Anneke Van Giersbergen Everything Is Changing 2012

Pubblicato: gennaio 21, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Torna una delle più belle voci femminili del panorama rock degli ultimi anni, Anneke Van Giersbergen, già singer storica degli olandesi The Gathering. Sono trascorsi quasi cinque anni da quando ha lasciato la band e ha intrapreso una carriera solista inframezzata da numerose collaborazioni con nomi importanti della scena internazionale (Ayreon, Within Temptation, Devin Townsend, Anathema tra gli altri). I lavori composti con la nuova band (Agua de Annique) della quale fa parte anche il marito nel ruolo di batterista si sono fatti apprezzare sin qua più che altro per le doti della bionda vocalist; musicalmente invece si sono rivelati abbastanza modesti. Per una voce del suo calibro, per chi ha ancora nelle orecchie Mandylion o Souvenirs è stato purtroppo un bel balzo all’ indietro. Come accade spesso, se svaniscono determinate alchimie, ricreare la magia non sempre è facile e talvolta può non bastare una grandissima tecnica o un nome oramai già affermato.

In questo caso AVG sceglie di metterci la faccia a 360 gradi, con una nuova release a suo nome intitolata Everything Is Changing. In effetti qualcosa pare cambiato rispetto alle ultime prove e non mi riferisco solo al colore dei capelli. I brani hanno nuovamente acquisito maggiore profondità e spessore; continua a tratti la navigazione su di un terreno un pò scivoloso e vicino in alcuni frangenti ad un pop pur di classe ma emergono anche episodi più di sostanza, che in certa maniera possono costituire un ponte ideale con le esperienze di un tempo.

L’album è stato registrato principalmente nello studio di Anneke ed è prodotto da Daniel Cardoso, giovane e talentuoso polistrumentista portoghese che suona chitarra, basso e tastiere. Composto da dodici tracce che scorrono via piacevolmente e fanno apprezzare la timbrica della cantante; siamo distanti dalle sonorità gothic metal, il lirismo è presente in modo misurato ma….

Il primo singolo estratto, Feel Alive, tiene a battesimo il disco; la voce angelica ma determinata della singer si staglia su riff via via più decisi e potenti per un inizio che promette bene.

Un intro quasi roboante apre la seguente You Want to Be Free dove certe sonorità del glorioso passato riaffiorano gradevolmente. Un fragile sovrapporsi di chiaro-scuri caratterizza l’andamento del brano.

La title track è un pezzo delicato, una  dolce ballata nella quale la Van Giersbergen fa sfoggio di tutta la sua bravura. Con timbri caldissimi colora una melodia appassionata che a mio parere presenta qualche vaga eco “wilsoniana”. Ottima in questo caso la produzione, pastosa e piena senza però diventare ingombrante.

Take Me Home è il secondo singolo preso dal Cd e qui il ritmo e l’intensità cambiano totalmente; molto più serrato, con improvvise aperture vocali e musicali ben riconoscibili. Una traccia che non avrebbe stonato assolutamente all’interno di una produzione di “qualche” anno fa.

Ecco riaffacciarsi un cantato più lirico e gothic in I Wake Up, song dalla costruzione movimentata e un pò atipica rispetto alle ultime cose della cantante. Il ritornare con lo sguardo a suoni d’annata è qualcosa più di un’ impressione.

Circles non è solo un’altra ballad, è un vero colpo al cuore; un piano punteggia lo svolgersi del tema e su di esso si erge monumentale la voce tenera e pura di Anneke, capace di suscitare davvero tante emozioni.

Ulterirore passo compiuto nella direzione più “pesante” è My Boy, brano se vogliamo ingannevole; dopo una prima parte melodica e a forti tinte armoniche con linee di basso molto piene, il pezzo decolla e con esso anche la voce della cantante. Questo schema si ripete due volte con esito positivo, molto piacevole da ascoltare.

Con Stay a mio parere ci si avvicina non poco all’era Gathering; interpretazione perfetta di AVG, suoni decisamente più duri e diretti senza però mai perdere di vista il giusto incipit melodico. Brano carico di tensione che va crescendo man mano, illuminato da una prova vocale a dire poco espressiva.

In una sorta di gioco di specchi, a rimando arriva Hope, Pray, Dance, Play . La melodia prende il sopravvento ma le sonorità rimangono dure e piene, una ritmica instancabile guida un giro che solo all’apparenza può sembrare facile. Ascoltandolo più volte si può notare che il pattern in realtà è più complesso di quel che sembra.

Slow Me Down è la song che meno mi ha convinto; non è brutta di per sè ma la trovo abbastanza piatta e prevedibile. Tutto sommato una piccola scivolata si può anche concedere, difficilmente non accade.

Si torna a volare molto più in alto con Too Late, impatto sonoro notevole e grande spinta. Ineccepibile al solito la prestazione della cantante, tornata all’occorrenza anche a graffiare e a trasmettere maggiore aggressività.

Si chiude infine con 1000 Miles Away from Home, brano dall’atmosfera suggestiva e angosciata; canto e controcanto conducono inevitabilmente in territorio gothic. Un pezzo bellissimo e affascinante dal quale lasciarsi trasportare, ottima chiusura dell’album.

Tante cose sono cambiate nella vita della bella Anneke, non ultima la nascita di un figlio pochi anni fa. Altre stanno cambiando nella sua musica che finalmente riesce di nuovo a decollare, a guardare avanti ma con un occhio di riguardo al suo importante passato. Forse adesso è il momento di osare ancora qualcosa per potere uscire da un ambito un pò troppo di nicchia.

Lo merita.

Max

 

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