Marco Machera One Time,Somewhere 2012

Pubblicato: marzo 17, 2012 in Saranno famosi
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La rete è oramai una fonte inesauribile di curiosità e di novità. Da modo a noi appassionati di essere sempre aggiornati e talvolta anche di fare delle gradite scoperte. Così è stato in questo caso: spulciando il web mi sono imbattuto casualmente sul sito di Marco Machera, giovanissimo bassista di Latina in grado di disimpegnarsi in modo egregio anche alla chitarra. Un poco di documentazione sul musicista è basilare e scopro che, tra l’altro, è stato opener nei concerti di Frank Gambale, Jerry Marotta e Adrian Belew. Praticamente autodidatta, spazia tra più generi musicali come si può notare ascoltando il suo album di debutto, One Time, Somewhere. Andando subito a sbirciare tra i credits non nego che sono rimasto folgorato notando che alla batteria c’è Mr. Pat Mastelotto ; al piano Mark Kostabi, musicista e pittore di Los Angeles autore tra l’altro della copertina di Use Your Illusion dei Guns’N Roses. Rob Fetters, cantante e chitarrista dei Bears con Adrian Belew, canta in un brano mentre Francesco Zampi , polistrumentista, suona gli archi, percussioni, chitarre e cura gli arrangiamenti. Machera suona basso, chitarra e canta L’album è stato registrato tra l’Italia e gli Stati Uniti ed è stato mixato da Francesco Zampi; prodotto dallo stesso Machera e Martina Sacchetti.

Degno di nota pure l’artwork, sicuramente originale e simpatico, in chiave comics; autore ne è Marco Lafirenza. E’ uscito per la label statunitense Innsbruck Records.

Disco piuttosto breve, 33 minuti circa diviso in nove tracce; si snoda quasi per fotogrammi, per immagini. I brani paiono come una sorta di raccolta di scatti, di “istantanee” musicali dalle quali emerge un musicista a tutto tondo, dotato di gran gusto innanzitutto. La sua età (è del 1986 !!) potrà riservargli ulteriori progressi. Persino il grande Steve Hackett ha avuto parole d’incoraggiamento e di stima per questo progetto, dunque non resta che sperare che una tantum anche un giovane e valido musicista italiano riesca ad affermarsi grazie al proprio talento.

I gusti del bassista, le prestigiose collaborazioni delle quali si è circondato, influenzano le sonorità verso un progressive importante, come quello dei King Crimson o di Steve Hackett. Non mancano però elaborazioni ed attualizzazioni che lo rendono vivo ed interessante.

Il brano introduttivo, Hello, è in assoluto uno di quelli che più mi è piaciuto, anzi, che mi ha emozionato. La voce di Machera, calda e sognante, si racconta in uno dei momenti più prog del disco, mentre si accompagna ad arpeggi liquidi di chitarra. Mastelotto dietro alle pelli produce un drumming molto funzionale e calibrato. Notevole il completamento sonoro reso da Francesco Zampi.

In Storie Left Untold Marco imbraccia finalmente anche il basso, oltre a voce e chitarra. Mastelotto è ancor più presente alla batteria ed il brano prende con decisione una netta direttrice “cremisi”. Il risultato è piacevolissimo e direi sorprendente; tempi dispari, spezzati, sui quali fa da contraltare un cantato trasognato a “breakare” una voce narrante.

Tocca invece a Rob Fetters cantare e con profitto sulla seguente Days of Summertime, brano che nuovamente risente di un’ispirazione crimsoniana pur con un andamento più leggero. Va sottolineato l’ottimo arrangiamento degli archi di Zampi, perfetto coronamento, mai invadente. Machera duetta nuovamente con Mastelotto, oltrechè fungere da seconda voce.

Breve episodio, forse un divertissment, Bright Lights Big City, è interamente suonato dal protagonista e Francesco Zampi. Brano forse rimasto allo stato embrionale.

Un curioso andamento western annuncia El Muerto che vede tra l’altro suonare al piano Mark Kostabi. Pezzo abbastanza diverso dal contesto, ha comunque un suo perchè anche se a mio modo di vedere viene penalizzato da un’eccessiva durata.

Al contario Down Below è davvero troppo breve ed è un peccato; bozzetto romantico ed appassionato che rimanda immediatamente alle atmosfere acustiche di Anthony Phillips o dello stesso Hackett, nel quale una trama di archi supporta con dolcezza la voce e la chitarra di Marco.

Tre tracce strumentali chiudono il Cd. La prima è Gotzendammerung, ispirata credo al Crepuscolo degli Idoli di F. Nietzsche. Ambiente decisamente Kraut- rock rivisitato al nostro tempo, con suoni ipnotici e metallici.

Hire Her vede impegnati ancora Machera e Zampi e rimane in ambito sperimentale-tedesco come sound ma naviga nelle acque più care ai Tangerine Dream. Un paesaggio lunare e solitario, fotografato da una navicella in volo nello spazio tra il silenzio dell’immensità.

Troubled Childhood completa il percorso e vede in azione pure Mastelotto e Kostabi, in un’ ambientazione abbastanza psichedelica e melliflua, dal sentore che definirei “malsano”.

Ci sono sicuramente delle parti da limare, delle posizioni da collocare meglio; in qualche modo forse gioverà cercare anche una maggiore continuità, dei links più stretti tra le varie tracce, privilegiando una traiettoria su altre….ma certamente è un album interessante e che incuriosisce. La presenza di Mastelotto avvalora il fatto che questo giovane musicista abbia del talento dalla sua; ora si tratta di maturare musicalmente e augurarsi di riuscire finalmente a farsi conoscere. Le basi ci sono tutte.

Max

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