Steve Hackett Viper Club Firenze 18 Aprile 2012

Pubblicato: aprile 19, 2012 in Recensione Live Shows
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Una leggenda del progressive, un chitarrista fondamentale; un disco (molto bello) uscito nell’ultima parte del 2011, l’ occasione per celebrare i 40 anni trascorsi dalla sua prima apparizione in Italia (era Genesis). Il concerto di  Steve Hackett al Viper Club di Firenze si presentava carico di elementi di interesse e di buoni presagi, in una location che solo qualche sera prima aveva registrato sold-out per la performance del Banco e de Le Orme. A ben vedere proprio così purtroppo non è stato, la serata dopo una trepidante attesa si è rivelata fatta di luci e ombre, un gioco di chiaro-scuri dovuto in massima parte ad un paio di fattori concomitanti dei quali cercherò di delineare meglio i contorni, premettendo comunque che di serate simili vorrei viverne ancora a bizzeffe.

Sulle note della bellissima Loch Lomond, tratta dalla recente release, la band è salita sul palco: Hackett presentava al suo fianco la compagna Amanda Lehmann (chitarra ritmica e voce), Roger King (tastiere), Gary O’Toole (batteria e voce), Lee Pomeroy (basso), Rob Townsend (sax e flauto). Band oramai rodata da anni di spettacoli, padrona della situazione come vedremo sopratutto nel proprio repertorio o, genericamente, in quello dell’ Hackett solista.

Una scaletta gustosa ed interessante, nella quale Steve ha presentato diversi brani da Beyond The Shrouded Horizon ma anche, andando a ripescare molto indietro nel tempo, veri e propri gioielli presi da Spectral Mornings e Voyage of the Acholyte. Inframezzati a questi ha eseguito alcune vere e proprie perle dei Genesis e qui, ahimè, sono venuti fuori i problemi.

Chitarrista dotato di una tecnica immensa, di tanto gusto e fantasia, nel suo essere schivo e sornione ha deliziato la platea di un Viper non al completo (!!), ripercorrendo tracce significative della propria carriera. Accanto a lui Amanda Lehmann, brava e misurata nel suo doppio ruolo di supporto vocale e seconda chitarra, si è disimpegnata egregiamente in un ruolo non propriamente facile, sopratutto quando si è trattato di suonare alcuni  dei “classici” .

Ottima la prova al basso di Pomeroy, che alternando Fender e Rickenbacker, ha offerto propulsione e colore con le sue linee, ora tonde, ora più secche e profonde; di livello la prova ai fiati di Rob Townsend che si è concesso pure un entusiasmante solo di sax.

All’altezza della situazione pure il lavoro di King alle tastiere, discreto nelle retrovie ma presente con parti piuttosto articolate; discorso a parte per il drummer, chiamato spesso a svolgere il doppio compito di batterista e cantante. Nel primo caso tutto bene, a parte una tendenza a rimanere sin troppo tra le righe  penalizzando quel pizzico di fantasia che live non guasta. Nella veste di cantante, in particolare sui brani dei Genesis….la stroncatura è d’obbligo.

Mantenendo come punto indiscutibile il sessantaduenne chitarrista, la band ha mostrato due volti e, di conseguenza, lo spettacolo.

Quando hanno suonato pezzi del repertorio solista di Hackett le cose hanno funzionato a meraviglia: Prairie Angel, A Place Called Freedom, Fire on the Moon, Serpentine Song, Til These Eyes (cantata in un dolce duetto da Hackett e la Lehmann) sono tutti brani nei quali le cose hanno funzionato benissimo. Bisogna però considerare, a margine di questo, che Hackett non è un cantante e pertanto le sue prove vocali, accettabili, vanno prese per ciò che sono…. Il lavoro sulla sua Fernandes invece regala sempre meraviglie ed emozioni; la sua tecnica, l’utilizzo del sustain e della pedaliera concedono ad ogni nota, ad ogni accordo, veri e propri sussulti emotivi.

Se possibile questo tourbillon di sensazioni è aumentato ancora quando ha presentato le splendide Everyday e poi Shadow of the Hierophant, vere e proprie pietre miliari appartenenti agli anni ’70.

Per contro, le ombre sono scese proprio con gli attesi brani dei Genesis in programma, come ho detto disseminati qua e la in scaletta.

