Xandria Neverworld’s End 2012

Pubblicato: marzo 2, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Il proliferare delle band Gothic-Metal oriented è da anni inarrestabile; Nightwish, Epica, Within Temptation, Evanescence, per citarne alcune, hanno tracciato dei veri e propri solchi nei quali è andato sviluppandosi un genere che ha delle prerogative ben precise ed ineludibili. Dalle liriche fantasy o intorno a leggende mitologiche, ad arrangiamenti che prevedono la presenza di un’orchestra fino alla cantante, rigorosamente di sesso femminile e con voce da soprano. Brani che alternano fasi epiche, solenni e dai toni metal ad altre più intimiste e malinconiche, affidate per lo più al protagonismo vocale della singer di turno. Musica particolare, molto suggestiva, che d’impeto si può associare ad immagini e quindi molto adatta a fungere pure da soundtrack.

La questione è che, a mio modesto parere, il recinto in cui si muovono questi gruppi è molto definito, probabilmente troppo. La ripetitività può affliggere qualsiasi genere ma nel caso del gothic metal il problema viene amplificato dai rigidi schemi nei quali operano le band.

Queste considerazioni dunque si possono applicare senza ulteriori preamboli pure agli Xandria, autori di Neverworld’s End, quinto album della band tedesca, uscito a cinque anni dal precedente Salomè- The Seventh Veil. Insieme dalla storia molto instabile, fatta di un’infinità di defezioni e sostituzioni, si presenta adesso con la nuova cantante (è la terza) Manuela Kraller, Nils Middelhauve al basso, Gerit Lamm alla batteria, Marco Heubaum (membro fondatore) e Philip Restemeier alle chitarre. Heubaum suona anche le tastiere ed è autore di gran parte delle musiche del gruppo.

Una cavalcata di un’ora circa che è stata sin qui preceduta dal singolo, Valentine; devo dire che ho notato una grande compattezza di suono, un’ottima prova vocale della giovane Kraller ma, inevitabilmente, tanto già sentito; bello ma sempre uguale. Devo anche precisare però che ci sono dei provvidenziali soli dei due chitarristi i quali riescono a movimentare un ascolto che altrimenti tenderebbe ad appiattirsi. Non sono in discussione le qualità ed il talento dei tedeschi; forse sarà il mio orecchio, forse non possiedo questo tipo di sensibilità ma alla fine mi riesce difficile distinguere una band da un’ altra.

Ho diviso il disco esattamente in due parti di sei brani l’una. Nella prima la musica scorre via piacevolmente tra i lirismi della cantante, il possente impianto orchestrale e la band che ci mette davvero del suo con energia e tecnica. La sensazione di cui parlavo prima però è piuttosto netta e fastidiosa, traducendosi in una ulteriore ripetizione di cose già scritte, anche se ottimamente eseguita. Tra le altre si innalza sicuramente l’opener A Prophecy of Worlds to Fall, per la sua maestosità. Grande lavoro della batteria, incessante, seguita a meraviglia da un basso pieno e netto. Chorus che la fanno da padrone, chitarre che incendiano la scena.

Con The Dream is Still Alive gli Xandria mutano decisamente registro. Il brano in questione è una toccante ballad, interpretata magistralmente da Manuela Kraller. Apparentemente niente di nuovo ma in realtà, finalmente, dalla musica e dalla voce cominciano a sgorgare emozioni e questo fa la differenza. Un breve ma efficacissimo solo di chitarra conferisce ulteriore pathos al pezzo che termina con un lirismo in crescendo.

The Lost Elysion ha un gran tiro; nei momenti in cui la band non si adagia eccessivamente sulla voce riesce a dare il meglio e sfodera gli artigli. Pare che abbiano innestato una marcia in più, i pezzi sembrano più diretti e convinti ed anche il rapporto musica-voce pare più equilibrato. Le parti soliste, oltrechè quelle d’insieme, si ritagliano un’importanza maggiore.

Un violino immediatamente aggredito dalla ritmica basso-batteria apre Call of the Wind; traccia nella quale l’uso della doppia cassa  caratterizza l’andamento, interrotto ora dagli archi, ora dalle chitarre che ne colorano ulteriormente la melodia. Cori rapsodici conducono verso il concitato finale.

Brano dall’ incipit medioevale, A Thousand Letters si segnala come un’ altra ballad di fuoco. I gorgheggi della singer, i suoi sali-scendi vocali punteggiano un brano emozionante e pieno di fascino. Ancora una volta gli archi, accompagnati pure da un flauto, finiscono per conferire una magia aggiuntiva.

Il pezzo più duro, quello in cui le sonorità almeno a tratti si fanno più metal, è sicuramente Cursed. Le chitarre assumono un ruolo predominante, ben assecondate dal resto della band. Come nel caso dei Nightwish la presenza quasi costante dell’orchestra finisce per penalizzare un pò il sound, non creando elementi di discontinuità. Quando questo si “libera” da solo, quando può, tutto ne trae vantaggio.

Chiude il Cd una delle tracce migliori, The Nomad’s Crown. Avanza cupa e solenne, per poi dilatarsi nel canto della Kraller, le partiture appaiono più elaborate. Intrecci di chitarre e violino, stacchi improvvisi, accelerazioni. Finalmente gli Xandria danno prova anche di creare architetture più complesse, pur all’interno di una trama abituale.

A margine di quel che ho già detto posso concludere dicendo che si tratta di un album a due facce; scontata e prevedibile la prima, più varia e di sostanza la seconda. Un disco imperdibile per gli appassionati del gothic metal, comunque piacevole e da ascoltare per coloro che invece sono soliti seguire più generi.

Max

commenti
  1. fabioprog scrive:

    L’ho comprato ieri: devo dire che con Manuela Kraller mi sembra di percepire più energia. Non che Lisa Middelhauve fosse scarsa, ma alla lunga risultava un po’ stucchevole. E’ vero che il genere è infllazionato e soffre di ripetitività, ma non smette mai di affascinarmi. In ogni caso, per me, è il loro migliore lavoro.

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