Patti Smith Banga 2012

Pubblicato: giugno 15, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Bisogna tornare indietro di otto anni, al 2004, quando Patti Smith pubblicò il suo ultimo lavoro, Trampin’. Poi un album di cover nel 2007, Twelve, che conteneva tra l’altro una suggestiva versione di Are You Experienced dell ‘immortale Jimi Hendrix. Poi, come spesso è accaduto nella sua carriera, un periodo di silenzio discografico, interrotto da prestigiose collaborazioni (R.E.M.). Un excursus musicale che ha radici molto lontane (Horses è del 1975) ma che nel suo evolversi ha prodotto pochi album, alcuni dei quali erano e rimangono delle vere gemme. Artista poliedrica, fotografa, poetessa forse ancor prima di essere cantautrice, da sempre impegnata politicamente , ha dunque impresso vera e propria multidirezionalità al suo essere attiva. Sempre attenta e vicina alle vicende dell’attualità, critica e abrasiva con i suoi versi nei confronti dell’establishment americano, una personalità magnetica musicalmente e non. Tutto questo tra l’altro le ha consentito di non inflazionare la sua musica ed il suo personaggio.

Una musicista e una donna che tra le altre cose purtroppo ha anche sofferto pesantemente della scomparsa di persone a lei molto vicine e care, tra le quali il marito e sodale nella band Fred “Sonic” Smith.

Tutte vicende che in un modo o nell’altro hanno contribuito ad aumentare intorno alla Smith quell’alone di imperscrutabilità e rispetto che da sempre l’ avvolge. La scrittura dei brani stessa è risultata ovviamente permeata da simili tristi esperienze.

Tornando al presente la “Sacerdotessa del Rock” presenta il suo nuovo lavoro, Banga; poco meno di un’ora di rara intensità per testi e musica, in un contenitore colmo di riferimenti, citazioni, dediche e persino di una cover, inciso presso i mitici  Electirc Lady Studios di New York.

Il gruppo che l’accompagna è ormai quello che stabilmente si è formato negli ultimi anni e prevede l’immancabile Lenny Kaye alla chitarra, Tony Shanahan al basso, tastiere e voce, Jay Dee Daugherty alla batteria. Oltre, c’è anche la partecipazione di Tom Verlaine (Television) e non solo, come vedremo. Formazione vincente non si cambia e mai come in questo caso il detto sposa il vero perchè il responso all’ascolto è in assoluto appagante; aggiungo che a mio parere Banga rappresenta una delle migliori prove offerte da Patti Smith.

La cantante di Chicago sciorina una dozzina di canzoni davvero di peso, tra le quali ben pochi sono i punti deboli; magari ci sono momenti più impalpabili ma nella globalità questi vengono sovrastati da quanto di buono è presente.

Come dicevo il disco è zeppo di riferimenti, con lo sguardo che si sposta dal cinema (Godard, Tarkovsky) alla musica (Amy Winehouse), alla letteratura. Una serie di link quasi infinita che ha composto pian piano un disco da ascoltare con calma, possibilmente leggendone i testi che sono una componente fondamentale.

Si va da Amerigo, brano immaginario sul viaggio di Vespucci verso il Nuovo Mondo a Fuji-san, pezzo dedicato alle popolazioni giapponesi sconvolte dallo tsunami del 2011, passando da April Fool, primo singolo estratto ispirato da Gogol e che vede alla chitarra Tom Verlaine.

Ed ancora, This is the Girlballad nostalgica e piena di rimpianto dedicata ad Amy Winehouse (….This is the Girl for Whom All Tears Fall….)

La title track che prende spunto dal nome del cane di Ponzio Pilato nel romanzo Il Maestro e Margherita di Bulgakov; traccia breve e forse una delle più dure dell’album. Alla batteria, sorprendentemente, troviamo…Johnny Depp !

Maria, altra splendida ballata, è stata dedicata alla memoria di Maria Schneider. Magnifica è l’atmosfera creata dal piano di Shanahan (co-autore del brano), che rievoca la vita turbolenta e difficile dell’attrice francese; la voce della Smith è un laser.

Il batterista Daugherty è impegnato anche al mandoloncello in Mosaic, pezzo dall’andamento molto psichedelico che riporta alla fine degli anni ’60.

Tarkovsky (The Second Stop is Jupiter) registra di nuovo un’ interpretazione magistrale della Smith per un viaggio voce-musica allucinante. Scatta un aggancio a Jim Morrison e ai suoi Doors dei bei giorni che furono.

Torna Verlaine alla chitarra per Nine, pezzo che PS ha scritto e dedicato all’amico Johnny Depp per il suo compleanno.

Seneca è un ulteriore canzone acustica di rara intensità, in cui il timbro della cantante è particolarmente accorato.

Traccia dalla durata inusuale (oltre dieci minuti),  Constantine’s Dream rappresenta una sorta di ampia meditazione, un lungo momento di misticismo nel quale la cantante risponde in inglese ad una voce in sottofondo che in italiano recita la Preghiera Semplice di San Francesco d’ Assisi. Registrato in collaborazione con il gruppo Casa del Vento, è nato dopo una visita della Smith all’affresco Il Sogno di Costantino di Piero della Francesca ad Arezzo.

La cover di After the Gold Rush (Neil Young) è il momento conclusivo del disco; una versione molto intima che per la verità poco aggiunge all’originale.

Pare evidente che l’ultima prolungata sosta abbia giovato alla scrittura e agli arrangiamenti musicali di Patti Smith; come ripeto, a mio modo di vedere Banga è degno erede dei migliori lavori della carismatica artista americana e si candida a divenire una delle uscite più interessanti del 2012. Al solito in questi casi, la lettura dei testi diviene imprescindibile.

Max

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