Pochi sono i gruppi che fanno discutere ad ogni uscita come The Mars Volta. Da sempre osannati o criticati, difficile regimentarli all’ interno di un genere perchè combinano tra loro elementi alternative, prog, noise, in un crossover sonoro singolare e unico. Si possono accostare talvolta ai Radiohead ma rispetto alla band inglese li trovo meno claustrofobici; dichiarano la loro “americanità” con un rock alternative che però non risulta puro e duro come da canoni perchè sporcato spesso da noise convulso. Infine denotano una certa influenza prog, riscontrabile in una continua ricerca ed evoluzione del proprio suono, basato spesso su partizioni tutt’altro che immediate. Probabilmente anche l’eterogeneità dei membri del gruppo contribuisce a questo loro lato poliedrico: Texas, Messico, Portorico, New York, California. Di tutto questo e molto altro è innervato il nuovo album Noctourniquet (sesto lavoro in studio), cui al solito non fanno difetto eclettismo e sperimentazione.

Ancora una volta mi riesce quasi impossibile cercare un filo conduttore nella loro musica talmente molteplici sono le sfaccettature della quale è composta.

Immagini del tutto visionarie evocate dalle loro sonorità, talvolta al limite del cacofonico, altre volte quasi parossistiche. Ciò che non riesco a spiegarmi razionalmente è come questa sorta di zibaldone musicale alla fine riesca a reggersi in piedi, a funzionare. Eppure anche questa volta è così. Sono trascorsi tre anni da Octahedron, album che personalmente mi era molto piaciuto ma che aveva suscitato qualche perplessità tra gli appassionati. Nel frattempo la band ha sostituito il batterista David Elitch con il rientrante Deantoni Parks. Il resto della ciurma è confermatissimo: al centro della scena le due menti pensanti, Omar Rodriguez-Lopez (chitarra, cori, music-writing e produzione) e Cedric Bixler-Zavala ( voce e testi). Juan Alderete al basso, Marcel Rodriguez-Lopez (fratello) alle tastiere e Lars Stalfors (tastiere e missaggio) completano l’equipaggio. Per la prima volta non fanno parte del progetto John Frusciante e lo storico tastierista Isaiah Owens.

Tredici brani, come sempre non immediati e di facile presa, per un’ora abbondante di viaggio in territori musicali tra i più imprevedibili e sorprendenti. Nuovamente i TMV riescono a colpire nel segno a loro modo; il bersaglio non è rappresentato certo dalle charts o dall’essere in qualche maniera radio-friendly, niente di tutto questo. Il combo va dritto per la propria strada fatta di tutto e di niente, di luce e di oscurità, di ripide salite e vorticose discese. Come detto, non essendo catalogabile fa storia a sè. Dunque il raggiungimento del risultato è rappresentato solo dal fatto che la musica “arrivi” o meno all’anima di chi ascolta.

The Whip Hand e Aegis sono i primi due pezzi e devo dire che è una partenza piuttosto ostica e poco confortevole. Suoni aspri, duri, distorti, in certa misura “rumorosi” nel primo caso. Una sorta di lamento che rimanda molto ai Radiohead costituisce invece la prima parte di Aegis che in seguito si snoda in modo altalenante, sempre sul punto di esplodere grazie ad improvvise accelerazioni.

Il timbro particolare di Cedric introduce Dyslexicon che rappresenta il primo balzo prepotente spiccato dalla band nel disco. Tempi serrati, il rock si fa più duro e minaccioso; i cori di Omar Rodriguez dipingono un quadro fosco in sottofondo mentre Alderete e Parks compiono un ottimo lavoro alla ritmica. Un concentrato di stili, di influenze, di tendenze che si traduce in…The Mars Volta.

Empty Vessels Make the Loudest Sound è una splendida ballad dai lontani echi floydiani, il tipico pezzo che può forse inserire la band nell’ambito di un moderno psychedelic rock. Geniale la dicotomia che risulta tra il cantato di Zavala e la band da un lato ed i suoni completamente anarchici della chitarra di Rodriguez da un altro.