Il primo di essi è stato Carpet Crawler, vero tuffo al cuore. A ruota è seguita Firth of Fifth con il batterista Gary O’ Toole al canto e sono cominciati inevitabilmente i problemi; perchè se musicalmente IL BRANO è stato suonato in modo abbastanza fedele, la parte vocale ha fatto acqua da tutte le parti. So di essere un purista, forse troppo pignolo, ma non capisco come si possa affidare questo e altri pezzi ad una voce il cui timbro dista anni luce da quello di Gabriel. Non è certo un’operazione semplice ma qualcosa di meglio Hackett avrebbe potuto decidere, a mio avviso. La parte Genesis ha offerto ancora Blood on the Rooftops (nella quale SH era all’acustica), Fly On a Windshield e una Los Endos, introdotta a 300 all’ora, che ha chiuso il set.

Due pezzi di storia come encore ; Watcher of the Skies e Spectral Mornings. Nel primo caso, dopo la fragorosa accoglienza, il live set ha toccato il punto più basso; disastroso alla voce O’ Toole (in falsetto no !!!), attardato e spesso fuori tempo King alle tastiere, l’innocente Amanda che annaspava un pò, con i soli Hackett e Pomeroy a reggere la baracca.

Molto meglio le cose sono andate con la magnifica Spectral Mornings che ha chiuso, definitivamente, lo show.

Un concerto a due facce dunque, dal quale rimane comunque impressa la bellezza immortale delle sonorità di Steve Hackett; negli occhi la sua espressione pacata e sognante mentre mi firma un autografo.

Max

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commenti
  1. Gianluca ha detto:

    Stavo giusto aspettando di leggere quando avresti scritto che Gabriel è il non plus ultra ed è un delitto far cantare le canzoni dei Genesis all’infuori di lui. Ho visto Hackett con Gary O’ Tool alla voce già quattro volte, e pur non potendo dire che le sue interpretazioni vocali mi facciano impazzire, ammetto che se la cavi con onesta dignità. Probabilmente se uno la smettesse di pensare a Peter Gabriel non ci sarebbe nulla di stridente, ma è chiaro che se nella testa ci si forza ad aspettarsi una cosa e poi se ne trova un’altra si rimane delusi, finendo col diventare eccessivamente ed ingiustamente critici. Non essere Peter Gabriel non è un difetto!
    PS.: ieri sera a Genova Watcher of the Skyes è stata magistrale.

    • Max ha detto:

      Spesso scrivendo si corre il rischio opposto e cioè quello di essere troppo tifosi…Ho avuto il piacere di assistere “qualche volta” ai concerti di Steve Hackett e sono sempre rimasto soddisfatto della parte musicale, meno di quella vocale. Che Hackett non sia un vocalist è cosa nota non da oggi, pertanto giusto affidare il canto ad un altro membro della band. Nei momenti salienti però, in questo caso la carrellata di pezzi Genesis, ha delegato la parte a un Gary O’Toole che niente, e sottolineo niente, ha in comune con Gabriel.
      Considerando che i testi non erano proprio marginali ed il timbro del batterista è agli antipodi, ho criticato la scelta di Steve perchè la resa, purtroppo, è stata molto al di sotto del previsto. Probabilmente non sarebbe stato sbagliato ripensare la scelta dei pezzi oppure, (perchè no?), eseguire un medley strumentale.
      I brani scelti erano ardui da suonare e altrettanto da interpretare, non a caso Phil Collins nell’era post PG, spesso non eseguiva ambo le parti in contemporanea nei live-set.
      Nessuno pensa più a Gabriel con i Genesis, ormai se è per quello nessuno pensa più ai Genesis ma nel momento in cui si sentono cantare alcuni brani in falsetto…il minimo è rimanere delusi.
      Non essere Peter Gabriel non è un difetto ma cantando Firth of Fifth può diventare di sicuro un limite !
      Sono lieto che l’esecuzione di Watcher of the Skies a Genova sia stata magistrale perchè a Firenze è stato l’episodio davvero meno riuscito (purtroppo).

      • Gianluca ha detto:

        Quella sull’essere “tifosi” non l’ho molto capita e mi sembra poco pertinente. Avrebbe senso se stessi difendendo un presunto beniamino, ma verso Gary O’ Toole non ho e non posso avere (non essendo parte della storia dei Genesis) nessun interesse particolare, né esserne “tifoso”. Ho anche scritto che non mi fa impazzire, ma da qui ad accusarlo di lesa maestà secondo me ce ne passa. E sono convinto che se fossero state canzoni di Hackett non ci sarebbe stata ragione di storcere il naso, è l’inevitabile confronto con il passato ad amplificare la percezione delle carenze.

