Devin Townsend Project Epicloud 2012

Pubblicato: settembre 9, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Frank Zappa e/o Todd Rundgren; parlando di Devin Townsend mi vengono di istinto questi due riferimenti a immensi e/o grandi musicisti del passato; non tanto per analogie sonore quanto per l’approccio totalizzante, onnicomprensivo e assolutamente di alta qualità verso la musica. La stessa voracità tecnica che porta il chitarrista canadese ad esprimersi anche come polistrumentista (Rundgren), la notevole prolificità nello scrivere innumerevoli partiture sempre sorprendenti e di alto livello (Zappa); poi, certo, emergono le ovvie differenze tra musicisti appartenenti a epoche differenti e dunque figli di un tempo totalmente distante.

Si potrebbe forse azzardare un parallelo pure con un artista contemporaneo e cioè Arjen Anthony Lucassen ma a mio parere lo trovo fuorviante in quanto questi è molto più concentrato e indirizzato verso certo tipo di suono; Devin ama spaziare con più decisione tra più generi come ha sempre dimostrato. Ad ogni buon conto ricordo che sull’ ottimo The Human Equation (Ayreon) compariva pure Townsend in tre brani dei quali aveva scritto anche i testi e dunque il contatto è avvenuto.

Sono partito da queste premesse per cercare di inquadrare al meglio (e non è facile) la produzione musicale di Townsend che tra album in studio, live, progetti paralleli, e lavoro di produzione (Soilwork, Lamb Of God tra gli altri) è davvero tendente all’infinito.

Artista amante del più vero crossover sonoro, ha attraversato e attraversa tuttora generi diversi per cercare di placare la sua “bulimia” musicale, cercando anche di creare realtà alternative e parallele all’interno della propria discografia, così da diversificare il lavoro a nome Devin Townsend Band o Strapping Young Lad da quello riferito a Devin Townsend Project.

Proprio quest’ultimo giunge al quinto episodio della serie, intitolato Epicloud, che vede tra l’altro l’attiva partecipazione al microfono (si tratta di un ritorno) di Anneke Van Gierbergen. Tredici brani, due dei quali sono una breve intro ed un interludio, in cui il chitarrista (tastierista, cantante e produttore) da libero sfogo alla propria creatività, fantasia e tecnica, assecondato alla perfezione da quell’autentico martello alle pelli che è Ryan Van Poederooyen; Brian Waddell (basso) e Dave Young (chitarra) completano l’ossatura di una band a dir poco proteiforme.

Più che un album è realmente un contenitore di idee, ben amalgamate tra loro, elaborate e sviscerate da Townsend alla sua maniera, con il consueto impeto ed entusiasmo; si passa indifferentemente dall’ heavy metal al progressive, dall’ hard rock a qualche fugace e pazza incursione nel pop melodico. Nella sua instancabile opera musicale Devin ha pensato bene di rieditare Kingdom, brano contenuto nel suo album del 2000, Physicist, perchè poco soddisfatto dell’originale mood del brano.

Si tratta dunque di un percorso immaginifico attraverso territori sonori diversi tra loro: l’epica e di ampio respiro True North da il via a questo schizofrenico viaggio con i suoi innumerevoli stacchi e cambi di tempo ed un cantato tra Townsend e la Van Giersbergen quasi divergente, poggiante su piani e livelli distinti. A seguire, in coppia, quasi una mini opera rock: Lucky Animals e Liberation, tipico esempio di metal orchestrale, ricco di cori potenti nel repertorio del musicista. La prima delle due è quella che a mio parere risulta meno convincente.

Where We Belong è una splendida ballad, ricca di effetti vocali per la parte di Devin il quale viene supportato alla perfezione dal controcanto di Anneke; credo di poterla definire una piccola gemma musicale. Struttura sonora ricca e curata, mai banale, musicalità di alto livello.

Digressione pop rock con Save Our Now che a dispetto della semplicità di costruzione regala un bel duetto vocale tra i due; atmosfera di nuovo epica ed immediata che nasconde però una moltitudine di spunti sonori.

Kingdom, citata in precedenza, è qui ri-eseguita in forma molto più tirata e pesante, una scheggia impazzita di extreme metal con un drumming forsennato, nell’interpretazione tutta personale ed aggressiva di Townsend, mai dimentica di venature power e symphonic.

Divine rimane uno degli episodi più dolci e malinconici del disco, arpeggi di chitarra acustica accompagnano la voce di Townsend in un’ atmosfera trasognata.

La voce di Anneke introduce morbidamente Grace; il brano rapidamente muta coordinate per tornare su quel filone “da leggenda” caro al chitarrista. Nuovamente i cori assumono gran rilevanza all’interno del pezzo, in un crescendo che sembra non avere fine.

Partenza razzo per Morel, un salto verso lidi metal piuttosto pesanti e tirati, con riff cupi delle chitarre a delineare la struttura del pezzo. Ritmica serrata e martellante con spazi al microfono divisi tra le due voci protagoniste nell’infuriare della battaglia sonora circostante. Grande impatto.

Oltrepassato il breve ma prezioso intermezzo di Lessons arriva Hold On, sulle note liquide di chitarra e tastiere; il canto di Townsend si dilata e si espande di nuovo in modo rapsodico e con esso l’impianto sonoro. Puntuali ed efficaci i cori della Van Giersbergen.

Infine Angel, altro bel passaggio dal quale si sprigiona la forza e la magniloquenza musicale di Devin Townsend; da applausi le parti cantate, gospel a tutti gli effetti per un finale da brividi.

Epicloud è un album particolare perchè forse è meno sbalorditivo di altri, contiene meno effetti speciali o colpi inaspettati ma a mio avviso gira che è un piacere. La presenza vocale Di Anneke Van Giersbergen si sposa perfettamente con la musica, probabilmente anche meglio che in passato e rimane una presenza efficace ed equilibrata; musicalmente i toni sono meno estremi che in precedenti occasioni ma in questo caso viene rispecchiata appieno l’intenzione del musicista. Da ascoltare, senza dubbio.

Max

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