Lamb Of God Resolution 2012

Pubblicato: gennaio 4, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Musica per uomini duri, senza se e senza ma ! Tornano i Lamb Of God con la loro nuova fatica, Resolution, settimo full-lenght rilasciato dal quintetto di Richmond. Ambasciatori del groove metal e del metalcore suonati a velocità siderali con brani i cui testi al solito toccano temi scottanti come guerra, politica, l’America e le sue storture. Dai tempi di New American Gospel (2000) la formazione, granitica in tutti i sensi, è rimasta inalterata con il pazzesco Chris Adler alla batteria, il fratello Willie alla chitarra ritmica, l’incredibile voce di Randy Blythe, il basso potente del barbuto John Campbell e la chitarra solista di Mark Morton.

La musica della band della Virginia è incanalata in uno dei filoni più estremi del metal (Pantera e Slayer tra i loro mentori), un ambito che non conosce mezze misure e che pertanto il più delle volte può stentare a ricevere apprezzamenti al di fuori dei propri confini musicali. Non è un tema nuovo questo, a lungo si è dibattuto sulla valenza di questo tipo di sonorità e sul fatto che possa “arrivare” a molti. I LOG continuano allegramente a fregarsene, procedendo per la loro strada, fedeli alla linea intrapresa. Possono piacere o meno ma non li si può certo accusare di svendersi. D’altra parte è anche vero che il gruppo è cresciuto costantemente, seppur in maniera lenta e progressiva, fino ad arrivare a ritagliarsi un importante spazio nella vasta galassia metal. In apertura li ho citati come groove metal e metalcore ma vengono collocati pure nel settore thrash e/o death.

Comunque sia questo Resolution conferma in pieno le loro doti e caratteristiche e, se mai, poco aggiunge; non per deficit tecnico dei musicisti o ispirazione inaridita ma perchè a mio avviso il genere mal si presta a grosse elaborazioni. Lo spazio di manovra è davvero esiguo, nonostante le contaminazioni cui il loro sound può essere soggetto. Hanno in squadra uno dei batteristi più potenti e veloci, un cantante che alterna growl e screaming al limite della schizofrenia, ritmiche paurosamente compatte, un muro chitarristico invalicabile. Con un suono così “indirizzato” però non ci sono molte possibilità di variazioni, pertanto la differenza riesce a farla proprio la cifra tecnica. Alla lunga il genere sconta una inevitabile ripetitività, malgrado una ricerca maniacale di tempi dispari e la velocità della luce a farla da padrone.

Nel disco non ci sono pause, si arriva in fondo molto più in là dell’apnea, direi già quasi al soffocamento. Una corsa pazza, sfrenata,  un proiettile sparato a mille che travolge qualsiasi cosa incontri sul suo cammino.

Vampe sulfuree annunciano Straight for the Sun, con il suo andamento doom in stile Sabbath; è la prima mazzata che arriva addosso. Un gancio in pieno volto dal quale è difficile riprendersi e dove campeggia da subito la terribile voce di Randy Blythe, al limite della paranoia.

Con Desolation il ritmo aumenta vertigiosamente, Chris Adler prende in mano il comando delle operazioni seguito da tutta la band, le chitarre impazzano intersecandosi e divaricando una dall’altra in una danza infernale dalla quale è difficile non venire sopraffatti. Questo è solo il primo di una serie di passaggi simili nell’album.

Una serie di accordi di un’acustica introduce Ghost Walking, uno dei rari brani nei quali appaia una pur breve concessione melodica, un assolo di chitarra abbastanza pulito proteso verso l’heavy metal. Insurrection, To the End e Visitation rappresentano gli altri momenti nei quali i Lamb si “ammorbidiscono” un pò.

Guilty è un vero assalto frontale, quasi irreale lo screaming del singer mentre le chitarre inperversano assatanate senza sosta. Tutti gli altri brani provengono dalla stessa matrice, estrema ed apocalittica, capace di stordire per la potenza inaudita. Segnalo in particolare The Number Six che a mio parere concentra in sè l’essenza del gruppo americano.

Un album probabilmente non per tutti, di certo dedicato ai cultori ed estimatori del genere che credo non rimarranno delusi, potendo trovare in esso tutti gli elementi fondanti di questa sezione del metal.

Per tutti gli altri comunque da ascoltare perchè offre uno spaccato preciso e veritiero di questa band e del suo tipo di sonorità, senza aspettarsi però eccessivi spunti melodici.

Josh Wilbur produce questi 14 brani da maneggiare con cura perchè i Lamb Of God… non fanno prigionieri !

Max

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