Arrivare all’apice comporta spesso il rischio di non riuscire a restarvici. Se è dura giungere in cima, rimanere a quel livello è di solito operazione molto complicata. Dunque, se due anni fa gli Anathema con We’re Here Because We’re Here hanno toccato a mio avviso il vertice della loro discografia con Weather Systems oggi hanno l’ambizione di trovare la conferma; il bersaglio viene sfiorato, colpito di striscio e non centrato perfettamente ma ci vanno molto vicini. Ma andiamo con ordine…

Terminata la proficua esperienza sotto l’ala di Steven Wilson la band di Liverpool torna con un album compatto, prodotto dal norvegese Christer-Andrè Cederberg, sempre per la Kscope. Registrato tra Liverpool, il Galles ed Oslo si compone di nove tracce per poco meno di un’ora di new prog intenso e a tratti emozionante, specchio di un sound divenuto ormai collaudato ed inconfondibile. Il gruppo ha subito la defezione del tastierista Les Smith, avvenuta per le usuali divergenze musicali; tutto il resto è rimasto immutato, una band a carattere “familiare” formata dai tre fratelli Cavanagh (Vincent- chitarra ritmica e voce solista Daniel- chitarra solista, tastiere e voce Jamie- basso), John Douglas alla batteria e la bionda sorella Lee come voce femminile e corista. Nel prossimo tour alle tastiere dovrebbe trovare posto Daniel Cardoso che ha prodotto di recente l’ultimo Cd di Anneke Van Giersbergen.

Paragonati ai primi due album gli Anathema oggi sembrano a tutti gli effetti un altro gruppo; cominciarono la loro traiettoria musicale in ambito doom metal, passarono poi una fase sospesa tra il gothic e l’alternative per approdare poi, credo definitivamente, in territorio progressive. Il lavoro di supervisione svolto da S. Wilson in We’re Here e un tour di spalla ai Porcupine Tree hanno segnato una svolta, indirizzando maggiormente le sonorità, con ottimi risultati.

Un veloce arpeggio di chitarra acustica  e la voce di Vincent Cavanagh introducono Untouchable Part 1 e le emozioni, perchè di questo finalmente si parla, fioccano. Partenza soft ma in “progressivo” crescendo ritmico sino all’arrivo del primo coro di Lee Douglas, cui dico subito è stato ritagliato un ruolo maggiore in questo disco. Bella melodia sostenuta però da una ritmica robusta e presente, brano corale e sognante davvero da Anathema con la voce di Vincent C. in evidenza ed un bel riff finale di chitarra.

Sfumata dolcemente la prima parte, è il piano questa volta ad annunciare Untouchable Part 2, il pezzo che più mi ha emozionato (la ripetizione è voluta) di tutto l’album. Cantato in un primo momento solo dal frontman, a lui si alterna la voce bellissima di Lee Douglas per una sua parte solista che evolve successivamente in un duetto da brividi. Un tappeto sonoro da pelle d’oca, una melodia nostalgica e lieve, che avvolge e travolge, con un arrangiamento splendido. Ancora la chitarra solista di Daniel C. ha l’onore di cesellare un solo finale che definirei sontuoso, non tanto per la difficoltà quanto per l’efficacia.

The Gathering of the Clouds vede sempre in primo piano il cantato del singer, alternato a quello di Lee. Le voci si susseguono, si scambiano, si sovrappongono, in un gioco di specchi infinito mentre il feeling musicale resta drammatico, enfatizzato dalla presenza di archi.

Lightning Song si apre con un dialogo tra l’acustica di Daniel C. e dei violini; a sorpresa questa volta è la cantante a prendere le redini del brano che si dipana in modo quasi pastorale per più di metà del tempo. Una sferzata di chitarra ne muta l’andamento, segnando a tutti gli effetti l’ingresso di tutta la band, con un grande lavoro di basso e batteria. Chiusura sfumata, delicata.

Introdurre i pezzi con arpeggi sta diventando una costante, non fa eccezione la successiva Sunlight. Vincent si riappropria della leadership vocale, supportato questa volta dai cori della bella singer e del fratello Daniel. La traccia si avvita un pò su sè stessa, sino ad esplodere finalmente (pur se in ritardo), grazie a martellanti riff di chitarra e al consueto e un pò abusato lavoro della ritmica.