        Mi spiace tu abbia avuto sfortuna con Watcher of the skyes. Talvolta i pezzi vengono male, ma è l’alchimia del momento: ad Asti tre anni fa ho sentito un’imbarazzante Firth of Fifth, con Roger King che si era perso sull’assolo e non riusciva più a rientrare, parendo quasi uno scolaretto al primo saggio dinanzi a una platea. Nelle successive esibizioni cui ho assistito, invece, è sempre stata ottima. E persino Steve Hackett, in un concerto acustico vicino a Como nel ’94, steccò clamorosamente Horizons, che pure avrà eseguito alla perfezione un milione di volte. Spero ti vada meglio la prossima volta.

      • Max ha detto:

        “Essere tifosi” è riferito a chi scrive e dunque a me; essendo molto appassionato dei Genesis e dei cinque membri singolarmente spesso può venire facile farne una glorificazione a prescindere. Trovo invece che se ci sono dei difetti, pure se a malincuore, vadano segnalati.
        Per il resto…la risposta è nelle tue stesse parole e nella mia recensione. Niente da dire infatti sul repertorio solista di Hackett, sul resto ho già detto. Un Fish dei vecchi tempi, non certo quello attuale, avrebbe dato sicuramente “qualcosa” di meglio.

      • Gianluca ha detto:

        Sono d’accordo sull’importanza di non fare glorificazioni a prescindere, tuttavia non mi sembra questo il caso dato non stai criticando tanto Hackett (se non in maniera indiretta), quanto il session-man che suona con lui; perciò, diciamo, è più campo neutro. Che tu non l’abbia apprezzato ci sta tutto, eppure la distanza fra ciò che dici tu (descrivendolo press’a poco come vocalmente incapace) e ciò che ho sentito io è tanta. Non è certamente un gran cantante (in fondo è prevalentemente un batterista), ma trovo che non offenda nessuno se prende il microfono e osa cimentarsi in qualcosa che è passato fra le pur straordinarie corde di Peter Gabriel.

        Non so a che serva chiamare in causa Fish. Era forse disponibile (il vecchio Fish, peraltro) ed Hackett ha detto di no? Non mi pare. Di soluzioni migliori ce ne sono sempre. Ce ne sarebbero state pur con Gabriel in persona (per quanto bravo, uno ancora più bravo in circolazione ci sarà). Fare i brani solo strumentali come hai detto tu non avrebbe funzionato: a Leinì, mi pare fosse il 2004, fece proprio così: il batterista era un altro, Hackett non era in grado di cantarli, perciò alcuni classici genesisiani vennero proposti in forma solo strumentale. La gente ovviamente storse il naso lo stesso, perché anche lì c’è uno scarto fra il ricordo che è sedimentato in anni di ascolti e ciò che si vive sul momento. Ed ho sentito gente dire che poteva esserci una forma migliore per proporli, facendoli magari cantare a qualcun altro.

        Alla fine quando tocchi qualcosa di storico, i fan sono sempre scontenti. Se non lo suoni è perché non l’hai suonato, se togli la voce è perché non c’è il cantato, se lo fai cantare da qualcuno che non canta come Peter Gabriel è perché è inadeguato ad un confronto così impegnativo. Beh, credo che alla fine si debbano raggiungere dei compromessi: non è che Steve Hackett abbia rinunciato a possibilità migliori che pure aveva, semplicemente ha scelto la migliore fra quelle che effettivamente erano a sua disposizione.

      • Max ha detto:

        …appunto, la ciambella, a Firenze almeno, è venuta bene a metà.Tutto qui.

  2. Clara ha detto:

    Io credo, se mi permettete di intromettermi, che il problema a Firenze non sia stato tanto il confronto con Peter Gabriel nell’esecuzione delle parti cantate dei brani dei Genesis, quanto un certo sconcerto nel constatare che sono state oggettivamente cantate male, anche senza fare alcun paragone.
    A mio parere la questione si incentra su un punto: nei primi Genesis la voce e la presenza di Gabriel era determinante e i pezzi sono stati composti anche sul suo timbro vocale, perciò, senza pretendere che si presentasse sul palco un improbabile clone di Peter, si rilevava che per quei pezzi la voce di O’Toole non era affatto adatta.
    Un conto è suonare una cover, riadattando quindi l’intera esecuzione alla diverse caratteristiche degli esecutori, un altro è fare una ri-esecuzione piuttosto fedele musicalmente, con un elemento che non si armonizza con l’insieme.
    Nel concerto di Firenze questo elemento è risultato davvero stridente, per di più su brani assai difficili, nei quali si richiedono capacità vocali e interpretative non alla portata del seppur bravo O’Toole.
    Watcher of The Skies, per esempio, l’ho sentita dal vivo eseguita dai Musical Box, cover band dei Genesis davvero interessante: non era l’originale, ovvio, ma è stata bella, emozionante, molto ben suonata e cantata.
    Esistono in circolazione quindi tanti non Peter Gabriel in grado di fare miglior figura di quella fatta dal batterista a Firenze, e come Max mi sarei augurata di poterne ascoltare uno al fianco di Steve Hackett, piuttosto che sentire un bravo musicista affrontare in quel modo dei brani assolutamente non nelle sue corde.
    Sfortuna ha voluto, tra l’altro, che su Watcher of The Skies anche le tastiere fossero in netto ritardo. Quindi la delusione è stata non solo giustificata, ma inevitabile.

