Patti Smith Parco della Memoria di Ustica Bologna 15 Luglio 2012

Pubblicato: luglio 16, 2012 in Recensione Live Shows
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Quando un’Artista merita la maiuscola, non ha bisogno d’altro che di se stessa.

Patti Smith, classe 1946, si presenta a Bologna in una insolita location: il Parco della Memoria di Ustica, un piccolo spazio verde, che ospita il Museo della Memoria, nel cuore di un quartiere fortemente urbanizzato.

Il parco non può contenere una grande folla, ma siamo circa in quattromila a stringerci intorno al palco spoglio e rappresentiamo tre generazioni. É veramente emozionante considerare come la “Sacerdotessa del Rock” richiami un pubblico trasversale di persone che l’hanno seguita fin dagli esordi e di chi, invece, il suo mito l’ha ricostruito con un percorso a ritroso, ma non meno appassionante.

Ci si aspetta che presenti l’ultimo album, Banga, suggestivo ed intimista, ma si spera che ci regali le perle della sua lunga carriera, che ci faccia cantare.

Patti Smith è accompagnata da una band molto affiatata, rodata negli ultimi cinque anni: Lenny Kaye alla chitarra, Jay Dee Daugherty alla batteria, Tony Shanahan al basso e Jackson Smith, suo figlio, anche lui alla chitarra.

Quando appare sul palco, sobria nei suoi abiti di taglio maschile, è già sorprendente: in un’epoca in cui le cantanti sono schiave dell’immagine, che spesso sopperisce ad un valore artistico quantomeno discutibile, Patti Smith resta sempre coerente, non ha bisogno di orpelli, di favori di luce o di trucchi di scena. La sua presenza è carismatica, dotata della straordinaria bellezza delle donne di fascino, della consapevolezza di una femminilità che trasforma questa esile donna di sessantasei anni dai lineamenti duri, in una icona di grazia che incanta. Il tempo, se è passato, l’ha migliorata, le ha donato uno spessore ancora maggiore di prima.

Apre il concerto con una Ghost Dance tenera e ispirata, che subito infiamma il pubblico di innamorati, a cui fa seguito -con mia grande gioia- la bellissima Dancing Barefoot, preludio di un concerto sensazionale durante il quale presenterà una completa carrellata dei momenti migliori della sua carriera.

Ha una grande energia, si diverte e soprattutto ha tanto da comunicare, non solo con la sua voce ancora bellissima, profonda e declamatoria quando canta, ma anche con le parole chiare, taglienti e ben scandite con le quali ricorda commossa le vittime di Ustica, esprime una riflessione sul recente terremoto, su Genova e sulle sue ingiuste sentenze e soprattutto sulla necessità di continuare a chiedere a gran voce chiarezza, giustizia, risposte. Non è semplicemente un impegno politico il suo, è un impegno umano totale, di cui si fa portavoce, perché si può ricordare e riflettere anche mentre ci si diverte a un concerto rock.

Si diverte quando litiga con l’amplificazione della chitarra e ride, dirottando il concerto su un altro brano: “meglio così, in fondo sono una pessima chitarrista”. Poi la chitarra invece la impugna ed è indiavolata, passionale, trascinante. L’ottima band resta sullo sfondo, la sua personalità pervade tutto.

Mentre alterna brani del suo repertorio storico a pezzi del nuovo album, si ferma a dialogare con il pubblico, cede persino il microfono a una ragazza  sotto il palco perché possa anche lei amplificare la sua voce, che chiede giustizia, davanti ad una grande platea.

É un susseguirsi di emozioni, quando attacca Pissing in a River siamo in molti a sentire un brivido, così come quando ricorda l’amica Maria Schneider con un brano dell’ultimo disco, quando smette di cantare per lasciare spazio a noi, illuminati dai riflettori, che intoniamo in coro Because the Night, Gloria, People Have the Power, trascinati dalla sua incredibile energia, da quel suo essere un tutt’uno con la musica, con la benedetta brezza serale di questo luglio rovente, con il pubblico che la cerca e trova le sue mani, il suo saluto, un bacio mandato con un sorriso.

Non si concede Patti Smith, si dona.

Non tira per le lunghe nessun pezzo, non cerca di stupire e non ricorre ad effetti speciali, perché l’effetto speciale è lei, questa piccola donna immensa, questa Artista tutta maiuscola, che chiude dopo quasi due ore di concerto con una Rock’n Roll Nigger indemoniata e con un saluto perentorio: “Be happy, be free, use your voice”.

A concerto finito, una ragazza tenta di accedere al backstage e implora i macigni della security: “Voglio solo abbracciarla, vi prego, voglio abbracciarla”. Ha poco più di vent’anni e il mio stesso desiderio, ma non ci fanno passare.

Non importa: questa donna è immensa davvero, ci lascia commossi, entusiasti, ancora più innamorati di lei.

Tutto è stato perfetto ed essenziale: sostanza, energia, spessore artistico, carisma, intensità, grazia, oltre a una musica eternamente bellissima.

Patti Smith non ha bisogno di altro che di se stessa.

Clara

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