Saluto sempre con grande piacere queste nuove uscite perché otre che a trattarsi di bella musica sono anche a nome di un gruppo italiano; ciò mi regala ancor più soddisfazione e mi viene da aggiungere: finalmente ! C’ è  voluta un’attesa di ben sette lunghi anni, quelli trascorsi da Licanthrope (2005), per ascoltare la terza uscita della band reggiana ma credo ne sia valsa la pena.

Nel frattempo sono accadute diverse cose, tra le quali le più significative vedono l’abbandono del grande Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, PFM) e di Riccardo Sgavetti (basso). Al loro posto un nome noto, una “voice” di tutto rispetto nonchè bassista, sto parlando di quel Roberto Tiranti già con i Labyrinth ed i New Trolls e che può vantare collaborazioni importanti ( Ian PaiceGlenn Hughes Ken Hensley per l’ultimo album dell ‘ex Uriah Heep uscito poco tempo fa).

Sin qui una produzione limitata e molto curata, davvero “distillata”, ha contraddistinto la breve ma sostanziosa discografia del progetto del batterista Gigi  Cavalli Cocchi Microsolco, titolo dell’ultimo disco, ne è una degna continuazione; musica di qualità, un new prog fedele ai canoni del genere ma non dimentico di attualizzazione dei suoni e, come vedremo, dei contenuti.

Oltre ai due chitarristi Mirco Consolini Nicola Milazzo va segnalato l’arrivo alle tastiere di un altro musicista importante, Cristiano Roversi (Moongarden), che a mio parere ha contribuito in maniera significativa alla costruzione dell’album.

Dunque un assetto largamente e qualitativamente rinnovato che ha concepito un lavoro davvero degno di nota; fin troppo breve, circa 45 minuti per sette tracce stimolanti e ben suonate, che fanno della ricercatezza e dell’emozionalità i loro cavalli di battaglia.

Tema centrale del “concept” è la constatazione della frenesia del tempo che stiamo vivendo e dei danni che ciò produce; di qui l’auspicio, quasi un’ invocazione, di tornare ad una dimensione più vivibile, più umana; splendida l’immagine di copertina.

Sono proprio il basso e poi la voce di Tiranti ad aprire con Easy Empire; ritmi sincopati si fondono a stacchi e a variazioni dettate ora dalle chitarre, ora dalle tastiere di Roversi ben presenti. Esordio molto ritmato e forse più “duro” che in passato con un epilogo sinfonico.

Gods of the XXI Century è sicuramente uno dei migliori passaggi del disco; arpeggi di chitarra acustica ed un soave arazzo di tastiere accompagnano la voce del cantante sino all’esplosione, guidata dalle keyboards. C’è tanto del passato in questo pezzo; PFM, Genesis ma c’è anche molto dei Mangala Vallis che riescono a rendere ancora pregnante un’atmosfera ed un quadro che altrimenti potrebbero suonare datati. Grandissimi di nuovo gli interventi di Roversi e un plauso va anche agli inserti di chitarra. Da gustare.

Le note di un organo, seguite da un duro riff di chitarra, introducono Plastic Paradise, brano dall’andamento molto “aperto” e trascinante. La sezione ritmica si fa incalzante e metronomica mentre la sei corde parte per un solo breve ma fulminante.

Si continua alla grande con Welcome to the New World nella quale ancora una volta le tastiere si ergono protagoniste; drumming asciutto e sferzante di Cavalli Cocchi sino al break imposto dalle note di una chitarra acustica e dalla voce di Tiranti. Il brano è un vero otto volante, fatto di picchi e precipizi, con un andamento irregolare ed imprevedibile. I due minuti finali potrebbero essere quelli di una prog-suite, con echi vocali di stampo floydiano.

Forti e nette linee di basso declinano Microsolco, la title track, doppiate da un ottimo lavoro delle tastiere prima e da arpeggi di chitarra in seconda battuta. Il timbro di Tiranti si fa sempre più netto e dominante mentre il mood si fa sempre più intenso. Squarci quasi “metal” della chitarra illuminano la scena mentre le tastiere proseguono un sound ostinato.

21/12/12 è dunque il chiaro riferimento alla profezia sulla fine del mondo, o meglio, del mondo come noi lo intendiamo e viviamo sino ad oggi. Un “giro” musicale di matrice quasi popolare costituisce la base del pezzo, sul quale si vanno ad innestare numerose variazioni.  Traccia interessante seppur non molto immediata, solo apparentemente facile; a mio parere richiede un ascolto piuttosto attento perché colma di sfumature che possono sfuggire.

L’epica e agognata Terranova giunge a terminare l’album; piano e tastiere fiabesche accompagnano la voce del singer per poi lasciare spazio ad una chitarra acustica. Sensazioni quasi cinematografiche scaturiscono, come immagini, dall’ascolto del brano; finale rapsodico, quasi leggendario per un disco che concilierà con la musica non solo gli appassionati di progressive.

Una pausa così lunga è stata però premiata, Microsolco è un album che si divora tutto di un fiato e che in definitiva mette in evidenza il talento e la classe di musicisti italiani,  per giunta su etichetta italiana (Ma.Ra.Cash Records).

Max

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