    • Gianluca ha detto:

      Io a Firenze non c’ero e magari in quella serata ha cantato da cani. Ma negli ultimi tre anni ho seguito la band ad Asti, a Savona, a Mantova e domenica a Genova. In quattro serate ho sentito il batterista cantare in maniera sicuramente decorosa, per quanto non trascendentale. A Savona cantò anche particolarmente bene, tanto che alcuni miei amici ne rimasero favorevolmente impressionati. Io non credo che quelle canzoni non siano nelle sue corde, credo che non ci sia alcuna pretesa di ricalcare i solchi originali (cosa che hanno invece i The Musical Box, e ci mancherebbe che la resa non raggiungesse un certo livello) e che astraendosi dal ricordo delle tracce storiche non ci sarebbe ragione di lamentarsi. Poi può pure essere che a Firenze sia andato tutto storto per altre ragioni (scarsa forma, cattivi ritorni di volume, calo di voce, giornata no) e che il risultato sia stato pessimo. Con le tastiere fuori tempo non è solo più deludente il risultato per chi ascolta, è anche più difficile stare nel pezzo per chi fa musica d’assieme in quel momento. Tuttavia nelle quattro esibizioni cui ho assistito io, questa inettitudine proprio non l’ho vista, perciò l’assolutismo di certi giudizi mi è sembrato esagerato.

  3. Andy72 ha detto:

    Mah!!! Il problema è proprio questo. OK, I gusti sono gusti, ma la cosa più penosa che mi capita di leggere in questo articolo è che c’è gente che va ai concerti per vedere se il cantante canta come Gabriel (sic!!!), se il bassista suona come Rutherford, se il tastierista suona come Tony Banks…E BASTA!!! Non se ne può più!!
    Non so se ve ne rendete conto, ma avete ucciso un genere musicale con questo atteggiamento. Con voi il “progressive” da musica di ricerca, esplorazione e sperimentazione è diventato “regressive”, ovvero riproposizione stantia di modelli e stilemi musicali vecchi di decenni che – detto tra noi – se non sono riusciti a passare tutti indenni il test della Storia, un motivo ci sarà!
    I Genesis suonavano per essere i Genesis, non per imitare i Beatles o i Bee Gees (a parte il loro controverso album d’esordio) o Bach o che so io! La Musica, specialmente il progressive in quanto tale, è apertura mentale, ma non può esserci apertura mentale laddove si ragiona a compartimenti stagni e s’aspetta che un gruppo suoni o canti come Tizio o Caio.
    Fortuna che c’era Steve Hackett, ma tra le righe si legge come stessi valutando anche se quel chitarrista stesse suonando come Hackett dei Genesis…è assurdo!
    Tra l’altro – e lo dico da cantante – Gabriel quando era nei Genesis cantava in maniera pessima. Ascoltando attentamente i vari bootleg si scopre che prendeva almeno una decina di stecche a concerto, e a tratti aveva una voce sgraziata perché si affannava dietro espedienti scenici e non riusciva a respirare correttamente. Però gettava molto fumo negli occhi attraverso i travestimenti e la gestualità, che ne faceva un istrione e un frontman di prima grandezza. E probabilmente questo fu uno, tra i tanti motivi, di frizioni col resto della band che poi l’ha convinto ad andarsene.
    Se mi è lecito dirlo, Gabriel ha imparato a cantare bene DOPO che se ne è andato dai Genesis, prova ne è che la versione di “The Lamb” dal vivo su “Archive 1967-1975” è stata tutta ricantata per intero!
    Domanda: per quale motivo Hackett avrebbe dovuto andarsene dai Genesis per fare le stesse cose che faceva nei Genesis?

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