Jimmy Page Playin’ Up a Storm 2011

Pubblicato: dicembre 27, 2011 in Recensioni Uscite 2011
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Un sobbalzo, un tuffo al cuore , non credo a ciò che vedo !! Un nuovo album di Jimmy Page !!??!!

In realtà non è proprio così, anche se la copertina può trarre in inganno. Si tratta di una riedizione di tanto tempo fa, 1968; vecchio materiale inciso prima dei Led Zeppelin, una raccolta di brani (ben 14) che servono a tratteggiare meglio le origini di Page. Sarebbe davvero inutile stare qui a raccontare la storia e le gesta di una delle più grandi leggende prodotte dalla storia del rock e che ha successivamente influenzato una miriade di chitarristi.

Non so se e quando “Zoso” deciderà di fare uscire un capitolo inedito, per il momento ci si può consolare con questo interessante viaggio a ritroso nel tempo, con un Jimmy sospeso tra l’attività di turnista e il periodo post-Yardbirds di fine anni ’60.

Si tratta di un’ insieme di pezzi essenzialmente rock’ n roll e rock-blues, perfettamente aderente all’epoca. All’interno sono contenute cover di vari artisti del tempo, da Jerry Lee Lewis a Carl Perkins, da Buddy Holly a Roy Orbison. Ad accompagnarlo nomi di rilievo, quali il chitarrista Albert Lee, il compianto pianista Nicky Hopkins, oltre che John Paul Jones al basso. La voce è quella di Keith De Groot. Chi si aspetta sonorità in stile Zeppelin magari rimarrà deluso; era ancora presto per scorgere in cielo il “dirigibile” ma comunque in un paio di brani cominciano a manifestarsi i primi segnali, pur se ancora allo stato embrionale.

Sono tutti pezzi molto corti, come in uso allora, contenuti entro i tre minuti; soltanto due vanno ben oltre ma rappresentano un’eccezione e sono da ascriversi approssimativamente al 1968, cioè alla parte finale dell’arco temporale coperto da questa raccolta. Le cose stavano cambiando…

Passando in rassegna le varie tracce si può notare come fin da allora Page ne compiesse una ri-lettura abbastanza ardita, molto più ritmata e serrata, con parti di chitarra maggiormente in risalto. Ascoltando Lovin’ Up a Storm e Breathless (J.L.Lewis) ci si trova davanti a due classici rock’ n roll “incattiviti” da suoni più spigolosi e già proiettati in avanti.

Bellissime le svisate su Think it Over, classico r’n r; anticipazioni di un modo di suonare l’elettrica che farà scuola per decenni. Uno dei passaggi più coinvolgenti dell’intero disco.

Non mancano rivisitazioni di blues tradizionali, come nel caso di Boll Weevil Song oppure episodi con due chitarre protagoniste (Livin’ Lovin’ Wreck), brevissima e nella quale Albert Lee fa la sua figura.

One Long Kiss è a mio parere da brividi ! Un bluesone di quasi dieci minuti nel quale va segnalato anche il suadente lavoro al sax di Chris Hughes. Jimmy qua offre delle chiare indicazioni sulla strada che sta intraprendendo il suo suono, che pure verrà ulteriormente elaborato. La presenza del distorsore da una prospettiva totalmente diversa al brano, il sound si “sporca”, diviene ruvido ed imprevedibile.

Altri rock’ n roll classici ma reinterpretati con grande tiro come Down the Line (Roy Orbison) e Fabulous dall’andamento vagamente alla Elvis Presley. O come Lonely Weekend nel quale di nuovo il sax scandisce il tempo e si abbandona anche ad un travolgente assolo.

Infine Burn Up, il pezzo nel quale si può ascoltare un riff di Page già in odore Led Zeppelin; qua la prova della  occasionale band è magistrale, con menzioni di rilievo per il piano di Hopkins ed il sax di Hughes. Ma ancora una volta la chitarra di JP ne esce protagonista, guidando sicuro il gruppo con i suoi fraseggi e variazioni. Il rock sta sopravanzando il blues…..

Max

 

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