Ringo Starr Ringo2012

Pubblicato: gennaio 27, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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A memoria non ricordo un album di una durata così breve, 29 minuti circa, caso più unico che raro non trattandosi di un EP; così, neanche a farlo apposta, in contemporanea con l’uscita di Sir Paul ci ritroviamo davanti questo ultimo lavoro di Ringo Starr intitolato molto semplicemente Ringo 2012. Si tratta oramai della diciassettesima uscita solista del batterista dei Fab Four che per la verità in carriera non ha raccolto larghi consensi, ove si eccettui per i primi quattro dischi; dopodiche le vendite sono andate vistosamente calando, risultati modesti e fiacchi per un musicista che evidentemente non è riuscito a trovare la propria strada maestra una volta terminata l’avventura con i Beatles.

Probabilmente solo la voglia può spingere ancora un artista di questo tipo a proseguire una carriera avara di successi, non certo la fama o il denaro che non gli mancano davvero; non è mai stato un top-drummer, cantante modesto e dalla limitata estensione vocale, riesce però ancora a divertirsi facendo musica.

Non possedendo particolari doti di song-writing ha sempre bazzicato il territorio del pop con venature rock’ n roll, rimanendo dunque in un alveo musicale che privilegia la semplicità e l’immediatezza. Va dato atto a Ringo quanto meno di essersi circondato sempre di ottimi collaboratori e questa nuova release non fa eccezione. Ci sono Joe Walsh (Eagles), Dave Stewart (ex Eurythmics), Edgar Winter, il grande contrabassista jazz Charlie Haden, Benmont Tench (tastierista di Tom Petty).

Il Cd è stato prodotto e scritto dallo stesso Ringo a Los Angeles; nove canzoni infarcite di ricordi che il batterista ha dichiarato essere dedicate alla sua Liverpool, tra queste segnalo anche una cover di Buddy Holly. Un pugno di songs oneste e sincere, senza particolari pretese; non brilla alcuna gemma indimenticabile ma comunque vale la pena di segnalare Slow Down scritta con Joe Walsh, dove il chitarrista permea il brano con un timbro molto americano e naturalmente Eagles.

Wonderful mi pare il momento più riuscito e compiuto; Ringo canta con il suo vocione una melodia un pò banale ma il lavoro egregio della chitarra riscatta ed impreziosisce tutto l’andamento della traccia.

Buon esito anche per Wings dal tiro un pò più cadenzato e a tratti  “cattivo”.

Piacevole anche la cover di Think It Over di Buddy Holly, pezzo semplice rivisitato con gusto che può in effetti fare ripensare al Ringo pre-Beatles. Di classe la prova di Haden al contrabbasso.

Gradevole r’n r è pure Rock Island Line.

In definitiva un album che probabilmente passerà inosservato o quasi, dedicato prevalentemente ai nostalgici o ai cosiddetti “completisti”. La caratura dei musicisti, la facilità dei brani, lo rendono sicuramente apprezzabile ma di carne al fuoco in effetti ce n’è poca, credo vada considerato un onesto divertissement e poco più.

Max

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