Locomotive Breath (Jethro Tull, Aqualung,1971)

Pubblicato: dicembre 30, 2011 in Recensioni Vintage
Tag:, ,

Probabilmente ciascuno di noi può individuare in un brano musicale un momento di cesura della propria storia personale, di quelli che fanno dire che c’è stato un prima e un dopo.

A tredici anni io ero una ragazzina bruttina, ben educata, timida e studiosa, poi presi la classica cotta regolamentare per un compagno di scuola, bellissimo ma altrettanto timido, ben educato e studioso, che casualmente era dotato di un fratello maggiore patito per Jethro Tull.

Freschi di Thick as a Brick, i Jethro erano in tour e io scalpitavo per andarli a vedere, più per amore del mio ragazzino che per loro, che conoscevo appena.

Al concerto ci accompagnò una mia zia trentenne, perché noi eravamo troppo ingombranti per un fratello maggiore e troppo piccoli per andare da soli, ma non così piccoli da non riuscire a sgomitare fino ad arrivare sotto il palco.

Fuori dal palazzetto dello sport infuriava una battaglia con i lacrimogeni, dove le forze dell’ordine tentavano di contenere la folla senza biglietto che premeva all’entrata.

Ero affascinata, stordita, non conoscevo quel mondo grande che per certi aspetti mi spaventava da morire.

Credo di essere restata in questo stato di confusione per tutta la prima parte del concerto, fino a quando Ian Anderson, che suonava su una gamba sola a pochi metri da me, non mi ha sorriso.

Sì, è vero: mi ha guardata ed io dovevo avere gli occhi sgranati di una bambina, tanto da intenerirlo e farlo sorridere.

Quel concerto e quel sorriso mi hanno cambiato la vita.

Ecco perché la seconda tappa del mio viaggio emozionale nella memoria è Locomotive Breath, lo storico pezzo con il quale i Jethro Tull hanno sempre chiuso i concerti, quattro minuti e mezzo di potenza allo stato puro.

Fa parte del loro indiscusso capolavoro, Aqualung, del 1971.

Tutta la seconda parte dell’album è parecchio più dura della prima, a sottolineare una feroce critica alle religioni e alle loro ipocrisie, che le hanno spesso rese responsabili di un freno allo sviluppo del libero pensiero.

Locomotive Breath inizia con una splendida intro classica al piano di John Evan, ma dopo poche battute una chitarra lontanissima intreccia un breve arabesco che lascia presagire qualcosa di inatteso.

Infatti il piano da classico si trasforma in jazz, accompagnato da una chitarra, già tesa, con cui scambia alcune veloci frasi fino ad un attimo di pausa.

E’ solo una frazione di secondo, impercettibile, ma fa trattenere il fiato.

Ed ecco che come una fucilata parte uno dei più famosi riff chitarristici della storia del rock, sorretto dalla batteria di Clive Bunker potente e incalzante: il respiro della locomotiva.

Quel treno non è partito, è stato lanciato come un missile in una corsa inarrestabile sui binari di sei corde di fuoco.

“Old Charlie stole the handle and the train won’t stop going…no way to slow down…”

il vecchio Charlie ha rubato il freno e il treno non può più fermarsi, non c’è modo di farlo rallentare.

E’ iniziata la folle corsa dell’umanità verso il progresso, da quando Charles Darwin ha riletto la creazione contraddicendo la versione biblica, ma anche di ogni individuo verso la morte.

Ian Anderson canta nasale e suona parlando nel suo flauto che diventa febbrile, su una continua propulsione, regolare e rabbiosa.

Il suo assolo vibra di collera e palpita di vita.

Noi siamo su quel treno con lui, siamo spinti avanti senza tregua, impotenti, costretti ad avanzare, sballottati sulle rotaie taglienti di Martin Barre.

 Non si può scendere e c’è un solo vincitore, arbitro del nostro immutabile destino

“God stole the handle…”

In quel respiro si svolgono le nostre piccole e insignificanti vicende umane.

Ma finché c’è respiro c’è vita, allora lasciamo che quel ritmo ci catturi, ci entri sotto la pelle e ci faccia muovere, scuotere, pulsare.

Se dobbiamo andare incontro al nostro destino, che sia con questo impeto.

Stiamo correndo a tutta velocità verso la morte, eppure la potenza ritmica di questo pezzo ci fa sentire straordinariamente vivi.

Il respiro è la nostra energia, la nostra forza vitale, Locomotive Breath è il respiro della mia generazione.

Dopo Locomotive Breath non si è più gli stessi di prima, quell’adrenalina resta in circolo per sempre.

Che sia stato il vecchio Charlie, che sia stato Dio, o che sia stato il sorriso di Ian Anderson, dopo quel concerto del 1973, il mio primo concerto, ho sempre saputo che anche il mio freno era stato rubato e che arrestare o rallentare il ritmo potente del mio viaggio, finché respirerò, sarà impossibile.

Posso solo ringraziare di essere salita su quel treno.

Clara

 


 
commenti
  1. massimo scrive:

    …Clara!!!
    …grazie per quello che scrivi…
    …non avevo mai visto questo sito prima di ieri ma…
    …prima il tuo post su Starless ed ora questo su Locomive Breath…
    …davvero mi entusiasmano e mi fanno ripercorrere strade su cui da tempo non mi inerpicavo…
    …non perchè nel frattempo non abbia mai ascoltato queste due canzoni che Amo…ma perchè hai un modo talmente bello di descriverli che riascoltandoli scopro nuove sensazioni…
    …grazie mille…

    massimo

  2. Clara scrive:

    Massimo, parlano la pancia e il cuore!
    Mi fa tanto piacere sapere che sei un compagno di viaggio…

  3. romaguido scrive:

    Come non quotare il commento di Massimo? pare di essere lì con te al concerto, di ascoltarle quella canzone, di vedere quel treno incapace di fermarsi, il sorriso di Ian, la Claretta che, lasciata ogni paura, sa che la sua passione sarà ormai soprattutto quella: la musica, i concerti, il rock più sfrenato, movimentato, entusiasmante.
    Non scendere mai da quel treno, Clara! Ma, ogni tanto, continua a farci ciao dal finestrino. Noi saremo lì, come sempre, ad aspettare di leggerti. Brava! 😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...