To Die For Samsara 2011

Pubblicato: gennaio 1, 2012 in Recensioni Uscite 2011
Tag:, , , , , ,

Proprio all’ultimo tuffo, con il 2011 che va sfumando, esce la nuova release per la reunion dei To Die For, gruppo finlandese rappresentante del gothic doom metal. Da anni il paese scandinavo costituisce una discreta fucina di band, molte delle quali appartenenti a questo genere che è tra quelli, evidentemente, che sentono più vicino e nelle loro corde. Come spesso accade anche i TDF hanno un passato turbolento, fatto di molta instabilità nella formazione e questo elemento certo non ha giovato più di tanto alla loro affermazione. Nel 2009 sono arrivati così allo scioglimento per poi riproporsi, un pò a sorpresa, con una line up nuovamente rivista. Samsara è il loro sesto lavoro che nelle intenzioni dovrebbe rinverdire i fasti di Jaded, album che li lanciò nel 2003 verso il successo. Sei membri compongono il gruppo e tra questi il cantante Jape Peratalo e  il chitarrista Juppe Sutela ne fanno parte sin dall’esordio datato ormai 1999. A loro si aggiungono, subentrati in diversi momenti, Eza Viren al basso, il nuovo arrivato Matti Huopainen alla batteria, Jussi Mikko Salminen alle tastiere e Antti Matti Talala alla chitarra.

Come detto la scena finlandese è sempre molto vitale, come tutta quella del “grande nord”. Black metal e gothic metal sono i filoni predominanti, dai quali sono uscite alla ribalta realtà come Horna, Behexen, Amorphis, Nightwish, Sonata Arctica, Stratovarius ed altri ancora. To Die For a oggi forse sono quelli rimasti un pò “di nicchia”, non sono riusciti a sfondare completamente, rimanendo più in retrovia.

Tornano dunque con Samsara, dieci pezzi per una durata di una cinquantina di minuti circa. La sonorità in linea generale è meno dura, di assalto, rispetto ad altre band conterranee. Il sestetto ha mantenuto le caratteristiche principali del doom metal, fatte di pezzi piuttosto immediati alternati ad altri più grintosi e addirittura a ballate, spesso dall’andamento lento e  drammaticamente scandito.

Kissing the Flames apre le danze con un gran tiro, la ruvida voce di Peratalo che ricorda inevitabilmente certe tonalità di Lemmy Kilmister. Gran lavoro delle due chitarre con dei riff potenti ed immediati, galvanizzanti. Una costruzione abbastanza semplice ma di sicuro effetto. Va segnalato che questo è un brano del 2008, mai editato in precedenza.

Arpeggi di chitarra e un sottofondo di tastiere fanno da intro a Damned Rapture, il cui incedere lento e tragico viene lacerato da degli squarci segnati dalla voce del singer, dai quali partono poi riff di chitarra austeri e cupi e cori in secondo piano.

Sulla falsariga del pezzo iniziale è la terza traccia, Cry for Love, cui in verità viene meno una certa “presenza” per dare spazio ad un rock facile e, forse, un pò insipido. Notevole comunque l’assolo di Sutela alla chitarra.

Una chitarra acustica disegna degli accordi molto melodici sui quali prende le mosse il cantato; è l’inizio di Death Comes in March, malinconica ballata acustica che mette in risalto la poliedricità del gruppo.

Co i suoi  oltre sette minuti Folie a Deux è la traccia più lunga del disco e, se vogliamo, la più epica e triste. La definirei una “epic ballad”, nella quale ogni musicista del gruppo fornisce il suo contributo a comporre un’atmosfera drammatica, esaltata anche da potenti cori. Nella parte finale le due chitarre, su di un tappeto di tastiere, certificano la densità e la tensione del brano. L’ugola di Peratalo viene messa a dura prova.

Hail of Bullets si sposta nuovamente su versanti costituiti da impatto più immediato e diretto, tratteggiando una delle due facce dei To Die For. La ritmica lavora incessantemente, mentre chitarre e tastiere svariano peccando però di inventiva. Il sound è accattivante ma sa un pò di ripetitivo.

Altro episodio tipico della band e del genere è sicuramente Love’s a Sickness, dove dopo un inizio tipicamente ballad evolve un pezzo lento,cadenzato e sofferto; se vogliamo l’altra faccia, l’antitesi di Hail of Bullets. Questa sorta di doppia realtà, di bianco e nero, di giorno e notte, pervade l’intero album.

E’ ormai un gioco fatto di alternanze, di picchi e discese; ed ecco che puntualmente Raving Hearts arriva a scuotere da un ascolto piuttosto assorto con il suo imprinting molto vicino all’ heavy metal più canonico, quello che guarda ai tempi che furono, con tanto di assolo giusto verso metà del pezzo.

Oblivion:Vision rompe prepotentemente questa dicotomia per la sua peculiarità che lo pone al di fuori dei due schemi sin qui preordinati. Se si può di certo inquadrare nel filone doom, di questo ne esalta allo spasimo le caratteristiche claustrofobiche e di sofferenza. Traccia nella quale le tastiere la fanno da padrone, coadiuvate da un suono simil pedal steel in seconda linea. Si viene a delineare un’aria abbastanza inquietante, quasi lugubre, contrappuntata da un canto in questo caso accennato e strascicato.

Il disco si conclude con Someday Somewhere Somehow, ottimo epilogo della nuova fatica dei TDF. Torna una certa maestosità, un suono d’insieme importante, bello il ricamo liquido delle chitarre ed il loro intersecarsi, con parti soliste di rilievo. Basso e batteria proseguono da par loro, con precisione chirurgica assistono il resto del gruppo, forse auto-confinandosi un pò troppo rigidamente negli schemi di genere.

L’album dunque scorre via bene, senza particolari intoppi. Indubbiamente c’è qualche caduta qua e là, qualche concessione poco convinta ad un heavy metal più scolastico. I finlandesi mostrano frequentemente due facce distinte, diverse tra loro ma che entrambe li animano. Alcuni passaggi sono davvero convincenti e vitali; a mio modo di vedere con ogni probabilità non hanno avuto il coraggio di osare di più. Quattro tracce sulla linea dell’ intro (e senza averne il mordente) sono francamente troppe ma, ripeto, per il resto si trovano delle gran belle cose. Nessuna perla rara, nessuna gemma preziosa ma delle belle song, costruite e vissute con passione. Nella speranza che Peratalo & co. trovino finalmente una necessaria continuità.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...