Banco & Le Orme Viper Club Firenze 14 Aprile 2012

Pubblicato: aprile 15, 2012 in Recensione Live Shows
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Ho assistito a tanti concerti in vita mia; belli, meno riusciti, adrenalinici, coinvolgenti, deludenti. Quello tenuto ieri sera al Viper Club di Firenze dal Banco Le Orme posso catalogarlo con certezza tra quelli emozionanti. L’occasione è ghiotta: per festeggiare il quarantennale della carriera la storica band romana compie un tour in compagnia de Le Orme, altro gruppo storico del progressive italiano. Se da una parte con la band veneziana, anche grazie a La Via della Seta, avevo in qualche modo mantenuto un filo di contatto, dell Banco francamente avevo smarrito le “tracce” da diverso tempo; dunque si presentava un’opportunità da non perdere.

In un Viper gremito all’inverosimile, popolato da tanti appassionati ormai d’epoca come me ma anche da molti giovani, è toccato a Michi Dei Rossi e soci l’onore di aprire le danze. A fianco del batterista, leader del gruppo, l’attuale formazione composta   da Michele Bon alle tastiere, Fabio Trentini al basso e chitarra acustica, William Dotto alla chitarra e, buon ultimo, Jimmy Spitaleri dietro al microfono. Il Romanzo di Alessandro, estrapolato dall’ultimo disco, nel quale si è messo in luce William Dotto,  ha poi portato la band a ripercorrere grandi pezzi del passato; Vedi Amsterdam, un’ esecuzione da brividi di La Porta Chiusa, Cemento Armato in una versione fusion molto tirata, Sospesi nell’ Incredibile (magnifica). Grandi e coinvolgenti interpretazioni dell’ormai mitico Jimmy, con la sua voce epica e calda allo stesso tempo, con una gestualità da consumato front-man. Un ottimo ensemble, molto vivace, nel quale si è distinto Michele Bon alle tastiere per la sua tecnica e la capacità di scegliere e creare i suoni giusti.

Terminato il mini-set, è giunto immediatamente il turno del Banco; fin dall’inizio sono stato pervaso da tanta emozione nel rivedere, dopo molto tempo, Vittorio Nocenzi Francesco Di Giacomo, attuali superstiti della formazione originale ( in attesa del recupero di Rodolfo Maltese). La grinta, la voglia di esserci, la passione per la musica sono rimaste totalmente inalterate a dispetto degli anni trascorsi. Di questo se ne giova anche il resto del gruppo composto da Tiziano Ricci al basso (una vera presenza), Maurizio Masi alla batteria, Alessandro Papotto ai fiati e cori, Filippo Marcheggiani alla chitarra. Tutti strumentisti che ormai da quindici anni e più sono in pianta stabile nella band ma tuttora paiono arricchirsi sul palco dell’infinita esperienza del duo storico.

Per Di Giacomo e Nocenzi il tempo pare essersi fermato; ciò che trasmettono suonando è rimasto intatto, come negli anni ’70. La passione per il proprio lavoro, il trasporto, la partecipazione sono ancora lì, intonse. Ho visto Vittorio Nocenzi muoversi dietro le tastiere come quando aveva venticinque anni; le sue mani (la sinistra è pazzesca) corrono veloci, delicate, brutali sui tasti enfatizzando   la musica. Quelle stesse mani con le quali da il tempo, conta i giri, indica le entrate o gli stop; un “ragazzino” di 61 anni che non ha mai smarrito la voglia di scrivere, di suonare, dando tutto sè stesso su un palco fino a non averne più.

Francesco Di Giacomo è…Francesco Di Giacomo. Sottile, ironico, dotato di grandissima esperienza, ha mantenuto il suo timbro ancora molto vicino a quello della gioventù. Riesce a scaldare il cuore con le sue parole e le tonalità, ora lievi e suadenti, ora aspre e sprezzanti. Una presenza scenica davvero rilevante, un modello cui magari gruppi prog emergenti dovrebbero guardare.

Moltissimi sono stati i pezzi storici eseguiti, la gran parte dei quali in modo impeccabile. In ordine sparso voglio citare tra gli altri Canto Nomade di un Prigioniero Politico, Lontano Da, La Conquista della Posizione Eretta, R.I.P., 750.000 Anni Fa… l’Amore (rischiata lacrimuccia). Da questi e altri sono sgorgate emozioni a getto continuo, legate non solo ai ricordi ma alla bellezza e all’attualità della musica.

Il gran finale è stato rappresentato dalla presenza contemporanea dei due gruppi sul palco, peraltro un pò ridotto. Tra gioia, ilarità e forse un pizzico di autocelebrazione, i due gruppi hanno suonato Gioco di Bimba e Sguardo Verso il Cielo de Le Orme e, per quanto riguarda il Banco, una versione ritmatissima de Il Ragno e una torrenziale Il Giardino del Mago. Da un punto di vista dell’acustica dell’impianto forse questa è stata la parte meno felice.

Bello e toccante comunque vedere alla fine tutti i musicisti ricevere insieme, uniti, l’ovazione del Viper dopo tre ore e mezza di esibizione !

Probabilmente mi capiterà di vedere altri concerti nei quali magari ci saranno prestazioni superiori, rocambolesche; un diluvio di sensazioni e di immagini, una scossa tellurica ai sentimenti come ho provato ieri credo sarà più difficile da rivivere, non impossibile ma di sicuro più difficile.

Max

P.S. Chiedo preventivamente scusa se non ho citato tutti i brani eseguiti o ne ho sbagliato l’ordine ma è stato uno show per me molto sentito.

commenti
  1. Des scrive:

    Hanno suonato il giardino del mago!?! nooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!😦 a Pordenone non l’hanno fatta, porcaccia miseria!

  2. non ero presente perchè … mille euro a chi indovina

  3. massimo palazzi scrive:

    Ero anch’io al Viper Club in prima fila, sulle transenne, veramente straordinario, la jam è stata entusiasmante

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