Cranberries Roses 2012

Pubblicato: febbraio 13, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Generalmente odio essere caustico nel valutare un disco e mi piace poco anche sottolinearne i difetti, tendo semmai a rimarcarne i pregi perchè parto dal presupposto che difficilmente un lavoro debba essere sempre concepito sulla scorta dei precedenti. Inoltre, pur essendo apertissimo all’ascolto di vari generi, il pop/rock non è esattamente il mio preferito, pur con le dovute e rare eccezioni. Non ritenevo giusto però ignorare questo Roses, album che segna il ritorno dei Cranberries a ben undici anni di distanza dall’ anonimo Wake Up and Smell the Coffee. Niente è cambiato tra le fila del gruppo irlandese, capitanato al solito dalla singer Dolores O’Riordan. Nel lungo periodo di separazione la cantante ha composto due album che hanno riscontrato discreto successo mentre poco in verità hanno combinato i fratelli Hogan ed il batterista Fergal Lawler.

Da quest’ ultima considerazione, a mio avviso, bisogna partire per analizzare il nuovo album della band; ancora una volta tutto ruota intorno alla voce della O’Riordan, tutto e forse troppo aggiungerei. Perchè se è vero che i Cranberries non sono l’unico caso di gruppo dipendente (musicalmente) da uno dei membri, forse dopo tutto questo tempo era auspicabile almeno attendersi qualcosa in più dagli arrangiamenti, dalle melodie e dalla presenza dell’insieme musicale. Invece…niente di tuttociò. Gli irlandesi confermano il loro impianto sonoro al 100% e dunque anche di essere alla stregua di un sistema satellitare ruotante intorno alla brava Dolores.

Sotto questo aspetto mi hanno abbastanza deluso ma probabilmente la risposta sta proprio nell’esito del periodo di distacco del quale parlavo poc’anzi. Registrato tra Toronto e Londra è prodotto nuovamente da Stephen Street (Smiths, Blur, Kaiser Chiefs al suo attivo), cosicchè viene confermata anche la regia dell’operazione. Ne esce un Cd di undici canzoni nel più puro sound del gruppo che se da una parte farà felici i fans di vecchia data da un’altra sconcerta abbastanza per una notevole dose di immobilismo.

Ballate romantiche e melodiche ovviamente la fanno da padrone, con la bella voce della O’Riordan in primo piano. Purtroppo a mio gusto, benchè si tratti di un timbro molto particolare ed ammaliante risulta terribilmente monocorde. Non riesco mai a percepire qualcosa di diverso nell’interpretazione, una suggestione che derivi da un elemento differente.

Quattro sono i pezzi che mi preme evidenziare: il primo è Tomorrow, uscito già come singolo. Denota una certa freschezza e goiosità in tipico Cranberries style ed effettivamente gira molto bene ed è decisamente “catchy”.

Raining in My Heart è un brano più levigato, suoni più curati circostanziano a dovere il cantato di Dolores per una ballad molto avvolgente, introdotta da una chitarra acustica.

La seguente Losing My Mind è una morbida traccia semi-acustica che evolve poi in una trama più corale da parte della band; il refrain al solito risulta molto immediato e le sonorità ben calibrate.

In ultimo voglio citare Show Me the Way, canzone tipicamente in repertorio Cranberries che a differenza di altre però sprigiona una maggior potenza e, se vogliamo, epicità.

Ci sono altri buoni episodi, come l’opener Conduct e pure Astral Projection ma tutto il lavoro, come ho detto, risente di una sorta di staticità, quasi che la band sia rimasta in ibernazione per questi undici anni.

Nessuno pretende che gli irlandesi si esibiscano in furiose cavalcate metal o dilatate suite in campo progressive ma un certo rinnovamento nelle partiture, ripeto, era augurabile. Così facendo invece l’album sconta una certa monotonia.

Max

commenti
  1. Daniele scrive:

    Devo un pò dissentire da questa recensione, dicendo che è proprio per il fatto che il loro sound non è mutato che li rende i veri Cranberries..! E’ questo quello che tutto si aspettavano, un album che rispecchia la band ai suoi tempi d’oro e che quindi consacra un nuovo grande ritorno…!

    Io comprerò questo album non solo in quanto fan, ma anche perché ne ho sentito le preview e sono rimasto FOLGORATO, lo trovo speciale, elegante e anche forte grazie ad alcuni pezzi come Schizophrenic Playboys che non hai citato.

    • Max scrive:

      Ciao Daniele e grazie per il tuo commento. Come ho gia’ avuto modo di dire la mia valutazione non ha pretese di verita’ indiscutibile. Ad ognuno di noi la musica arriva in modo diverso e questa e’ una delle sue magie.
      Max

  2. flavio scrive:

    Sebbene sia d’accordo sul fatto che questo album se lo potevano benissimo risparmiare (specialmente dopo 11 anni di pausa), mi trovo in disaccordo sui motivi della sua scarsa qualità. Leggendo molti blog e critiche, ho notato che questo album è accusato di essere immobile e poco sperimentale, io credo invece che sia proprio l’intenzione di avvicinarsi alle sonorità piatte e omologate delle innumerevoli band, più o meno anonime, del momento che penalizzi la buona riuscita di questo nuovo lavoro. Passatemi lo sfogo, ma MAGARI fossero veramente tornati alla loro vecchia musica dei loro cari primi album, questo loro ritorno non mi lascia nient’altro, se non una grande nostalgia del pallido ricordo di ciò che erano negli anni 90!

    • Max scrive:

      Ciao Flavio,
      la tua analisi è interessante, non fosse altro perchè affronta la questione da un’altra angolazione. Come ho premesso, scrivendo di un genere (prima ancora che di un gruppo) che non è esattamente il mio favorito ho inteso andare cauto. Le sensazioni che ne ho ricavato sono quelle descritte e non devono suonare come un j’accuse piuttosto come un rimpianto per un’occasione sprecata. Dopo una pausa così lunga mi sarei aspettato qualcosa di più sopratutto musicalmente, nella costruzione dei brani; in definitiva maggiore partecipazione da parte della band. La voce di Dolores è quella, si conosce e ne è il tratto distintivo. Forse troppo….

      • flavio scrive:

        Anche se le mie motivazioni sono diverse dalle tue, mi trovo perfettamente d’accordo con te: “Dopo una pausa così lunga mi sarei aspettato qualcosa di più sopratutto musicalmente, nella costruzione dei brani; in definitiva maggiore partecipazione da parte della band”.
        Praticamente mi hai letto nel pensiero!

  3. flavio scrive:

    Ma lasciamo stare i Cran che sono stata una prevedibile delusione, ho saputo che presto i Simple Minds suoneranno a Milano, io purtroppo mi trovo a Roma e mi rimane difficile andarli a sentire. Tu che ne pensi di loro invece? Se ti interessano spero che almeno tu riesca ad andare al concerto. Io sono andato a vederli un paio di anni fa e gli anni che hanno (specialmente per quel che riguarda Jim) gli scivolano addosso…

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