Nel vasto e multiforme panorama del new prog confesso che dei Landmarq conoscevo poco e nulla. Giorni fa mi è caduto l’occhio sulla splendida copertina del loro ultimo album, Entertainig Angels, realizzata da Alan Winterflood del quale sono andato a visitare subito il sito. Poi, come spesso accade, “quattro” chiacchiere con il solito amico iper-informato hanno ancor più acceso la mia curiosità e dunque…eccolo qua.

A beneficio di chi come me non li conoscesse cerco di tratteggiarne brevemente il profilo; la band inglese esiste dagli inizi degli anni ’90, scoperta e prodotta dall’ ottimo Clive Nolan (Pendragon, Arena). Nei primi tre album incisi hanno presentato al microfono Damian Wilson, che ricordiamo anche con Ayreon. Ci sono stati diversi cambi di line-up nel tempo, sopratutto per quello che riguarda i ruoli di cantante e tastierista ma, in ogni caso, il gruppo ha continuato a ruotare attorno alle presenze storiche di Uwe D’Rose (chitarra), Steve Gee (basso) e Dave Wagstaffe alla batteria (già con Martin Turner dei Wishbone Ash). Successivamente e fino ad arrivare a oggi, la cantante Tracy Hitchings ed il bravo Mike Varty alle tastiere hanno completato l’organico. Prima di questo hanno rilasciato quattro album in studio e tre live. Al loro attivo inoltre un attività on stage intensissima che li ha portati a suonare in numerosi festival, a contatto con nomi top della scena progressive.

Esaurito l’excursus storico veniamo a Entertaining Angels. Il disco è prodotto da Mike Varty & Landmarq ed è uscito per quanto ne so in due versioni, di cui una deluxe fatta di due Cd uno dei quali comprende credo materiale del passato rivisitato. Mi limito a prendere in esame la versione singola, composta da otto brani. Due di questi si segnalano per una durata rispettivamente di circa 12 e 16 minuti.

Mi preme una considerazione iniziale, del tutto personale ; a differenza di altri generi come il gothic metal, in territorio progressive sono sempre stato un pò diffidente circa l’idea di una singer. Chiarisco immediatamente che ciò non è generato da preclusioni stupide ma dal fatto che raramente ho riscontrato le giuste potenzialità nel cantato femminile quando si suona progressive rock. Devo ammettere con piacere che Tracy Hitchings è riuscita (in buona parte almeno) a smentirmi grazie alle sue qualità. Resta una certa inevitabile inclinazione ad ingentilire forse eccessivamente l’andamento dei brani ma…chapeau !

Il Cd è aperto proprio dalla title-track: una lunga intro, nella quale risplende il primo di una serie di levigati assoli di chitarra, sfocia nel cantato di Tracy e di qui lentamente il brano prende quota. Non si tratta di una avvio al fulmicotone, il refrain è gradevole ma il cantato pende su un pop raffinato che non esalta particolarmente la musica. Bei suoni, un intermezzo di sax, ma francamente pare una falsa partenza.

Note dolci e romantiche di un piano introducono Glowing (Part 1 – Friensds); lieve ballata con una Hitchings vagamente sulla falsariga di Anneke VG. Pezzo molto caldo, dove l’interpretazione della cantante è basilare; diciamo che pur stentando ancora un pò la macchina con qualche difficoltà si sta mettendo in moto.

Proprio con la seconda parte di Glowing (Part 2 – Lovers) comincia finalmente ad emergere il suono della band. Tastiere, chitarre, ritmica, reclamano con più decisione il proprio ruolo, non limitandosi ad una sorta di lussuoso accompagnamento. Nuovo ed azzeccatissimo inserto del sax di Laurent Hunziker. Questa seconda parte del pezzo a mio parere poteva, da sola, riassumerne l’essenza; il fatto di volerla scomporre in due tracce mi resta poco comprensibile. Molto bello nella parte finale il solo di chitarra di Uwe D’Rose, che funge da traino per tutta la band. 

