Galahad Battle Scars 2012

Pubblicato: aprile 21, 2012 in Recensioni Uscite 2012
Tag:, , , , , ,

Nello smisurato universo del new prog esiste una pletora di band che spesso risultano solo cloni di altre grandi del passato. Ce ne sono altre invece alle quali la fortuna non ha mai arriso completamente e questo forse è proprio il caso dei Galahad, quintetto inglese attivo discograficamente dal 1991 con un infinità di live shows alle spalle. Pur essendo stato a contatto spesso con gruppi cardine quali Pendragon e IQ, il combo capitanato dal cantante Stuart Nicholson non è mai riuscito a prendere il volo in modo definitivo, nonostante possa contare su musicisti dotati di buona tecnica e su di un song-writing robusto e proteiforme. Certo, se andiamo a ripercorrere la loro storia, eccettuato l’ottimo Sleepers (1995) probabilmente è mancato proprio il colpo d’ala e una certa continuità ad alti livelli; alcune prove sono state interlocutorie, prive di quei necessari anthem che possano fare decollare una band. Quando invece questi sono stati creati, è il caso di Ghost of Durtal, il resto del plot non è parso particolarmente significativo. Pertanto un andamento a sprazzi è quello che alla fine ha penalizzato maggiormente la band.

Oggi si ripresentano con il loro settimo lavoro in studio, Battle Scars, che arriva dopo cinque anni di silenzio seguiti a Empires Never Last.

Va detto subito che il Cd in linea di massima è soddisfacente nella sua globalità, piacevole durante tutto lo svolgimento e questo dunque va accolto come una nota positiva, un balzo in avanti. Album composito, nel quale a margine del sound progressive si affacciano sonorita più pesanti e, in un caso in particolare, addirittura trance. Queste variazioni al primo ascolto possono anche disorientare ma poi trovano il modo di farsi accogliere, risultando tutto sommato meno indigeste del previsto.

La formazione dei Galahad si presenta al solito, almeno sul disco, perchè come è noto il bassista Neil Pepper è purtroppo scomparso, perdendo la sua battaglia contro il cancro. Ha fatto in tempo ad incidere l’album e al suo fianco ci sono i membri originari Stu Nicholson (voce), Roy Keyworth (chitarrista), Spencer Luckman (batteria), oltre a  Dean Baker (tastiere).

Poco meno di un’ora di buona musica, un prog ben suonato e abbastanza particolare; la quasi totalità dei brani è di valore e forse, a ben vedere, tra loro c’è anche un pezzo che si eleva sugli altri pur non assurgendo allo status di capolavoro.

La title track ha l’onore di inaugurare l’album; sette minuti nei quali i Galahad declinano alcune delle varie influenze che incidono sul loro sound originario. Forse in modo un poco massivo, ma il brano è ben strutturato, le partiture sicuramente articolate. La sezione conclusiva è quella forse più canonicamente prog; ottimo l’esordio vocale di Nicholson.

Reach for the Sun mostra una batteria secca e decisa, tesa a guidare la traccia con bei cambi di ritmo. L’andamento del pezzo, anche grazie a pesanti riff della chitarra di Keyworth, tende molto all’heavy. Suoni quasi industrial delle tastiere contibuiscono a formare un’atmosfera vagamente tetra e spigolosa.

Se c’è una traccia che dispone di una marcia in più quella, a parer mio, è Singularity. Fin dal primo ascolto mi ha catturato con il suo mood chiaramente progressive e per la bellezza dell’esecuzione. La voce di Stu è particolarmente ispirata mentre, musicalmente, ogni tassello va al proprio posto. Belli e delicati i chorus che danno maggior sentimento al brano; ottimo passaggio.

La seguente Bitter and Twisted nella melodia rimanda agli Ultravox. Song del tutto atipica nella quale i suoni delle tastiere giocano un ruolo fondamentale, creando di nuovo sensazioni cupe. Pecca però di una certa ripetitività del refrain.

Suspended Animation riporta il suono dei Galahad su binari più conosciuti, è il pezzo nel quale più si può ascoltare l’ottimo lavoro al basso di Neil Pepper (co-autore), coadiuvato da un impeccabile drumming. Esempio di prog meno sinfonico e più dinamico, in continuo movimento ed evoluzione.

Si presenta come una ballad, Beyond the Barbed Wire, salvo improvvisamente virare di registro con rapide impennate per poi nuovamente ritornare ad ammansirsi. Questa altalena caratterizza l’intera traccia con un continuo susseguirsi di salite e discese, imperniate sul lavoro importante delle tastiere e di una ritmica variata. C’è finalmente anche l’occasione di sottolineare qualche intervento decisivo della chitarra di Keyworth.

Seize the Day, come accennavo sopra, propone incredibili assonanze con la trance-music (di getto ho pensato a Paul Van Dyk). Brano particolarissimo, forse il più difficile da metabolizzare; curiosamente, è anche quello dove i Galahad realizzano un compendio di influenze, le più distanti tra loro. Cori in stile Asia si stagliano su questo mood da club-house, oltre il quale la voce di Nicholson sembra appartenere quasi ad un altro contesto. Il finale, epico, non sfigurerebbe in un album di gothic-metal.

Chiude con i suoi 14 minuti Sleepers 2012, evidente riferimento al passato della band. Complessa e potente, a tratti dolce, consente al singer di offrire un’altra prova di alta qualità, anche a livello di interpretazione. Ancora una volta le tastiere recitano la parte del leone anche se in questo caso si devono dividere la scena con la chitarra.

Battle Scars dunque è un disco particolare, con il quale i Galahad hanno cercato di imprimere un’ accelerazione al loro cammino; talmente particolare che ad ogni ascolto rivela qualcosa di nuovo, di diverso. I suoni sono diventati più duri che in passato, talvolta come abbiamo visto anche imprevedibili. La qualità media è buona, anche in questa occasione però manca il “pezzone” che fa spiccare il salto di qualità.

Max

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...