Trevor Rabin Jacaranda 2012

Pubblicato: maggio 26, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Dopo una serie impressionante di colonne sonore Trevor Rabin torna finalmente con un nuovo album, Jacaranda, che riprende il filo interrotto nell’ ormai lontanissimo 1989, anno di uscita di Can’t Look Away. Successivamente, un live e una raccolta di demo registrati durante la sua permanenza negli Yes hanno rappresentato le uniche uscite del chitarrista sudafricano, essenzialmente impegnato nella scrittura di soundtracks. Nell’immaginario collettivo resta appunto impressa la sua militanza negli Yes (con i quali ha suonato in quattro album) e qualche partecipazione “deluxe” in Cd di vari musicisti, tra i quali Frankie Goes to Hollywood, Seal, Tina Turner. Non una carriera sfolgorante dunque per un chitarrista dotato di grandissimo talento e buona capacità di scrittura ma dal carattere molto particolare; abbastanza schivo e refrattario ad alcuni ritmi imposti dal mainstream ha scelto di restarsene in disparte, curando un settore musicale che grazie anche alle sue doti di polistrumentista gli consente di muoversi del tutto autonomamente.

Arriva dunque a sorpresa questo nuovo lavoro che come detto rompe un lungo silenzio.

La tecnica, l’ abilità di saltare da un genere all’altro, la completezza del repertorio ne fanno tuttora un chitarrista di primo piano; dal prog alla fusion, dal pop alla reminiscenza classica, nessun genere gli è precluso, riuscendo a disimpegnarsi sempre con risultati apprezzabili. Nello specifico poi sceglie di avvalersi di pochissimi collaboratori, di qualità: alla batteria, unico strumento che Rabin non suona, troviamo ” Sua Maestà” Vinnie Colaiuta in alcuni brani, in altri il fido Lou Molino oppure il figlio Ryan. In un pezzo al basso la bravissima e giovanissima Tal Wilkenfeld (già con Jeff Beck), Liz Constintine canta a “voce muta” nell’unico brano non strumentale.

Album estremamente composito, probabilmente troppo, impossibile da classificare in un genere soltanto tanto che, a forza di girarci intorno, potrebbe quasi diventare anch’esso una colonna sonora; Billboard lo ha inserito nella categoria jazz. Ancora una volta va rilevato come Trevor Rabin sia in grado di scrivere pezzi belli e strutturati, con partiture interessanti e complesse ma alla fine il risultato pecca di organicità. Il chitarrista fa dell’ eclettismo e della varietà la propria bandiera ma, a mio avviso, questo intento finisce come per tracimare, per esondare, perdendo per strada molta della propria energia. Sfuma nell’ascolto il desiderio della scoperta di un progetto sonoro, man mano sostituito da una raccolta di tracce, molte delle quali nettamente slegate tra loro. Poco da eccepire sulla qualità dei brani a parte qualche sporadico caso ma al termine, purtroppo, rimane poco; un peccato perchè sono presenti anche dei pezzi significativi, tra i quali senz’ altro voglio citare Market Street Through the Tunnel (ambedue con Colaiuta) e la multiforme Anerley Road, nella quale la Wilkenfeld offre un saggio del proprio talento bassistico.

Così come va ricordata Rescue, traccia  atipica e davvero a sè stante nella quale Liz Constintine con la sua voce tratteggia un atmosfera evocativa e sognante, decisamente “cinematografica” (estratto dalla col.son. The Guardian). A ben guardare c’è del buono nel disco che richiede sicuramente un pò di attenzione nell’ascolto ma, a margine delle indubbie capacità tecniche, resta poco altro; il Cd da un punto di vista emozionale regala poco e niente, in certi momenti è un vero iceberg, splendido e monumentale da osservare ma…gelido.

Max

commenti
  1. Giulio scrive:

    Me and my boy è il pezzo forte.. speravo di vederlo impegnato anche al canto!

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