Dokken Broken Bones 2012

Pubblicato: settembre 23, 2012 in Recensioni Uscite 2012
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Credo che probabilmente il 2012 potrà essere ricordato come l’anno dei ritorni, quando largamente annunciati e quando, come nel caso dei Dokken, un pò a sorpresa. Erano trascorsi già 4 anni da Lightning Strikes Again, album che di per sé segnava un comeback sulla scena da parte della band losangelina; anni di possibile rinascita, dovuta al buon riscontro avuto da Lightning e ad una fitta serie di esibizioni live, che hanno visto tra l’altro continuare l’avvicendamento nel ruolo di bassista all’interno del gruppo di Don Dokken.

A beneficio di chi non li conoscesse a sufficienza, magari per questioni anagrafiche, ricordo che i Dokken furono tra le prime band a contribuire all’esplosione definitiva dell’ heavy metal negli anni ’80, co-protagonisti della  New Wave of Heavy Metal Invasion inglese; autori di album importanti, vere e proprie pietre miliari del genere, quali Tooth and Nail (1984), Under Lock and Key (1985) e Back For the Attack (1987) che valsero loro, tra l’altro, milioni di copie vendute e la possibilità di suonare con alcuni dei più grandi gruppi dell’arena metal.

Di quel quartetto iniziale tutto ruota ancora intorno ai due pilastri originari e cioè Don Dokken (voce) e Mick Brown (batteria e cori); quasi da dieci anni ormai Jon Levin occupa il ruolo di chitarrista mentre al basso troviamo l’ultimo arrivato, l’ex Quiet Riot  Sean McNabb.

Broken Bones, titolo dell’ undicesimo album dei Dokken, esce per Frontier Records, prodotto da Don Dokken; vede il lavoro di missaggio curato da Bob St. John e Wyn Davis che hanno entrambi palmares di tutto rispetto. Undici brani che ribadiscono la propensione del combo verso melodie e riff molto diretti, miscelando le sonorità hard con quelle heavy e sebbene nei decenni di acqua sotto i ponti ne sia passata tanta, il loro sound,pur modificato, cattura.

Detto questo sono diversi i pezzi forti del Cd: dall’ opening Empire, già uscita su singolo, che regala ancora un forte impatto da parte del gruppo grazie anche ad un gran lavoro della chitarra di Levin alla conclusiva e martellante Tonight: riff massicci, ottimo e potente lavoro del duo alla ritmica mentre la parte vocale “pende” nel refrain verso l’ A.O.R. (mi ricorda un pò gli Asia).

Nel mezzo tante buone cose: Blind con un Jon Levin in versione Eddie Van HalenVictim of the Crime dall’andamento quasi oscuro, “vagamente” zeppeliniano; ed ancora, Burning Tears cadenzata e rotonda ed inframezzata da un bel solo del chitarrista.

Today è uno dei brani più melodici ed è sicuramente anche uno di quelli più distanti dal sound canonico dei Dokken; una ballad che sottolinea la buona qualità di interprete del singer, corroborata da un arrangiamento pulito e ricco di spunti.

Fade Away riconduce le sonorità verso un ambito sospeso tra l’hard rock e l’A.O.R. per un brano mid-tempo lacerato talvolta dagli innesti “cattivissimi” della chitarra. Ho come l’impressione che la voce di Dokken, a tratti, ricordi alla lontana quella di John Wetton.

Non è finita : la breve Waterfall, un pò leggera nonostante il consueto solo, la title track (ritmica potente e guitar-hero sugli scudi), Best of Me (troppo prevedibile nei cori e nel ritornello)  e For the Last Time, dal riff heavy e comunque di nuovo con un tempo a mezza strada, a intermittenza. Queste quattro tracce sono quelle che forse trovo un pò più scariche ma nel complesso sono più che accettabili.

Nell’ascoltare Broken Bones rinnovo dunque la “solita” raccomandazione e cioè quella di provare a togliersi dalla mente i suoni e l’impeto degli anni ’80 perché oggi gli interpreti, due in particolare, hanno quasi trent’anni in più !

Con ogni probabilità le corde vocali di Don non rispondono più alle sollecitazioni come un tempo ma l’aspetto principale di questo disco sta in una ritrovata vitalità, né va dimenticata la voglia di tentare variazioni che esulino dal canovaccio più prevedibile. Una buona prova dunque, da salutare con rispetto e piacere per una band da sempre tutta cuore.

Max

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