Dream Theater Palasport Evangelisti Perugia 22 Febbraio 2012

Pubblicato: febbraio 23, 2012 in Recensione Live Shows
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Grande evento ieri sera al Palasport Evangelisti di Perugia per l’ultima delle tre date italiane dei Dream Theater ! Non era certo la prima volta che assistevo ad un loro show ma in questa occasione, oltre al piacere di ascoltare dal vivo l’ultimo album, fatalmente i miei occhi e le mie orecchie erano puntate sul nuovo batterista Mike Mangini. Di questo in particolare però tratterò più avanti.

In un Palasport pieno ma non gremito all’inverosimile l’onore di inaugurare la serata è toccato ai Periphery , giovane band proveniente dal Maryland che ha al proprio attivo già tre album in ambito prog-metal. Indubbiamente il fatto che  non ne conoscessi assolutamente il repertorio non mi ha giovato ma, complice l’acustica piuttosto discutibile dell’impianto e  la presenza contemporanea di tre chitarristi (dei quali due con strumenti anche a 8 corde), il risultato. a mio vedere, non è stato proprio esaltante.

Preceduti dalla solenne intro Dream is Collapsing di Hans Zimmer i cinque sono saliti sul palco in un’atmosfera a dir poco elettrica. Questa la scaletta :

Bridges in the Sky/6:00/Build me Up,Break me Down/Surrounded/The Dark Eternal Night/Drum solo/A Fortune in Lies/Outcry/Wait for Sleep/Far from Heaven/On the Backs of Angels/War Inside my Head/The Test that Stumped Them All/The Spirit Carries on/Breaking All Illusions. Come encore hanno suonato As I Am.

Pronti via e si parte con Bridges in the Sky, uno dei brani migliori dell’ultimo album. Grande opener, niente da dire: potenza allo stato puro, vedo un Labrie tornato in forma fisicamente, notevolmente dimagrito. La voce si deve scaldare ma i segnali sono da subito positivi. Mangini potente ma misurato. John Myung suonerà quasi tutta la serata con il basso a sei corde ed è un gran bel sentire.

A ruota sparano 6:00 (tratta da Awake) e la macchina procede a gran ritmo; l’impatto con il muro del suono Dream Theater è inalterato nonostante il cambio dietro le pelli. Noto con piacere nel frattempo che le sonorità all’interno del palasport sono migliorate e questo contribuisce a scaldare l’ambiente.

Se con Bridges il pubblico aveva preso a cantare da subito, con Build me Up, Break me Down il canto è diventato un tuttuno con quello di Labrie. Certamente si tratta del pezzo più semplice contenuto su A Dramatic Turn of Event ma devo segnalare con piacere che Labrie, oltre alla forma fisica, pare avere recuperato anche quella vocale. Comincio a notare pure che Petrucci e Rudess si concedono al solito parti solo di gran tecnica ma ho come l’impressione che l’auto-indulgenza sia calata e questo fa solo bene alla band.

Una Surrounded evocativa e suonata con grande intensità scatena l’entusiasmo all’interno del palazzetto; resta uno dei cavalli di battaglia del gruppo. John Myung conferma le sensazioni avute ascoltando l’ultimo lavoro, il suo apporto e persino la sua presenza sulla scena si sono fatte molto più decisive.

La temperatura è già molto alta e ad accrescerla giunge la potentissima The Dark Eternal Night, brano tratto da Systemathic Chaos (il lavoro che forse ho meno apprezzato). La sopresa consiste nel riuscire ad gustarne appieno tutta la forza d’urto senza che la band dilati oltremisura il pezzo, unico difetto che in passato ho imputato ai loro live-set.

A questo punto tocca al solo di batteria di Mike Mangini; durata non eccessiva evitando dunque di divenire noioso, tecnica, velocità e fantasia. Interessantissime le immagini che ritraevano entrambi i piedi in azione sulle casse: da non credere ! Inutile a mio parere tentare il paragone con Portnoy, due top drummer anche se non proprio identici.

Il rientro della band sul palco coincide con A Fortune in Lies, dal primo album datato 1989. Song al solito potentissima ma che sconta a mio parere ancora l’immaturità della band in quella fase. Piacevole comunque da riascoltare dopo diverso tempo. Curiosità da evidenziare è che si tratta del primo pezzo appartenente al primo disco.

