Lacuna Coil Dark Adrenaline 2012

Pubblicato: gennaio 17, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Etichettare un gruppo è essenzialmente una questione di comodità e nel caso dei Lacuna Coil  oltretutto è diventato difficile; agli esordi della loro carriera venivano collocati quasi automaticamente in ambito gothic metal, per il tipo di sound e di formazione, con una donna alla voce (l’eccellente Cristina Scabbia). Successivamente, con Karmacode prima e Shallow Life poi, il suono è divenuto più duro, tanto da potere sostituire la  denominazione con un più appropriato gothic rock. Il sestetto milanese ha vissuto a mio avviso una progressiva ed inarrestabile evoluzione, passando attraverso molti live set in numerosi festival sparsi per l’ Europa e non solo. Negli ultimi due lavori (Shallow Life era prodotto da Don Gilmore), il sound si era già andato modificando, più duro e orientato verso un alternative rock di matrice americana. Inoltre va rilevato che la band, attiva dal 1996, si presenta stabilmente con questa line-up dal 1999. Un bel lasso di tempo oramai. che garantisce al gruppo quella solidità e quell’intesa che spesso viene a mancare ad altri gruppi dall’ esistenza più turbolenta. Questo, ripeto, è un grande vantaggio a favore dei LC perchè, rodati da anni di vita comune, riescono a sprigionare sia in studio che dal vivo la loro energia, la loro compattezza.

Dunque a distanza di circa tre anni pubblicano il loro sesto Cd, Dark Adrenaline; la produzione è affidata ancora alle cure di Gilmore, con un album relativamente breve per gli standard odierni (45 minuti), composto da dodici brani tra i quali una cover dei R.E.M. La release è stata anticipata da due singoli, Trip the Darkness e Kill the Light.

Dico subito che il disco a me piace, è convincente. Mi azzardo a definirlo un pò la sintesi dei due precedenti: riesce a fondere aspetti ancora dark presenti in Karmacode con il suono più alternative di Shallow Life, gli esiti sono ampiamente soddisfacenti.

L’accoppiata vocale Cristina Scabbia-Andrea Ferro ancora una volta è sensazionale per l’amalgama raggiunto e, lo dico convinto, la voce di Cristina, le sue tonalità, non hanno molto da invidiare a quelle di altre celebrate singer del gothic europeo.

Impressionante è anche il lavoro della ritmica con Criz alla batteria e l’inossidabile Marco Coti Zelati al basso, credo sia una delle migliori coppie nell’attuale panorama italiano.

Continuando questo gioco delle coppie, Maus e Chris imbracciano le due chitarre e mostrano anch’essi grande presenza e intercambiabilità. Pochi assoli per la verità ma ben inseriti, con giusta misura. Riunendo quindi i vari tasselli si ottiene un quadro davvero completo e roccioso.

Passo al setaccio le tracce e si parte con Trip The Darkness, un inizio al fulmicotone. Gli intrecci vocali tra i due singers sono perfettamente riusciti, pezzo dal gran tiro, immediato; la band esprime una notevole potenza di fuoco. Il refrain è trascinante, diretto ma non banale.

 

 

Against You ne è un pò la naturale prosecuzione, potenza e velocità aumentano e cominciano a farsi notare le due chitarre, molto più presenti e capace di apportare variazioni di sostanza al brano.

Il secondo singolo, come detto in precedenza, è Kill the Light e a mio parere è uno degli episodi più riusciti e più…Lacuna Coil dell’intero lavoro. Aggressivo, rapido, condensa in sè molti degli elementi predominanti della band. Più lo si ascolta e più emerge il lato americano della produzione. Credo che rischierò di ripetermi ma l’impasto vocale tra la Scabbia e Ferro è riuscitissimo.

 

Si prosegue con Give Me Something More nella quale va sottolineato il fraseggio delle due parti cantate, in un gioco di canto e controcanto. Anche qua ottimo tiro e lavoro davvero impeccabile della ritmica, presente e determinante nell’orientare l’andamento della traccia.

Upside Down riprende parzialmente atmosfere più care un tempo alla band con un mood più oscuro e sofferto, squarciato dalla bella voce di Cristina Scabbia. Ascoltandolo pare di ritornare indietro di un pò di anni.

Sorta di ballad mid-tempo, End of Time si srotola mollememente per esaltare le doti canore dei due, sostenuti e corroborati da un lavoro molto vitale di tutto il gruppo. Un ritornello molto avvolgente indugia e scompare, torna e si smaterializza senza soluzione di continuità. Suona bene, suona subito; magari può peccare un pò di fantasia ma è indubbio che resta impresso immediatamente.

