Kreator Phantom Antichrist 2012

Pubblicato: maggio 30, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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E con questo fanno tredici ! Phantom Antichrist rappresenta il nuovo capitolo per i Kreator, gruppo importante nella storia del thrash metal europeo, attivo ormai dal lontano 1985. Approdati presso l’onnipresente Nuclear Blast con un album che vede la band di Essen confermare la formazione in essere già dal 2001 (Violent Revolution); accanto agli inamovibili Mille Petrozza (chitarra e voce) e Jurgen Reil (batteria e voce), sono oramai entrati a far parte della storia-Kreator pure Christian Giesler (basso) e Sami Yli-Sirnio (chitarra).

La produzione è affidata ad un nome noto, quel Jens Bogren che ha nel suo palmares lavori al fianco di Opeth, Symphony X, Katatonia.

Una delle band seminali nel panorama tedesco, progenitrice in qualche modo del filone europeo del thrash, dotata di una forza e un impatto devastante. Non si può non ricordare, ancora, come “Mille” Petrozza sia stato fonte di ispirazione per diverse band a seguire. Da quando nel 2001 i Kreator hanno deciso di riprendere il cammino musicale a loro più congeniale, abbandonando gli esperimenti death e gothic, le cose sono migliorate e il successo è tornato ad arridere al gruppo.

Se il penultimo episodio, Hordes of Chaos (2009), esprimeva nuovamente una notevole potenza pur con evidenti concessioni melodiche, Phantom Antichrist rilancia, spostando ancora più in alto l’asticella. Entrando nel dettaglio bisogna dire che manca ancora forse un pizzico in più di fantasia, il Cd viaggia spesso sulla stessa lunghezza d’onda con rare variazioni; può darsi si tratti di una scelta voluta da parte del quartetto e della produzione, a testimoniare che il tempo delle alchimie e dei tentativi è oramai passato. Ci sono per fortuna, anche dei passaggi meno prevedibili, diversi, che a mio parere risultano i più gustosi; frutto probabilmente di una tendenza del metal attuale che guardo con positività, se ne possono citare molti esempi (tra questi i “cugini” Accept). Osservo questo come un ulteriore arricchimento perchè un intero album che parte in un un modo e termina allo stesso, suonato interamente alla medesima e costante velocità, guarnito da riff monolitici ma scontati, credo finisca per annoiare o, comunque, lasciare poco di sè a chi ascolta.

Le travi portanti dell’ intero lavoro dunque restano di matrice thrash metal di antica scuola e se talvolta giunge qualche pizzico di novità…sia il benvenuto. Pertanto riff di chitarra di puro granito, ritmica forsennata ed inarrestabile, la voce del singer che catalizza l’attenzione con la propria potenza e presenza, un robusto songwriting. Ci sono però anche degli aspetti melodici, delle sfumature quasi epiche che combinati al contesto chiaramente Kreator, finiscono per impreziosire il disco e porlo, a mio avviso, una spanna sopra il precedente. Spunti melodici che tendono ora ad un heavy più canonico, ora verso un death vagamente malinconico, costituendo la nota di colore del disco.

Quanto alle tracce, rimanendo in modo ortodosso in tema thrash,  voglio citare la potente e veloce title- track, cui sicuramente si possono abbinare Death to the World (ancor più massiva e riuscita), Civilisation Collapse, The Few, The Proud, The Broken ( bel break acustico prima della parte conclusiva), Your Heaven My Hell (con Petrozza su registri altissimi) e Victory Will Come, a certificare la ritrovata grinta dei bei tempi.

Ci sono poi altri tre brani che contengono a mio parere più elementi di novità. Su tutti From Flood into Fire, probabilmente il più asssimilabile al death da un punto di vista melodico. Gran tiro ma cori e refrain nostalgici caratterizzano in modo differente il pezzo, squarciato da un solo di chitarra intensissimo.

United in Hate è aperta addirittura da alcuni  malinconici accordi di chitarra acustica, letteralmente spazzati via dall’esplosione del sound del combo tedesco. Di nuovo hanno una parte rilevante i cori di Jurgen Reil.

Quasi allo stesso modo si annuncia la conclusiva Until Our Paths Cross Again, che muta e si evolve in una quasi ballad mid-tempo articolata e spezzata in più settori. Poco dopo la metà il brano fugge via verso tempi e ritmi tipicamente Kreator,  per chiudersi poi con un evidente aggancio alla parte iniziale.

Non siamo sicuramente davanti ad un album epocale nè che farà gridare al miracolo ma trovare ancora così tanta voglia, in un gruppo che ha vissuto anche un lungo periodo di declino, fa sempre piacere, è rassicurante. La band risulta coesa, il suono potente e la grinta intatta. La voce di Petrozza continua a recitare una parte importante nella scena metal.

A giorni, il prossimo 7 giugno, saranno in concerto a Milano; arriva la macchina da guerra Kreator, terrore teutonico assicurato !

Your Heaven, My Hell”

Max

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