Finalmente si cominciano ad apprezzare fino in fondo i Landmarq; Mountains of Anglia ricorda immediatamente alcune sonorità di genesisiana memoria. Anche la voce della Hitchings, contrappuntata da un controcanto, acquista maggiore energia e potenza; le tastiere di Mike Varty compiono un lavoro egregio, melodico e persino armonico. C’è una certa solennità all’ interno di questa traccia, enfatizzata nuovamente da interventi del sax. Puntuale e tondo il lavoro di basso e batteria.

Personal Universe si svolge gradualmente, con un lento e progressivo crescendo di intensità. Un arpeggio di chitarra e un discreto tappeto di synth fanno da cornice alla voce della cantante, basso e batteria fanno il loro ingresso in un secondo momento. Nella seconda parte del pezzo uno struggente solo di chitarra conduce chiaramente il gruppo nel grande mare dei ricordi prog, supportato da un incedere sempre più presente delle tastiere.

Un breve affresco tratteggiato da synth e piano apre Prayer (Coming Home), una delle migliori prestazioni vocali ed interpretative della singer. Permane quella venatura vagamente pop nel suo canto che viene però spezzata da un inserimento provvidenziale della chitarra. Un’altra gradevole ballad, indubbiamente. Mi resta qualche dubbio in merito ad un ruolo troppo preponderante della voce, forse un maggior bilanciamento delle parti sarebbe opportuno.

E veniamo a Turbulence (Paradigm Shift) nella quale sono presenti anche archi suonati da Varty. Come accennato è una delle due tracce più lunghe e si distacca abbastanza dalle precedenti. L’andamento è più cadenzato e, per certi versi, spigoloso. I suoni sono decisamente meno dolci, le linee di basso si fanno più complesse, andando con decisione verso un prog più canonico. Molto belle le parti delle tastiere che ancora una volta si confermano decisive per la band. Voglio anche rimarcare il verso “close to you” del refrain, interpretato da Tracy su varie tonalità. Sullo sfumare di questo un altro solo di chitarra (Stratocaster inequivocabilmente), fondamentale nell’economia del pezzo.

La suite Calm Before the Storm cala il sipario su questo lavoro. Se possibile approfondisce e indurisce la struttura di Turbulence, con un’architettura ancora più intricata, sulla quale devo dire la voce ne esce molto bene. In questo pezzo, pur se in lontananza, sono presenti aperture sonore tipiche dei Genesis, controbilanciate da improvvisi e duri stacchi ritmici. Il risultato ottenuto è quello del brano musicalmente migliore del disco, quello che ho trovato più completo e maturo, ricco di tutti quegli elementi che ritengo fondamentali per una suite prog. Decisamente da pollice alzato la parte della batteria, in grado di coprire molteplici tempi (ovviamente dispari) con estrema naturalezza e senza invadenza. 

Da parte mia  pertanto faccio ammenda sui Landmarq e prometto di cercare di aggiornarmi sempre più. L’album mi piace, sopratutto nei due brani conclusivi, quelli che ho trovato più prog a tutti gli effetti. Molto belli pure alcuni degli altri, tra questi Personal Universe e Prayer. Tracy Hitchings ha un bel timbro, molta personalità ma difetta nelle tonalità basse; dunque l’insistere su pezzi forse troppo patinati, a mio avviso, è una scelta che non paga perchè sdilinquisce troppo le sonorità. Molto meglio alzare l’asticella, hanno dimostrato di essere in grado di farlo.

Max

commenti
  1. fabioprog scrive:

    D’accordo in pieno su tutto. Mi hanno fatto penare un bel po’ prima di tornare in pista (12 anni), ma devo dire che mi hanno sorpreso in positivo, considerato che i loro principale compositore avava lasciato il gruppo

  2. A S (@Ehol_) scrive:

    Li sto ascoltando or ora e devo dire che mi trovo d’accordo con la recensione. Anche se non sottostimerei il potenziale live di Mountains of Anglia (peraltro già registrato nel DVD live Turbulence che anticipava di 6 anni buona parte dei pezzi qui registrati … chissà perchè hanno apsettato tanto a pubblicare il disco in studio …).
    Bel disco, gran neo-prog come non si sentiva da tempo.

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