Hawkwind Onward 2012

Pubblicato: maggio 11, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Il vento del falco soffia forte ancora nonostante siano passati già quarantadue anni dall’esordio ! Hawkwind, tra i gruppi capostipite dello space rock  e che tanta influenza hanno avuto anche sulle scene progressive, hard-rock e punk, rilasciano Onward, doppio Cd nel quale al solito sono condensati e parzialmente ri-aggiornati tutti gli stilemi della cult-band inglese. Alla guida, incrollabile, c’è ancora il chitarrista-tastierista- cantante Dave Brock, prossimo oramai alle 71 primavere (!); unico membro fondatore rimasto e presente nell’intera discografia del gruppo. Vale la pena ricordare come gli Hawkwind siano sempre rimasti piuttosto in disparte rispetto al mainstream, continuando con coraggio e coerenza a perseguire il proprio viaggio spaziale e cosmico, tra sonorità psichedeliche, “rituali” e avvicendamenti continui nell’organico, un vero e proprio spazio-aperto. Con ogni probabilità nel tempo il loro seguito di appassionati si è andato assottigliando ma non per questo la qualità dei loro album è regredita. Va loro riconosciuta, come detto, una sorta di ispirazione per gruppi venuti tempo dopo e tra questi mi viene facile ricordare sopratutto gli Ozric Tentacles che ne rappresentano, a mio parere, l’evoluzione moderna.

Due anni fa era uscito Blood of the Earth e il presente Onward ne ricalca abbastanza lo schema: il primo Cd interamente nuovo, mentre il secondo contiene alcune live bonus-tracks, due o tre filler e poche altre novità. Ma andiamo con ordine : da segnalare la conferma alle tastiere di Tim Blake (già con i Gong) che più di una volta ha fatto parte del combo.  Dave Brock permane il fulcro cui ruota intorno la band, autore dei brani e produttore in pratica del materiale Hawkwind. A  completamento Richard Chadwick (batteria), Niall Hone (basso), Mr. Dibs (voce), in pratica la formazione del disco precedente.

Il primo Cd è senza dubbio quello più interessante per i contenuti e per la verve e la freschezza che la band, in modo inaspettato, mostra ancora di possedere e di riuscire a trasmettere.

Dei rintocchi di campana introducono Seasons, brano duro e lacerante con il quale gli Hawkwind dettano immediatamente le loro coordinate, fatte di sound psichedelico e hard, nel quale la chitarra distorta corre su una direttrice a sè stante. Pare di fare un viaggio indietro nel tempo, di tornare all’inizio degli anni ’70 ma l’effetto è piacevole; non una ennesima e stucchevole riproposizione, bensì un pezzo vivo, che spinge.

Giungono echi dallo spazio con The Hills Have Ears, la voce straziata di Dave Brock  danza su un andamento fluttuante, fatto di improvvise aperture e fasi sospese nella galassia. Un affresco visionario cui siamo abituati ma che trova ancora una sua ragion d’essere, sopratutto nella parte solo della chitarra.

Alcuni accordi di chitarra acustica aprono Mind Cut, bel pezzo melodico cantato a più voci che rimanda alla lontana stagione dei Pink Floyd più lisergici.

Tralasciando la voce persa nello spazio di System Check, un colpo a sorpresa lo gioca Death Trap, traccia di chiaro stampo punk che nella parte finale esplode in un solo tiratissimo di Brock.

Southern Cross è il passaggio che più mi ha appagato, l’ho trovata emozionante. Può essere definita la summa di un sound, di un gruppo, ospitandone al suo interno tutte le componenti distintive. Pezzo dall’afflato più attuale, è forse quello che più mi accende il richiamo con gli Ozric Tentacles.

Di stampo più rock la seguente The Prophecy, abbastanza rotonda e lineare ma non per questo banale. L’arrangiamento delle tastiere riempie molto il suono, il cantato rimane su delle strofe melodiche.

La brevissima Electric Tears (un minuto circa) è solo un ponte, un passaggio, reso prezioso però dal lavoro della chitarra con accenni prog di Dave Brock.

The Drive By, eterea e psichedelica, chiude in maniera più che soddisfacente il primo Cd. Sonorità lievi mixate ad altre industrial; di nuovo, spontaneamente, l’accostamento con gli Ozric Tentacles. Posso definire questa come la versione più moderna ed attuale degli Hawkwind.

Il secondo Cd, generoso nello sforzo ma forse in esubero, racchiude come accennavo tre pezzi del repertorio qui in versione live, altre tre tracce “riempitivo” tra le quali però evidenzio Howling Moon e tre pezzi nuovi: Computer Cowards, molto frammentata, per me forse evitabile. Green Finned Demon che invece ha dalla sua una notevole carica di pathos, in pieno stile psychedelic, nostalgica e a suo modo “epica”. In ultimo la conclusiva The Mistery Track, quasi otto minuti di delirio cosmico dove le parti dei synth si sovrappongono alla chitarra, in una girandola infinita di suoni e combinazioni.

Credo sia difficile attendersi di più da Brock e soci che, sorprendendomi non poco, riescono ancora a mettere in piedi un lavoro interessante e frizzante. L’aspetto che più mi ha entusiasmato è che pare il tempo per loro si sia fermato. Tutta l’energia dei tempi di In Search of  Space è ancora lì che spinge, che morde, per un gruppo forse destinato a rimanere di culto ma che tanto ha dato alla storia del rock.

Max

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commenti
  1. guido ha detto:

    ottimo. Ma evita di usare il pessimo “rilasciare”, calco dell’inglese realease. E’ come l’atroce “liriche” usato per “testi”. Va benissimo “far uscire” , “pubblicare”. E poi: quanti conoscono il significato esatto di “combo”? guido

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