Oltre nove minuti di durata per The Storm Before the Calm. Il brano più lungo è anche quello meno immediato, più articolato. Passaggi di vario tipo lo animano, sin dalla partenza piuttosto dura e tagliente. Suoni distorti, quasi noise annunciano l’arrivo della tempesta; il timbro disperato, quasi accorato di Vincent Cavanagh è qui quanto mai coinvolgente. Un epilogo a mio parere un pò frettoloso e di poco peso melodico completa il pezzo, chiudendolo.

Un giro di piano, presto doppiato da basso e batteria, introduce The Beginning and the End nella quale è sempre presente quella sensazione di attesa per qualcosa che debba accadere, tipica del sound degli Anathema nei momenti più elettrici. Così è anche questa volta, con i suoni della chitarra e della band che irrompono sul cantato lacerante. Bello il solo di Daniel Cavanagh, ripreso poi da un arpeggio finale del piano.

The Lost Child comincia così, triste e profonda, quasi inquietante nel suo pathos. Ad aggiungere drammaticità contribuiscono i cori, via via che la musica acquista velocità sulla stessa base. Nuovamente non passa inosservato l’apporto vocale di Lee Douglas, puntuale e precisa. Un grande rimescolamento di sensazioni.

Internal Landscapes termina il lavoro, annunciata da una voce narrante fuori campo. Come una sorta di commiato, di saluto che riesce a riassumere quanto detto in precedenza, condensa tutti i tratti distintivi odierni della band. Ancora una volta il duo di vocalist compie un lavoro egregio, con un Cavanagh in grande evidenza; ma è l’atmosfera sprigionata dal brano che arriva, diretta.

Un disco molto bello quindi, che mi ha convinto e coinvolto; sono state apportate delle modifiche, è un album molto cantato e segnato, come ho evidenziato, da un apporto vocale di Lee Douglas molto più corposo e attivo. Di contro forse mi sarebbe piaciuta una maggiore varietà dal lavoro della batteria e del basso. Credo comunque ci siano tutte le premesse per assistere anche a uno show all’ altezza, come fu per la presentazione di We’re Here; perchè a mio parere gli Anathema sul palco danno veramente tanto, forse il meglio di sè.

Max

commenti
  1. Luigi Trovato scrive:

    Devo essere probabilmente l’unica persona in giro ad essere profondamente delusa dagli ultimi due album degli Anathema.

    Li ho scoperti relativamente tardi, durante i loro anni di mancata produzione, tra il 2008 e il 2009, e mi sono innamorato di Alternative 4, Judgement, A Natural Disaster..tutti album a mio avviso nettamente superiori a questi ultimi.

    Le atmosfere riflessive, malinconiche, a tratti disperate, che erano una splendida caratteristica degli Anathema, invece in questi album del “nuovo corso” lasciano il posto a un’allegria e un’ottimismo che non mi si confanno e che soprattutto si possono tranquillamente trovare in centinaia di altri gruppi “mainstream”, e che non sono mai state un elemento particolarmente esaltato nemmeno dai Pink Floyd, a cui gli Anathema si rifanno apertamente da anni.

    Trovo addirittura odioso e irritante l’aperto autorinnegamento di A Simple Mistake che dice “we are not just a moment in time”, quando è stato addirittura fatto un tour e un live dvd sull’idea di “we are just a moment in time” di Shroud of false. bah.

    Anche la voce di Lee Douglas e i vari brani cantati in forma di coro, io li trovo fastidiosi, rispetto alla splendida voce solitaria e malinconica di Vincent Cavanagh, che la faceva da padrone in precedenza.

    Insomma boh, sarà come dicono quasi tutti, ma per me sono veramente peggiorati.

