Primal Fear Unbreakable 2012

Pubblicato: gennaio 15, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Il tipico mood heavy metal, accompagnato da incursioni power e speed; una voce secca e potente, assolutamente clean. Intrecci e duelli tra chitarre, assoli fulminanti su scale effettuate a gran velocità, una ritmica pastosa e potente. Questo è il menu preparato e offerto dai Primal Fear, band tedesca in circolazione ormai dal 1998. Proprio in questi giorni rilasciano Unbreakable, nona uscita della loro discografia, l’etichetta è la vivacissima Frontiers Records e la produzione ancora una volta è curata dal bassista Mat Sinner. Il gruppo fin dagli esordi si è contaddistinto a mio parere per una certa pulizia del suono, per un tessuto musicale lontano da certi limiti estremi del metal e altresì debitore dell’ormai lontana ondata degli anni ’80, ovviamente ri-contestualizzando le sonorità. Rispetto agli esordi solo Sinner (basso e voce) ed il cantante Ralf Scheepers sono rimasti in pianta stabile nel gruppo. Si sono via via aggiunti Randy Black dietro le pelli, lo svedese Magnus Karlsson alla chitarra e in ultimo il secondo chitarrista Alexander Beyrodt. Una delle noti dolenti che ha accompagnato la band è stato il vorticoso turnover di chitarristi che ha finito per disorientare i fans e forse anche l’evoluzione dei Primal Fear. Un peccato perchè nel genere se la cavano in modo davvero egregio e vantano comunque un notevole palmares di collaborazioni ed apparizioni. Il vocalist Scheepers, già pure con i Gamma Ray, appare in un brano dell’ ultimo album degli Shadow Gallery ed è stato più volte accostato a Rob Halford dei Judas Priest; Randy Black, canadese, è stato a più riprese il drummer degli Annihilator, alternandosi con Mike Mangini. Mat Sinner è l’anima del gruppo: bassista, seconda voce, songwriting e producer. Una fitta e composita serie di esperienze che li ha condotti fino a Unbreakable, album che a mio parere potrebbe rinnovare il successo di Nuclear Fire (2001).

Un pugno di brani, dodici per la precisione, per poco meno di un’ora di sano metal coinvolgente e diretto, a tratti anche semplice se vogliamo ma tremendamente efficace.

La suggestione cinematografica della breve intro Unbreakable (Part 1) viene rapidamente sublimata dal riff durissimo di Strike, vera apertura del disco. Scheepers scopre  fin da subito la sua incredibile estensione vocale, le chitarre scolpiscono come detto riff granitici e Karlsson ci piazza su un assolo di “blackmoriana” memoria. Sinner spinge molto al basso mentre la batteria di Black è un martello devastante. I Primal Fear sono stati sempre accostati a Judas e Maiden e che il paragone sia azzeccato lo conferma la seguente Give Em Hell, brano heavy che pesta dall’inizio alla fine.

Bad Guys Wear Black è l’unico momento del disco in cui si avverte una caduta di tensione, troppo orecchiabile e scontato, nonostante il prodigarsi di Scheepers al canto e di Sinner ai cori, oltrechè al basso. Su questo è caduta la scelta come primo singolo e non mi trova molto d’accordo.

Vira verso lo speed metal la successiva And There Was Silence e sebbene sia fatta di pasta differente anch’essa conferma l’impressione di una certa subitaneità all’ ascolto; rock, metal senza tanti fronzoli e senza alchimie, molto diretto, sparato forte e chiaro. In questo caso aumentando parecchio il regime di rotazione del motore.

Metal Nation è una sorta di inno “metallico” destinato a divenire uno dei nuovi capisaldi dei live-set della band. In certi parti cantate, in alcuni fraseggi, i tedeschi addirittura strizzano l’ occhio anche all’ A.O.R. ma lo fanno comunque cercando sempre di lasciare la loro impronta; importante il lavoro delle due chitarre.

Pezzo più lungo del Cd è Where Angels Die, uno degli episodi più convincenti dell’ intero lavoro. Un andamento epico lo caratterizza fin dall’ inizio e a ben sentire, a parer mio, si trova anche qualche sconfinamento nel prog. Indubbiamente è il pezzo dalla costruzione più articolata e varia, composto con gusto e fantasia; una riuscita alternanza tra le varie sezioni del brano lo rendono senz’altro da evidenziare.

Con Unbreakable (Part 2) si ritorna a girare più veloci, mantenendo sempre però un approccio abbastanza melodico caro al metal “d’antan”. Va ribadito che siamo molto distanti da sonorità thrash o death, i Primal Fear si muovono in un ambito diverso e coerentemente con il loro percorso si confermano. Alcune fughe a due delle chitarre restano godibilissime, la prova vocale di Scheepers è mostruosa.

Nuovamente proiettati su versanti speed con Marching Again, nella quale è imprescindibile spendere due parole per il drumming impossibile di Randy Black. “Impossibile” per velocità e precisione, una sorta di octopus delle pelli.

Non poteva mancare la classica ballad ed ecco che arriva Born Again, annunciata da suoni liquidi e pieni di pathos; grande prova di tutta la band, nessuno escluso. Probabilmente di ballate come queste ne sono già state scritte una moltitudine ma la perfezione, la rotondità di questa penso rimarrà negli annali del metal. Ogni cosa è al proprio posto, non manca nulla di quelli che sono gli ingredienti base di una song di questo tipo.

Blaze of Glory riconduce su sentieri più battaglieri, il titolo parla da sè ! Ancora riff potenti, muri di chitarre a fare da protagonisti per una traccia breve ma di sostanza.

Chiude il disco Conviction e di nuovo va rimarcata la prova vocale di Scheepers, del quale continua a stupirmi l’estensione e la pulizia. Un altro richiamo al passato, uno sguardo verso i Judas Priest che furono.

Un disco così sicuramente è nelle corde degli estimatori dell’ heavy e del power metal, non ci sono altre concessioni. Possono piacere o meno ma ai Primal Fear va dato atto di una certa coerenza; è un lavoro all’ apparenza facile e datato ma non è affatto così. Musicisti preparatissimi, dotati di ottima tecnica e ben assemblati tra loro, hanno prodotto a mio parere un buon album che ha la capacità di trascinare sin dal primo ascolto. Chi vi dovesse trovare troppi riferimenti a grandi band del passato coglie nel segno ma questo non deve essere visto come un neo, bensì come il tentativo di tenere vivo un certo tipo di metal, forse proprio quello primigenio.

Max

commenti
  1. Minestra di Riso scrive:

    puro metal al 100 per cento…
    e l’album … un momento “indistruttibile”…davvero.
    in tutta onestà li preferivo quando c’era nel gruppo il chitarrista Stefan Liebing… col suo Thrash tagliente, veloce.. nell’aria svolazzava appena dell’ hardcore… almeno per me.
    thanks Max.

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