustiche e tempi duri, è una song piuttosto diversa dalle altre nella sua costruzione. Il rock prende il sopravvento in modo se vogliamo anche un pò “oscuro” ed il risultato è piuttosto interessante.

Saturday Night è forse il momento più banale e meno riuscito del Cd, davvero troppo legato a sonorità del passato e sfacciatamente commerciale; perfetto forse per le FM radio americane ma nulla di più. Anche il consueto assolo di Schenker è scontato e prevedibile.

Particolare ma di valido effetto il cantato di Lover’s Sinfony, dai toni vagamente prog che stupiscono ma bene si integrano con il tessuto del pezzo, dove finalmente Schenker piazza un gran bell’assolo, pur se troppo breve.

Speed , sorta di corposo mid-tempo punteggiato dagli interventi dell’assoluto protagonista, è un’ altra song importante nell’economia del disco. Abbastanza diversa da quanto ascoltato sin qui e curata nella sua elaborazione.

 

 

L’epilogo è affidato alle note di How Long (3 Generations Guitars Battle Version) che altro non è che la versione del primo pezzo suonata con la collaborazione delle chitarre di Leslie West e Michael Amott. Sicuramente questa variazione da un impulso nettamente migliore al pezzo che perde parte del suo lato “easy” per acquistare  in cattiveria, nel delirio di ben tre sei corde.

Con ogni probabilità Temple of Rock non rimarrà nella storia del rock, troppo tempo è passato e la musica è molto cambiata; a coloro i quali però piacciono tuttora certe sonorità di una ventina di anni fa non potrà che fare piacere riascoltare un eroe di quei giorni, che pare avere ritrovato smalto ed entusiasmo. Giusto dunque rendere un piccolo tributo ad un chitarrista validissimo anche se con un album non certo stratosferico.

Max

Track list:

01. Intro
02. How Long
03. The End Of An Era
04. Saturday Night
05. Fallen Angel
06. Hangin’On
07. With You
08. Miss Claustrophobia
09. Scene Of Crime
10. Lovers Sinfony-Speed
11. Stormin’In
12. Speed
13. Before The Devil Knows You’re Dead
14. How Long (guitar battle version)

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