E’ bene chiarire subito che tutti coloro i quali hanno in mente ancora la carica residua di Big Whiskey and the GrooGrux King (2009) e più ancora dei precedenti rischieranno di rimanere sconcertati dall’ultima uscita della DMB; il nuovo album, Away From the World è fortemente diverso nel suo spirito, un disco che in definitiva parla ancora di amore e qualche disillusione ma scritto da un Dave Matthews cresciuto e maturato a livello personale, molto dedito alla famiglia e a tutte le attenzioni che essa richiede. Fatalmente così quell’ energia infinita presente nei primi Cd è andata calando, disperdendosi gradualmente per lasciare posto ad altre sensazioni ed emozioni. La musica presentata in questa occasione dalla Dave Matthews Band risulta un pò pallida se paragonata ad alcuni titoli del passato e a mio avviso, sorprendentemente, risente poco della mano di Steve Lillywhite, il grande produttore inglese tornato a collaborare con il gruppo dopo che ne aveva curato i primi tre album; è una mano “pesante” nel senso che si fa sentire, sicuramente è un personaggio che di solito ama metterci del suo in cabina di regia ma probabilmente  in questo caso qualcosa non ha funzionato a dovere. 

In questo frangente infatti, complice evidentemente un diverso “sentiment” dei musicisti, il suono per lunghi tratti si allontana dal caratteristico “alternative rock” per virare quasi verso un pop-rock patinato e di gusto che però tradisce in parte le abituali direttrici le quali, non a caso, hanno portato la band ad incidere una quantità impressionante di album live.

Away From the World (verso contenuto in un brano) è l’ottavo titolo in studio pubblicato dalla DMB che schiera da sempre gli immarcescibili Carter Beauford (batteria), Stefan Lessard (basso) oltreché il band-leader, il quasi sempre presente Boyd Tinsley al violino, Rashawn Ross alla tromba e gli “ultimi” arrivati Jeff Coffin al sax e Tim Reynolds alla chitarra: la stessa line up di tre anni fa ove si eccettui purtroppo la scomparsa del talentuoso LeRoi Moore.

Va segnalata anche la presenza di Roger Smith (Tower of Power), organo Hammond su due brani.

Registrato a Seattle, vede già due singoli estratti che sono in ordine temporale Mercy If Only; la prima è una ballad mid-tempo nella quale la voce di Matthews, che ricorda talvolta quella di Sting, è padrona della scena su di una struttura abbastanza semplice ma ben rifinita dal sax di Coffin.  La seconda è probabilmente uno dei brani più pregnanti e suggestivi del disco, molto…Dave Matthews; notevole pulizia e bilanciamento dei suoni fanno da contorno ad un pezzo che dell’atmosfera e dell’emozionalità trasmessa dal cantato del chitarrista fa i propri punti di forza. Bello e nitido l’inciso di chitarra.

Quanto al resto, si va dalla “stinghiana” Broken Things, punteggiata da tromba e violino, all’ottimo funky ricco di groove e fiati di Belly Belly Nice.

Gaucho procede lenta col suo mood vagamente sospeso, senza soluzione; Sweet d’altro canto si snoda stancamente, priva di un colpo d’ala pur se l’interpretazione canora di Matthews pare molto sentita.

The Riff si muove non lontano da queste orme salvo prendere vita nella seconda parte, grazie anche ad una maggior presenza di basso e batteria prima e di chitarra poi; Belly Full è un breve intermezzo che vede protagonista la voce di Dave e la sua chitarra acustica.

Rooftop restituisce finalmente quel sound a cui la DMB ci aveva abituato; di nuovo emerge quell’energia e quella forza d’insieme che la band sin qui sembrava avere smarrito.

Un movimento “ciondolante”, quasi dolente, è quello che accompagna Snow Outside, altro passaggio che istintivamente mi ricorda vagamente il “pungiglione”.

Il plot viene completato da Drunken Soldier, traccia piuttosto lunga (quasi 10 minuti) nella quale, complice un arrangiamento più composito, si ritrovano maggiormente gli stilemi cari alla band della Virginia. Anche il timbro di Matthews si fa più deciso ed audace, recuperando grinta. Molto bella la parte in sottofondo del sax che guida la ritmica, sfumando progressivamente.

Personalmente trovo Away From the World un disco un pò piatto e privo di mordente, anche se ha con sé momenti godibili; quel che è certo è che il mood è decisamente diverso e dunque bisognerà vedere se questo salto potrà essere apprezzato e condiviso. Sinora i risultati avevano dato ragione a Dave Matthews.

Max

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...