Gli olandesi The Gathering sono sicuramente una tra le band meno etichettabili del panorama contemporaneo, ciònonostante anche una di quelle più in grado di suscitare la magia all’ascolto. La loro stessa storia, fatta di svolte improvvise e mutamenti radicali di stile, ha contribuito forse involontariamente ad accrescere quella sensazione di fascino che si sprigiona dalla loro musica. Doom, gothic, death/doom, trip…tutti territori che nel tempo sono stati abbracciati e/o lambiti dal gruppo, sino ad arrivare alla fase attuale fluttuante tra una versione moderna di prog e refoli trip rock. Tutto questo non deve fare pensare alla mancanza di un progetto chiaro e definito bensì alla volontà instancabile dei musicisti di sperimentare e misurarsi in altri ambiti; a conti fatti l’aspetto più rilevante si individua nell’esserci quasi sempre riusciti.

Altro capitolo non indifferente nel percorso musicale del gruppo è da ascrivere al ruolo di singer che nel caso, da sempre, è tutt’altro che marginale; partiti con un cantante (Bart Smits), hanno poi optato per il duo vocale u/d ed infine sono caduti sulla definitiva scelta di una voce femminile. Era il 1995 quando uscì lo stupendo Mandylion, terzo capitolo discografico della band ed il primo con Anneke van Giersbergen al microfono. Uno dei dischi rivelazione del decennio a mio parere, che segnava appunto l’avvento di una cantante davvero notevole per qualità, interpretazione e carica emotiva. Cominciava così un nuovo periodo per Gathering, che tra l’altro ha prodotto due perle quali How To Measure a Planet ? (1999) e Souvenirs (2003). Quando cinque anni fa Anneke vG. ha lasciato la band ho seriamente temuto per il buon prosieguo della loro carriera ed invece, ancora una volta, gli olandesi sono riusciti  a stupirmi pur se a scoppio ritardato. Silje Wergeland, scelta per ricoprire il ruolo vacante di voce, ha dato prova di buon spessore e presenza scenica anche se (parere del tutto personale) Anneke si fa ancora preferire.

The West Pole (2009), album di debutto per la cantante norvegese, non mi aveva affatto entusiasmato, anzi è probabilmente l’episodio più fiacco della discografia; per la prima volta forse le idee parevano latitare. Provvidenziale, ecco dunque arrivare Disclosure, decimo album in studio dei Gathering che vedono la loro line up saldamente confermata con René Rutten (chitarra e produzione), Hans Rutten (batteria), Frank Boeijen (tastiere e musica) e Marjolein Kooijman al basso.

Nelle otto tracce presenti si ritrova finalmente parte dell’energia e del pathos che parevano essersi affievoliti.

Pronti-via e si comincia con Paper Waves, prova molto convincente per la singer nordica (tra l’altro autrice dei testi) mentre musicalmente, per contro, forse rappresenta l’unico passaggio discutibile del lavoro. Molto “catchy”, orecchiabile ed immediata e pertanto non disprezzabile ma solo sfiorata dall’atmosfera tipica della band.

Meltdown è il primo singolo estratto e con questa comincia davvero un gran bel trittico; tipico esempio di trip rock rielaborato in salsa “olandese”, con parti vocali in buona evidenza su un tappeto ritmico incalzante. Un incisivo inserto di tutta la band, coadiuvata dalla tromba di Noel Hofman, conduce poi ad una seconda parte molto più suggestiva ed intima, quasi levigata da arpeggi liquidi.

Ottima è pure la seguente Paralyzed che si muove su più piani vocali interpretati dalla Wergeland. Andamento lento e solenne che pian piano si fa avvolgente grazie anche al discreto lavoro di piano e tastiere in sottofondo. Accordi di chitarra molto effettati, in lontananza, chiudono il brano.

Con i suoi quasi undici minuti Heroes For Ghosts rappresenta probabilmente il pezzo di punta del disco. Ancora una volta il movimento sinuoso e cadenzato è quello tipico dei Gathering, in questo caso più quelli dell’ era gothic almeno per le sensazioni che suscita il brano. Torna il suono della tromba, come in Meltdown; l’effetto è ottimo, contribuendo a creare una percezione ancora più “lunare”.

Gemini I vede una Wergeland quasi lirica mentre la band, come su di un’ altalena, transita da parti di accompagnamento ad altre decisamente più dure. Di nuovo un’aura gothic senza che però ve ne siano tutti gli elementi, alcuni dei quali rimpiazzati da atmosfere psycho-trip (mi si perdoni la terminologia).

Amarezza e tristezza pervadono Missing Seasons, il cui testo appunto è intriso da un senso velato di rimpianto misto a malinconia; breve e piacevole è la traccia che più di ogni altra ha la forma di canzone.

I Can See Four Miles rilancia la deriva più cadenzata e se vogliamo alternativa sposata negli ultimi anni. Un testo breve e conciso si srotola in un brano di quasi una decina di minuti dove assume un peso maggiore la musica della band. Echi di una psichedelia lontana decenni salgono alla ribalta in modo preponderante donando al pezzo unicità, corroborati dagli archi suonati da Jos van den Dungen.

Gemini II va a terminare l’ album, riprendendo e dilatando la prima parte; da sottolineare il cantato della singer, qui probabilmente al suo apice.

Disclosure è un buon disco; sicuramente i Gathering hanno fatto di meglio ma suggerisco di evitare i soliti paragoni con il passato anche perchè certi picchi difficilmente si raggiungono a più riprese e adesso, oltretutto, la band è su diverso versante musicale. Questo non è un album che si svela interamente al primo ascolto anche se pare così diretto; man mano si rivelano dettagli, sfumature, che sono presenti nella tavolozza musicale ma apparentemente nascosti. Trovo sia stato effettuato un lavoro significativo, anche per prendere le distanze dal precedente episodio poco convincente; l’unico appunto che mi sento di poter muovere è riguardo la voce di Silje che trovo bella ma piuttosto monocorde; Anneke aveva un altro passo.

Max

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commenti
  1. Andrea Rafa ha detto:

    Non citi gli album NIGHTTIME BIRDS ed HOME che a mio modo di “sentire” trovo siano tra i migliori, su tutte The May Song, Kevin’s Telescope e Shrink nel primo, Shortest Day, Walkin’ Hour, Solace nel secondo.
    Mi piacerebbe sapere che ne pensi tu.
    Ciao e grazie

    • Max ha detto:

      Hai ragione ma allora avrei potuto citare anche If Then Else; ho solo cercato di evitare troppe lodi ed incenso per non esagerare. Quanto ai titoli da te suggeriti mi trovi perfettamente in sintonia, con preferenza per Nighttime Birds.

      • Andrea Rafa ha detto:

        invece cosa ne pensi dei Within Temptation? Io trovo Sharon semplicemente magnifica per presenza e voce. Anche loro usciranno a breve con un nuovo lavoro (13 novembre) ma non ho trovato recensioni in merito. Ringrazio Dio di avermi fatto amare i Lacuna Coil, tutto è partito con loro..;)

      • Max ha detto:

        Ritengo anche io Sharon den Adel tra le migliori e a tale proposito ricordo un intenso duetto per “Somewhere” su un album di Anneke. Mother Earth su tutti (a mio parere), molto interessante anche l’ultimo capitolo (The Unforgiving) e comunque una proposta che si è mantenuta costantemente di buon livello. Quanto alla data del nuovo lavoro in studio per il momento non ne sono a conoscenza; in novembre festeggeranno i quindici anni di attività con uno speciale evento-concerto ad Anversa dal quale dovrebbero essere tratti un live e un DVD.

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