Wishbone Ash Elegant Stealth 2011

Pubblicato: dicembre 21, 2011 in Recensioni Uscite 2011
Tag:, , , , , , ,

Come un fulmine a ciel sereno ecco ricomparire dal passato un gruppo che pareva oramai dimenticato, i Wishbone Ash. A dire la verità l’ultimo capitolo datava 2007 ma della storica band di Andy Powell si erano avute poi solo poche e frammentarie notizie, tutto lasciava pensare che con Power of Eternity fosse stata scritta la parola fine. Pochi gruppi hanno avuto una storia così travagliata, frutto di interminabili controversie sullo sfruttamento del nome ed i relativi diritti, in primis tra lo stesso Powell ed il bassista Martin Turner. Inoltre la formazione ha avuto da sempre un vita travagliata e molto instabile, con frequenti cambi di musicisti, scioglimenti e reunion. Da ricordare tra gli altri il passaggio di John Wetton pur se solo per un album. A mio avviso ebbero la “sfortuna” di nascere e crescere in un periodo unico, nel quale c’era una tale sovrabbondanza di band di altissimo livello, da non riuscire ad emergere completamente. Rimangono comunque importanti almeno i primi tre dischi e tra questi lo splendido Argus che risale al 1972, un concentrato di rock ammantato di linee vicine al progressive e non privo, alla bisogna, di passaggi proiettati verso il folk. Seguirono altri lavori discreti che però non raggiunsero più quel livello.

Oggi presentano Elegant Stealth guidati dall’ormai calvo Powell, chitarrista, songwriter e vero fulcro del gruppo da lui ideato, unico membro originario rimasto perennemente in squadra. Completano lo schieramento il nuovo batterista Joe Crabtree, Bob Skeat al basso ed il finlandese Muddy Manninen alla chitarra. Undici tracce per oltre un’ora di musica, nelle quali trovano posto anche ospiti di rilievo come Don Airey (Deep Purple).

L’apertura è affidata a Reason to Believe, rock abbastanza curato e vigoroso dal sapore un pò retrò; un ritornello davvero troppo accessibile lo penalizza facendolo sconfinare a tratti in ambito A.O.R. Buoni comunque gli impasti delle chitarre.

Warm Tears è costruzione senz’altro più robusta ed interessante, con belle e secche linee di basso a delinearne i contorni. Assiduo e presente anche il lavoro della batteria per un pezzo più in sintonia con parte della produzione della band inglese. Di rilievo anche le variazioni chitarristiche.

La successiva Man with no Name è una buona ballad su un mid tempo, Powell esprime intensità con la sua timbrica e risulta gradevole quella sorta di ping-pong tra una fase acustica e quella elettrica. Anche i Wishbone Ash hanno ceduto ad una delle mode del momento e cioè quella di una produzione “piuttosto” presente nei volumi, la scelta dei suoni comunque si rivela azzeccata.

Can’t Go It Alone è una song veramente in linea con il gruppo, anche rispetto ai lavori più vecchi, ovviamente rivista e corretta in chiave attuale. Si trovano un pò tutti gli elementi fondanti della loro musica sapientemente miscelati, dove comunque rimane la guida di un rock duro senza esagerazioni, con pregevoli assoli e una corposa ritmica. Ma ci sono improvvise aperture, accenni di fughe, che creano a tratti un atmosfera tipicamente progressive.

Accattivante ed  in puro stile Seventies la seguente Give it Up, contiene belle parti di cantato in coro e la trama, mollemente adagiata su arpeggi di chitarra, si dipana morbida e suadente. Episodio molto riuscito, in cui trovo addirittura reminiscenze Eagles.

Quasi di conserva arriva Searching for Satellites, bella “ballatona” cantata con sentimento da Andy Powell nella quale si nota anche il buon lavoro alle tastiere di Don Airey. Le parti delle due chitarre al solito si integrano alla perfezione, con classe, in un sound molto americano.

Heavy Weather è un pezzo dall’andamento decisamente più ruvido ma senza eccedere, sempre secondo l’orientamento del gruppo. In certi momenti magari risulta un pò dispersivo ma è comunque vario e piacevole.

Grandi accordi di un Hammond (Airey) e ritmo sincopato per Mud-Slick, strumentale dal gran tiro e forza. Le sonorità sono volutamente “oldies” e risultano ancora fresche, condite da un grande assolo di chitarra di Manninen. Il riff principale, il suono dell’ Hammond, fanno inevitabilmente ripensare ai Purple.

Big Issues si presenta con un basso granitico e al centro dell’attenzione, intorno al quale si snoda la song che ha una durata considerevole (quasi otto minuti). Un bellissimo e lungo assolo di chitarra costituisce l’ossatura della traccia, proprio come ai tempi che furono.

Pedale wha-wha totalmente spinto per Migrant Worker, quasi un funky ipnotico, contrastato dal cantato di Powell e dalle successive variazioni della chitarra solista. Il risultato non è esaltante, principalmente perchè pare un pò fuori contesto.

Invisible Thread con i suoi undici minuti abbondanti è l’ultima canzone del Cd; la prima parte sembra a dire il vero un pò anonima mentre la seconda è sorprendente, impregnata di suoni… dance ! Un pezzo interlocutorio, oserei dire senza capo nè coda.

Detto questo, l’ impressione che ne rimane è tutto sommato discreta, anche se non esaltante. Da un gruppo con questa storia oggi penso sia difficile attendersi di più; sono rimasti appena accennati quegli elementi prog e folk una volta più determinanti ma qua e la fanno ancora capolino. Per il resto un buon rock, che trovo piuttosto americanizzato e talvolta un pò distante dalla matrice inglese. Un album dove sicuramente c’è molto mestiere e gusto, sul piano delle idee invece manca qualcosa. Per un buon 70 % resta valido, la parte finale crolla vistosamente; non sarebbe stata una cattiva idea eliminare un paio di tracce. Dedicato ai cultori dei WA e a coloro che tuttora apprezzano le sonorità di un tempo, pur se parzialmente aggiornate.

Max

commenti
  1. cate scrive:

    Max ti ho letto dal mio bberry sto a roma in attesa di ritornare. Bhe nulla da dire sul tuo commento. Solo che li ho ascoltat bene e secondo me mancano completamente di una fonte ispiratrice. Come dire sono un po disomogenei tra loro.troppi stili insieme a partire da quel filone di suono di chitarra orientata sul jazzrock. Nel brano heavy weather oppure searching for satellites. Non mi pare un buon album. Troppo americanizzati. Infatti in america sono una band culto ! Mah. Ciao a presto. Cate. Ps odio scrivere dal bberry. Ma ci tenevo!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...