Con un lungo salto temporale torniamo alla stretta attualità con Outcry, la traccia probabilmente più articolata e forse ostica dell’ultimo Cd. La resa on stage le rende giustizia e comunque resta uno dei brani che più richiedono attenzione dell’ intero lotto. Nel frattempo trovo ennesima conferma al fatto che i Dream sono uno di quei gruppi che riesce incredibilmente a suonare live come in studio. Non è prerogativa di tutti.

Dopo questa folle corsa c’è necessità di tirare il fiato e puntualmente arriva un’accoppiata da brivido, Wait for Sleep e Far from Heaven. Due stupende ballate distanti tra loro nel tempo; nella prima Labrie canta accompagnato da Rudess al piano mentre nella seconda si aggiunge Myung al basso, appoggiato ad uno sgabello. Luci soffuse contribuisco a creare emozioni.

L’ intimità viene nuovamente spezzata, questa volta da una sorta di trittico composto dall’ottima e trascinante On the Backs of Angels unita a War Inside my Head e The Test that Stumped them All suonate tra loro quasi senza soluzione di continuità. Ancora una volta il suono degli americani è vibrante e massivo, ci sono inevitabilmente spazi solistici ma, di nuovo, senza certi eccessi del passato. La tecnica personalmente è da me venerata, a patto che non diventi fine a sè stessa.

Giunge poi il momento forse più emozionale, uno di quegli episodi che hanno il potere di calamitare e condensare al loro interno l’evento stesso: Spirit Carries On. Uno di quei pezzi che ancora oggi (non sono molti) riesce a farmi venire la pelle d’oca. Solo di Petrucci: SenzaVoto. Voce di Labrie: Senza Voto. In una parola : La Ballad !!!

Breaking All Illusions, il brano che più mi è piaciuto da A Dramatic Turn of Event, conclude il concerto ed è un finale davvero pirotecnico; i DT dimostrano di avere ancora molta benzina nel serbatoio e ne eseguono una versione tirata ed appassionante, fantastica.

Non può mancare un encore e questa volta l’onore tocca a As I Am, che ben presto si trasforma in un’ apoteosi, dove tutto il pubblico canta con Labrie e la band sprigiona entusiasmo; una chiusura fantasmagorica che lascia in ognuno una profonda gioia per esserci stati.

Durante il viaggio di ritorno, in autostrada, vengono facili le considerazioni : l’ingresso di Mangini ha cambiato qualcosa in effetti nelle dinamiche on stage del gruppo; sia nella gestione-esecuzione dei brani che nell’atteggiamento. Forse finalmente Petrucci & Co. hanno deciso di limare quegli eccessi di virtuosismo dei quali non necessitano, anche perchè le loro capacità, singole e di gruppo, sono fuori discussione. Il drummer da parte sua è meno estroverso e gigione sul palco rispetto a Portnoy. Più essenziale, asciutto, sintetico se posso usare questo termine. Questo aspetto ho l’impressione sia diventato più parte integrante dell’insieme con indubbio beneficio e i sorrisi sinceri tra i musicisti credo ne siano conferma.

Lunga vita ai Dream Theater.

Max

commenti
  1. Matteo scrive:

    Bella recensione,condivido in pieno.Era la prima volta per me vederli in concerto dal vivo,sono rimasto impressionato!A dramatic turn of events è davvero un bell’album che alterna ballate a pezzi adrenalinici in puro stile D.T.!E devo dire che dal vivo hanno riprodotto una qualità migliore rispetto ai cd!!!DIVINI!Le sorprese:ottimo l’inserimento di Mangini…La Brie rigenerato!insomma è stato un grande spettacolo!Peccato non essere riusciti a fare qualche foto o autografo all’uscita dal Palaevangelisti,sono svaniti nel nulla!Alla prossima ragazzi! Matteo

  2. Stefano scrive:

    Concerto di ottima fattura….. li avevo visti nel 2006 a piazza del popolo in Ascoli e ieri sera mi sono apparsi più intraprendenti….
    Lacrime scese per The Spirits Carries On, adrenalina per Outcry (una delle più tecniche di ADTOE) malinconia per wait for sleep (grande Kevin).
    LaBrie rinato non ha quasi sbagliato un colpo e si è divertito ad inventare acuti non proprio semplici per le canzoni dell’ultimo album…
    Scenografia di grande impatto.
    Pienamente soddisfatto, dopo quasi un giorno sono ancora super-adrenalinico!!!
    Peccato solo per l’encore; avrei preferito quella di milano dell’altro ieri (Pull Me Under) ma As I Am rimane comunque un ottimo pezzo.
    GRAZIE TEATRO DEL SOGNO!!!!

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