Syndone La Bella E’ La Bestia 2012

Pubblicato: giugno 17, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Agli amanti del new prog ( e non solo) segnalo senz’altro l’ultimo album dei torinesi Syndone che merita attenzione sia per la qualità della proposta che per la sua particolarità. Una storia articolata quella della band, giunta oggi al suo quinto lavoro ma in verità attiva discograficamente sin dal 1990, anno di uscita di Spleen, punto di partenza. Tre anni più tardi fece seguito Inca  e poi, come sovente accade, il gruppo si sciolse per vari motivi.

Nel 2010 il sorprendente ritorno con Melapesante, accolto positivamente dalla critica e poi con un balzo sino ad oggi, per questo La Bella E’ La Bestia che presenta di nuovo una formazione ristretta a tre elementi : Nik Comoglio, membro originario della band, suona piano, organo, moog, molte altre tastiere e si occupa dell’ orchestrazione dei brani. Francesco Pinetti suona vibrafono, marimba, percussioni, glockenspiel. Infine Riccardo Ruggeri (ideatore del concept) è voce ed interprete dei vari personaggi.

La vicenda musicale infatti è ispirata dalla fiaba di De Beaumont e viene trasferita ai giorni nostri, narrando attraverso le voci dei vari protagonisti i difetti, i limiti, i sentimenti spesso negativi e gretti dell’uomo contemporaneo. 

Bella, la Bestia, il padre di Bella, la Rosa e il Narratore sono gli interpreti della storia e subito una menzione particolare va spesa per il cantante Riccardo Ruggeri cui va il mio plauso per come è riuscito a delineare e differenziare vocalmente i vari caratteri e stati d’animo. Ottimo sotto tutti i punti di vista il lavoro di Comoglio, vera architrave musicale del gruppo; tra i molteplici “tasti” usati voglio ricordare ben due Hammond, un Fender Rhodes, un Roland, un Minimoog del 1979 ed un Oberheim Matrix 1000. Tutti strumenti in grado di regalare ancora una preziosa patina vintage al suono.

Svariati musicisti completano l’organigramma e tra questi non va dimenticato Ray Thomas, flautista dei Moody Blues, presente in due brani ( Tu Non Sei Qui e Orribile Mia Forma). Il Cd è stato registrato in Inghilterra ed il mastering è avvenuto negli studi Abbey Road con la produzione di Greg Walsh.

Il concept è diviso in dodici tracce che rappresentano ognuna, a tutti gli effetti, singoli spaccati dell’opera. Da un punto di osservazione strettamente musicale, se vogliamo, il ventaglio coperto in terreno progressive è piuttosto vario; volendo cercare riferimenti al passato ne trovo tra Orme e P.F.M. sul versante italiano e sicuramente (ma non solo) E.L.P. in ambito internazionale. Sono ben presenti anche passaggi fusion, grazie al lavoro di Francesco Pinetti, che contribuisco a rendere ancora più gustosa ed elaborata la proposta.

Lavoro molto particolare, di classe, non facile neanche nella preparazione se teniamo conto che non ci sono parti di chitarra e dunque potrebbe così venire a mancare un importante tassello; le innumerevoli tastiere di Comoglio riescono nell’impresa di sostituire la sei corde, riuscendo a mantenere, dove necessario, quei tratti sinfonici tanto cari al genere.

Diversi i personaggi e diverso è dunque anche il mood, il sentimento espresso dalla musica; detto che come sempre non è facile individuare in un concept-album un brano guida, voglio comunque indicare l’introduttiva Introitus, pezzo estremamente composito che spazia a tutto tondo dal progressive alla fusion.

La splendida prova vocale di Ruggeri in Rosa Recisa; l’andamento largo e corale di Complice Carnefice, pezzo tra i più riusciti.

Tu Non Sei Qui struggente e romantico quadretto basato su un dialogo tra voce e piano, arricchito dal flauto di Thomas.

Bestia !, partitura articolata e trascinante, dominata dalle tastiere di Comoglio, la suadente e avvolgente Ora Respira.

Un disco coraggioso perchè proporre un concept ai giorni nostri non è da tutti; le idee ci sono e zampillano, sostenute da buona tecnica e ottima scelta dei suoni. La musica arriva e coinvolge, non ci sono momenti di stanca grazie anche al fatto che i brani non sono di lunghezza esorbitante. Personalmente sarei curioso di sentire l’effetto che potrebbero suscitare alcune parti di chitarra, dosate e calibrate ma, aldilà di questo, l’ascolto è avvincente.

Max

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