Esistono gruppi dotati di buon talento e capacità compositive che per una serie di motivi non sono mai riusciti a spiccare il salto definitivo; per qualche insondabile ragione sembrano destinati a rimanere in un limbo dorato, fermi a metà del guado, nel tentativo di giungere alla definitiva consacrazione. A mio parere questo può essere il caso dei Threshold, band inglese esponente di un prog metal forse meno canonico e duro di altri ma comunque gradevole. In realtà il gruppo del Surrey ha sempre mantenuto un buon profilo, incontrando molti apprezzamenti e discreti riscontri ma è come se fosse sempre mancato qualcosa, l’ultimo step probabilmente non è mai stato compiuto.

Ci riprovano adesso sempre per Nuclear Blast, con March of Progress, nona fatica in studio che giunge a cinque anni di distanza da Dead Reckoning e che vede l’ennesimo ritorno del frontman  originario Damian Wilson; giusto un anno fa purtroppo il cantante Andrew McDermott è scomparso e Wilson ne è parsa la naturale sostituzione e prosecuzione.

Autori di buoni lavori tra i quali voglio segnalare Critical Mass (2002), esordirono nel 1993 con Wounded Land, ben accolto dalla critica; seguirono altri capitoli attraverso i quali il gruppo ha scritto la propria storia.

Pagine di qualità, altre magari più interlocutorie, sempre e comunque nel segno di una musica mai banale o scontata. E’ probabile anche che una certa instabilità della formazione ne abbia pregiudicato in parte l’esplosione; allo stato attuale, oltre a D. Wilson ne fanno parte il chitarrista Karl Groom, il tastierista Richard West, il bassista Steve Anderson, il batterista Johanne James e il secondo chitarrista, l’inquietante Pete Morten.

Groom e West, veri e propri propulsori del gruppo (sempre presenti), hanno prodotto un album lungo, circa settanta minuti, intessuto di sonorità qua e la più dure che in passato, senza però mai dimenticare il lato melodico che da sempre è basilare nell’economia del suono della band. Dieci brani tirati tra i quali spicca la conclusiva Rubicon, per la durata di oltre dieci minuti.

Dico subito che complessivamente March of Progress è un bel disco, al suo interno contiene anche dei passaggi davvero significativi; il suono è leggermente più duro che in passato ma resta sempre ben lontano dalla potenza di band come i Dream Theater, tanto per intendersi. La componente melodica, se non più prevalente, è ancora ben presente enfatizzata dall’ugola di Wilson con le sue tonalità alte e talvolta epiche. Il lavoro della tastiere di West è ancora una volta degno di nota, pregnante e stratificato.

Ha maggiore spazio e variabilità la coppia ritmica basso-batteria, spesso alla ricerca di armonie più sostanziose che in precedenza; di rilievo anche l’apporto della seconda chitarra ma è quella di Groom che in più di un’occasione sale alla ribalta, con dei soli in pieno prog style.

Non c’è un solo brano che mi abbia fatto storcere la bocca; ben suonato e registrato, un mix tra la componente pìu metal e le venature più squisitamente progressive. Staring at The Sun, Liberty Complacency Dependency, That’s Why We Came e Rubicon sono i pezzi che in assoluto mi sono piaciuti di più: tra richiami agli Yes per trame fitte e vocalizzi, tappeti delle tastiere, magnifici soli di chitarra e, dall’altra parte, vibranti e arcigne armonizzazioni di basso e batteria. Devo nuovamente sottolineare il gusto e la qualità del suoni di Karl Groom che con la sua sei corde riesce sempre a donare magia al sound dei Threshold, rimandando fatalmente a echi dei Marillion. Perfettamente riuscito il come back di Wilson, singer navigato e capace di emozionare con il suo timbro (peraltro ben diverso da quello di Mc Dermott).

Per il resto una manciata di bei pezzi, ora con qualche lieve concessione ad un A.O.R. in stile Asia (Ashes), ora con un approccio più massiccio (Colophon), ora con tempi serrati e continuamente variati (The Hours Coda).

Credo che i Threshold abbiano centrato il bersaglio affinando ulteriormente tecnica e song writing anche se, a volere essere pignoli, la componente d’urto (metal) contrariamente al previsto è ancora leggermente in ombra . March of Progress è sicuramente da ascoltare, a me piace di più ad ogni ascolto.

Max

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