  2. Max scrive:

    Ciao Luigi,
    se ti può consolare non sei l’unico deluso dagli ultimi due album degli Anathema, ne conosco alcuni anche io.Il tuo punto di vista è diverso dal mio ma altrettanto rispettabile e d’altronde parliamo di un gruppo che nella sua storia ha compiuto più di una metamorfosi. Tu citi ad esempio A Natural Disaster (ottimo) ma pensa a quanto erano ancora differenti in Serenades oppure The Silent Enigma. Hanno attraversato varie fasi e molto lontane (musicalmente) tra loro; credo che se proponi l’ascolto dei primi due album e poi degli ultimi due a chi non li conosce…questi stenterà a credere che sia la stessa band. Con ogni probabilità tu preferisci un tipo di sound piuttosto che un altro e lo hai spiegato perfettamente con il tuo intervento; nel caso degli Anathema credo però sia difficile riuscire ad apprezzarne l’intera discografia allo stesso livello perché troppo variegata.

    • Luigi Trovato scrive:

      Ciao Max, grazie della comprensione 🙂
      Sai, non è tanto il cambiamento di stile musicale che mi delude, ma il cambiamento dei contenuti.
      Conosco il cambiamento subito negli anni da band come Paradise Lost e Katatonia, ritenute da molti allo stesso livello e della stessa rilevanza degli Anathema, e riesco ad apprezzare con uguale intensità i vecchi album pieni di growling e quelli synth-pop che all’epoca fecero inorridire quasi tutti.
      Ma in quei casi pur essendo cambiato lo stile musicale, non sono mai cambiati i contenuti. I testi dei Paradise Lost di “One Second”, “Host” o “Believe in nothing” sono simili a quelli degli altri album, cambia solo la base musicale.
      Invece gli Anathema hanno fatto una operazione di cambiamento di “umore” generale della band, passando da malinconica a gioiosa, addirittura esplicitamente rinnegando i propri stessi testi dichiarando che “we are NOT just a moment in time”…
      Non riesco a farmeli piacere neanche un po’ questi nuovi dischi, e non è che non volessi provarci.

      • Max scrive:

        Sotto questo aspetto non saprei cosa argomentare perche’ non mi e’dato saperne o conoscerne i motivi. Cosa puo’ essere cambiato nell’anima di Cavanagh e soci ? Forse stati d’animo diversi, la vita porta spesso cambiamenti,di ogni tipo e i musicisti non ne sono esenti….

  3. Lux scrive:

    Ciao,
    inizio col complimentarmi con te x l’ottima recensione del nuovo lavoro di una delle migliori band in circolazione.
    Seguo gli Anathema dal’uscita di Pentecost III nel lontano 1995 e da allora amo profondamente questa band. Avrò visto una decina di volte questi ragazzi live….dagli esordi ad oggi praticamente. Oggi ai loro concerti c’è gente comune…e i “metallari di un tempo” non ci sono più!! Segno dei tempi che cambiano…e specchio anche della loro musica che è inevitabilmente mutata.
    Quando My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema invasero il panorama metal con le loro sonorità plumbee e tristi..fu uno scossone dell’ambiente te lo garantisco. Inventarono praticamente uno stile che non c’era in quei termini se non per band che però suonavano un po meno “moderne”.
    Secondo me il mondo Anathema è complesso sia musicalmente sia per ciò che riguarda il contenuto dei testi!!
    Luigi dice che oggi sono “allegri”..ma ricordo che loro stessi molto tempo fa dissero che erano stufi di suonare cose come “A dying wish”…per esempio!!! Anche live ti garantisco che è cabiato il “mood”.
    Eseguono pezzi recenti senza quasi mai tornare su cose dei primi album…se non solo per stravolgerle…rendendole acustiche o altro!!
    Oggi album come Serenades, Silent Enigma ed Eternity per esempio…stonano col panorama musicale odierno rendendo il significato di quei lavori…lontano d incomprensibile per chi li conosce da poco!!
    Gli utimi due incriminati lavori non sono altro che un modo, diverso, o forse solo più sperimentale di continuare ad esprimere le emozioni che da sempre contraddistinguono questa band sin dagli inizi.
    L’unica cosa che mi sento di dire con certezza sugli Anathema è che qualunque siano i testi e le sonorità scelte ad oggi, eleganza, malinconia e intimismo sono il filo conduttore che accomuna tutti i loro lavori rendendoli, a mio parere, unici!!

  4. igor scrive:

    ciao ragazzi anche io sono rimasto un po deluso da questo ultimo lavoro,se vi va venite a discuterne anche su facebook”fans italiani degli anathema”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...