Ben altro impatto invece genera la successiva I Don’t Believe in Tomorrow: song cattiva, appuntita, non incline a compromessi. Ritmo infernale sin dalle prime battute che si mantiene ad alti livelli per tutta la durata. Questo penso sia uno dei pezzi che meglio possano rendere in concerto.

Se possibile, con Intoxicated si alza ancora di più il tiro, anche il testo risulta piuttosto chiaro e duro. Come un altalena, il brano ondeggia tra stacchi e ripartenze brucianti ma è tutto l’insieme della traccia che risulta pieno, privo di vuoti. La durata relativamente breve contribuisce a renderlo molto efficace.

The Army Inside completa una sorta di trittico con i due pezzi precedenti, la trama del pezzo è intessuta allo stesso modo ma spicca un ottimo assolo di chitarra di Maus, pur se eccessivamente breve.

La cover di Losing My Religion dei R.E.M. giunge un pò a sorpresa ma è davvero gradita. Uno dei maggiori hit della band di Athens viene visto e reinterpretato alla..Lacuna Coil e, fatalmente, scatta il paragone con Enjoy the Silence (Depeche Mode). Stesso tipo di operazione e stessa ottima riuscita, il brano viene adattato come un abito al gruppo milanese e ne assume i connotati. Il fluire è molto diverso dall’originale ma ne guadagna in energia e varietà.

Con poco meno di tre minuti Fire è la song più corta del Cd ed è quella che forse mi ha meno colpito; non è gravata di particolari difetti ma nell’economia dell’intero album pare essere un pò stiracchiata. Non è certo da buttare ma forse se ne poteva fare anche a meno.

Giunge pronto il riscatto con la traccia conclusiva, My Spirit. Ancora una volta segnalo il lavoro dei due cantanti ed in particolare di Cristina, veramente all’ altezza. Un curioso intermezzo parlato spacca in due il brano che riparte in modo epico e corale, con un “wall of sound” davvero notevole. Un prezioso assolo finale porta al termine il pezzo che vedo bene come outro del concerto.

Fa piacere constatare che ci sono anche gruppi italiani in grado di realizzare dei bei dischi, sopratutto nel panorama odierno che è molto più complicato e chiuso rispetto ad un tempo. Se ho ecceduto in entusiasmo chiedo venia, ogni tanto però un pò di patriottismo non fa male.

Max

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commenti
  1. Minestra di Riso ha detto:

    Mi sono intrippata talmente il brano “Trip The Darkess” dall’uscita di ottobre che alla fine ho capito nella confusione che sopravvivo ad altri tipi di “astinenze” 🙂

    beh
    Max patriottismo fiero!!, sono italiani … bravi ..
    Più gothic “metal” , oltre che gothic “rock” :-)).
    Hai un vago ricordo dei Vision Divine con la voce di Fabio Lione …e poi Michele Luppi… italianissimi anche loro no?
    I gruppi italiani non hanno proprio nulla da invidiare a quelli stranieri Metal parlando soprattutto.

  2. Minestra di Riso ha detto:

    Viene prodotto a livello discografico solo quello che è sicuro che farà vendere….
    Quindi non ha importanza quanto sei bravo ma “cosa” fai alla fine e quanto fai guadagnare soprattutto..
    GLI ITALIANI SONO MOLTO CONDIZIONABILI SU CIO’ CHE ARRIVA DALL’ESTERO perchè la maggior parte dei filoni musicali sono sorti oltre oceano …oltre mare .. è come se i nostri gruppi alla fine scopiazzassero…fa più soldi un nome noto che un nome appena conosciuto e forse diventa un rischio investire… in Italia si autoproducono molto di più che all’estero, e spesso non emergendo per mancanza di fondi… finiscono per sparire o suonare in piccole nicchie.
    Secondo me il rapporto è legato alla richiesta del mercato ma sopratutto a come è stato abituato il pubblico medio negli ultimi anni. Le etichette sanno cosa vendere e cosa non vendere… è come fossero in possesso della sfera magica…
    la musica che viene proposta oggi per le radio è lo specchio della fetta piu’ grande della società media moderna, Molto triste, triste perchè non esiste ne un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, ne antagonismo, competizione o dualismo reali.
    Lo hai capito anche tu che i piu’ grandi musicisti italiani (virtuosi dello strumento) sono molto piu’ conosciuti all’estero che in Italia.:) chissà come mai…:)

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