A seguire il singolo che ha preceduto il Cd,The Makin Jewel. Devo dire che ad un primo ascolto non mi aveva entusiasmato; dopo ripetuti tentativi invece si definisce con un suo preciso contorno, ha un suo perchè in questo apparentemente assurdo guazzabuglio sonoro.Una delle cose che più continuano a colpirmi è che sembra non esserci un legame tra un brano e l’altro, ognuno è un singolo capitolo che non necessariamente è legato agli altri. Su tutti comunque, come un monolito, la prova vocale di Cedric.

Lapochka è forse uno dei pezzi più corali e semplici di Noctourniquet; attenzione, ho detto semplice, non banale. Mantiene dall’inizio alla fine una sua intensità, un pathos accattivante pur in una costruzione più schematica ed intuibile. Magari l’uso di drum-machine non è proprio la ciliegina sulla torta.

In Absentia è il brano che in un primo momento avrebbe dovuto dare il titolo al disco. Passaggio tipicamente MV, convulso ed inafferrabile per la prima parte. Suoni molto lavorati e filtrati sfociano poi in un segmento conclusivo di due minuti circa nel quale il pezzo cambia i propri connotati, con un pregnante e disperato canto di Zavala.

Un delicato bozzetto, una breve ballad dai toni psichedelici rivisti a loro modo: questa è Imago, rapida serie di immagini che passano riflesse in uno specchio, conclusa da poche e nostalgiche note di una chitarra classica.

Di ben altro tiro e potenza dispone Molochwalker, traccia che fonde le atmosfere più elettriche dei Radiohead a stacchi ritmici di lontano stampo Red Hot Chili Peppers. Si tratta di semplici riferimenti esemplificativi perchè poi in realtà i Mars Volta scompongono e riassemblano queste connotazioni con il loro imprinting.

Trinkets Pale of Moon incarna forse l’essenza sognante, il lato più “oscuramente” melodico e spaziale del gruppo americano. Un arpeggio di chitarra dolente e ripetitivo accompagna la voce assorta del singer, contribuendo a comporre un’ atmosfera morbida e sospesa, in un lento crescendo per lo più acustico.

La seguente Vedamalady ne è la naturale evoluzione, spostando il tiro grazie all’ingresso della ritmica e dell’elettronica. Il lavoro delle tastiere è sostanziale ma discreto, spesso avviene in retrovia ma dona il giusto completamento alla tessitura della trama.

La title-track esprime al meglio il sound attuale della band che riesce continuamente a coniugare le due anime presenti, quella più sperimentale e quella più melodica. E’ innegabile che la scrittura della musica sia un pilastro indiscutibile nell’economia del gruppo ma la voce ed i testi di Zavala lo sono altrettanto. Riuscire a fondere i due elementi, a fare sì che si incastrino alla perfezione trovo sia la loro dote migliore.

Chiude Zed and Two Naughts, brano che mi ha convinto meno non in quanto brutto di per sè ma perchè mi pare che poco aggiunga a quanto già esposto in precedenza.

Forse mi sono dilungato un pò troppo ma trovo faticoso sintetizzare un commento sui Mars Volta. Personalmente posso dire che Noctourniquet si muove sulla via tracciata da Octahedron; sicuramente hanno sfrondato il loro sound di una parte di sperimentazione, semplificandolo. Probabilmente adesso sono meno radicali nella loro ricerca e questo magari potrà disorientare gli aficionados della prima ora, quelli di De-loused in the Comatorium o Frances The Mute per intenderci. Resta comunque a mio giudizio un album interessante, che richiede in ogni caso un approccio accurato per essere apprezzato.

Max

commenti
  1. teo scrive:

    drum machine? guarda che è parks che è completamente pazzo 😀
    il disco l’ho sinceramente trovato strepitoso, sono riusciti ad evolvere il loro suono distaccandosi decisamente dalla staticità compositiva che li stava un po’ intrappolando, nonostante octahedron fosse un disco bellissimo.
    l’uso massiccio dei synth analogici per tutto il disco è una prova di capacità di arrangiamento notevole, sono riusciti a cambiare quasi completamente faccia. grandioso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...