Love Reign O’er Me (Who,Quadrophenia,1973)

Pubblicato: gennaio 25, 2012 in Recensioni Vintage
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Le parole hanno importanza.

E’ raro che si senta pronunciare da un appassionato di musica della mia generazione la parola “canzone”. Noi diciamo “pezzi”, “brani”, “tracce” e non si tratta di una mera ricerca di sinonimi: quelle che ascoltavamo noi, anche quando avevano la forma di canzone, erano pezzi, tasselli di un quadro più ampio, brani in quanto brandelli di emozioni che andavano ricercate nell’insieme di ogni disco, sulle tracce incise nel vinile che ci indicavano il sentiero.

I dischi dovevano essere ascoltati dall’inizio alla fine, solo allora il viaggio sarebbe stato compiuto.

Il filo conduttore era spesso da ricercare solo attraverso le atmosfere, ma talvolta era dichiarato, come nei concept album che si sviluppavano intorno ad un tema, e ancora di più nelle opere rock, che raccontavano vere e proprie storie.

Noi siamo figli di questi significati, senza i quali, per quanto bella potesse essere la musica, il suo potere dirompente non ci avrebbe ugualmente toccati, sarebbe stata un’esperienza vissuta da spettatori e non da protagonisti.

Invece, in ogni disco c’eravamo dentro noi, con tutti i nostri dubbi, le nostre passioni, le sensazioni, le aspettative a cui veniva data voce e corpo.

Tutti ci siamo identificati in qualche tratto di Jimmy Cooper, il giovane mod alla disperata ricerca di identità protagonista di Quadrophenia, opera rock degli Who datata 1973.

Jimmy vive un lacerante conflitto con l’ambiente che lo circonda e cerca nell’appartenenza ad un gruppo, nel seguirne le regole e la moda, di costruire un’immagine di sé che invece tra droghe, feste e battaglie con gruppi rivali, si dissolve e si frammenta rivelando sempre di più la maschera, e facendogli perdere di vista il confine tra gioco e realtà.

Jimmy sembra percepirlo, a tratti, nella domanda che ricorre per tutto il disco: “can you see the real me?” che pone alla madre, allo psichiatra e a se stesso per primo.

Chi non è stato Jimmy, benché non così esasperato, almeno una volta?

Mano a mano che le illusioni di Jimmy cadono, traccia dopo traccia, si risveglia una rabbia che lo porta ad averne abbastanza di tutto e di tutti, ma con essa affiora anche la lucidità di guardare la realtà: “Is it me for a moment?”.

Vittima dell’ennesima delusione una volta arrivato a Brighton, dopo essere stato cacciato da casa, aver lasciato il lavoro ed aver perso la ragazza, Jimmy ruba una barca e si lascia portare dalla corrente deciso a morire, ma all’ultimo momento si aggrappa ad una roccia: sono le sue illusioni quelle che moriranno, portate via dalle onde.

Jimmy si ritrova sotto la pioggia, purificato.

Ritrova se stesso.

…pioggia, intro di pianoforte cupo e malinconico, timpani in crescendo come un boato, gong…

…pianoforte come gocce di pioggia, e ancora pioggia…

La voce entra su lampi di synth.

“Only love can make it rain the way the beach is kissed by the sea. Only love can make it rain like the sweat of lovers’ laying in the fields.”

Se Jimmy aspettava un segno dal cielo, è arrivato.

E allora grida.

Love reign o’er me.

E’ un’invocazione all’amore, l’unica cosa che veramente conti, l’unica forza in grado di  renderci unici e interi.

Jimmy sembra prenderne consapevolezza, lo dichiara su tuoni di batteria e una tempesta di synth:

“Only love can bring the rain that makes you yearn to the sky. Only love can bring the rain that falls like tears from on high”.

E allora grida ancora.

“Love reign o’er me”

Ha capito: il suo è grido ancora più furioso, su bagliori di chitarra e basso, ma è la furia di chi vuole con tutto se stesso abbracciare la vita.

Jimmy è in pieno tumulto, ha bisogno di quell’amore che cade come pioggia su di lui, lo vuole bere, riempirsene.

“I need a drink of cool cool rain”

E si lascia avvolgere dalla bufera orchestrale delle sue emozioni, tra sciabolate di synth e chitarra, il basso cupo, il martellamento di una batteria tuonante.

Sembra calmarsi, invece grida ancora, lancia un grido perentorio.

“Love Reign o’er me”

E’ il richiamo alla forza rivitalizzante dell’amore, scagliato verso il cielo con tutta l’energia che ha in corpo, con la determinazione di chi afferma un suo diritto, su un drumming frenetico e una chitarra lampeggiante.

“Love Reign o’er me…Love…”

Quadrophenia si chiude così, con una drummata solenne e una rasoiata di chitarra, la cesura con la vecchia vita.

Il rito di passaggio è concluso: Jimmy voleva morire, invece si aggrappa all’amore, con un  istinto di sopravvivenza selvaggio.

Love Reign o’er me è un pezzo epico.

Taluni ritengono che un’opera rock fosse un saccheggio dalla musica classica, dall’opera o dal musical, ma sbagliano: era il modo di esprimersi di una generazione per la quale il gap con i propri genitori era diventato un abisso. Avevamo bisogno di un nuovo linguaggio, che fosse il nostro.

Il rock aveva la capacità di utilizzare modelli del passato, stravolgerli e riempirli di significati nuovi.

Gli Who sono stati molto probabilmente coloro che hanno dato la voce più leggendaria a questi significati.

Quadrophenia è un album epocale che dovrebbe essere ascoltato spesso, per ricordarci  cosa e chi siamo stati.

O comunque perché è bellissimo, e basta.

Clara

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